✕

Derubati e spiati, maledetti telefoni

Il ministro della Difesa Guido Crosetto e la premier Giorgia Meloni 

Ascolta l'audio

Dalla truffa del finto Crosetto al caso Paragon, in questo mondo di ladri manca chiaramente una cabina di regia
4 minuti di lettura

Ministro c’è al telefono il dottor Fanfaruglia, glielo passo? Chi? Fanfaruglia, un imprenditore suo concittadino, dice che eravate a scuola insieme. Chiede se il bonifico è arrivato. Quale bonifico? Quello per il riscatto. Che riscatto? Non lo so ministro, dice che le ha bonificato un milione di euro, chiede se lo ha ricevuto. Glielo passo?

No perché bisogna anche immaginarsele, le conversazioni fra “lo staff del ministro”, poniamo l’affidabile assistente personale, quello che sa tutto di te e può chiamarti a qualsiasi ora, e il ministro medesimo. In questo caso l’imponente e niente affatto ingenuo Guido Crosetto, titolare della Difesa nazionale. Le persone — anche nei ministeri — si parlano come tutti. Non può essere stato tanto diverso da questo, il dialogo. Glielo passo? Passamelo.

In questo mondo di ladri, truffati e spiati, manca chiaramente una cabina di regia. Un coordinamento, un ufficio apposito che si incarichi di incrociare i dati e spiare i truffatori, truffare gli sp…

Ministro c’è al telefono il dottor Fanfaruglia, glielo passo? Chi? Fanfaruglia, un imprenditore suo concittadino, dice che eravate a scuola insieme. Chiede se il bonifico è arrivato. Quale bonifico? Quello per il riscatto. Che riscatto? Non lo so ministro, dice che le ha bonificato un milione di euro, chiede se lo ha ricevuto. Glielo passo?

No perché bisogna anche immaginarsele, le conversazioni fra “lo staff del ministro”, poniamo l’affidabile assistente personale, quello che sa tutto di te e può chiamarti a qualsiasi ora, e il ministro medesimo. In questo caso l’imponente e niente affatto ingenuo Guido Crosetto, titolare della Difesa nazionale. Le persone — anche nei ministeri — si parlano come tutti. Non può essere stato tanto diverso da questo, il dialogo. Glielo passo? Passamelo.

In questo mondo di ladri, truffati e spiati, manca chiaramente una cabina di regia. Un coordinamento, un ufficio apposito che si incarichi di incrociare i dati e spiare i truffatori, truffare gli spioni, rubare ai ladri, spedire un alert ai derubati. Un software a fin di bene. Perché ci sarà, ci deve essere un software seppur non israeliano, mettiamo un software svizzero, neutrale, capace di razionalizzare il caos in fogli excel e riordinarlo. C’è di tutto, ci sarà anche questo.

La notizia delle truffe agli imprenditori amici (o aspiranti amici) di Crosetto era l’altro giorno impaginata insieme a quella sugli spiati dal dispositivo Graphite, una tecnologia militare a disposizione (anche) del nostro governo, usata qui per controllare non mafiosi e terroristi come da contratto, lo vedremo fra un momento, ma giornalisti, attivisti e pacifisti.

Era la pagina “spiati e truffati”, chiamiamola così. Una trama che sarebbe respinta da un produttore di serie tv per difetto di credibilità: non ci può stare, non è verosimile, gli sceneggiatori semplifichino e tornino con un soggetto accettabile. Invece, è la realtà.

Partiamo dalle truffe. Io per questo signore di cui i carabinieri “tutelano l’identità”, forse per difenderlo dalla furia della sua famiglia, quello che ha versato un milione di euro su un conto di Hong Kong che credeva fosse di Crosetto, provo un irragionevole istinto di protezione. Per lui e per i tanti (nomi anche altisonanti, capitani d’impresa) che come lui per importi minori hanno fatto lo stesso. Massimo Moratti, contattato dai truffatori insieme (sembra, le verifiche sono in corso) a Giorgio Armani, Tronchetti Provera, Bertelli, Beretta, Caltagirone e chissà quanti, ha detto che può capitare. “Succede a tutti”, ha detto.

È vero. È successo anche a mia madre. L’hanno chiamata e le hanno detto sua figlia ha perso il telefono, presto, ha bisogno di soldi, li versi qui. Ha bonificato duecento euro, ancora non se ne fa una ragione. Dice sono diventata scema, non sono più buona a nulla e noi tutti a consolarla: tranquilla, mamma, succede però non farlo più. Tu chiamaci prima per sapere se è tutto ok, così abbiamo risolto.

La mia banca online quando faccio un bonifico mi ferma con una finestra che devo cliccare per continuare, una schermata che dice: attenzione, se i soldi ti sono stati chiesti via telefono potrebbe essere una truffa. Non ce l’hanno, gli imprenditori amici di Crosetto, questo elementare servizio? Ma no, certo. Un milione di euro — forse anche cinquecentomila, centomila, non so, non sono pratica di questi volumi — non si bonifica online. Eccede la disponibilità giornaliera, suppongo. Bisogna chiamare il proprio gestore personale, una persona fisica, che faccia l’operazione. Immagino, immagino.

Ma anche a non avere un personal banker, direbbero loro, affidabile: non la vedono la tv del pomeriggio? Non vedono che i palinsesti sono costruiti solo sulle truffe? Sentimentali, economiche. Bitcoin, San Marino. Anziani depredati di continuo da gente che chiama per dire svelti, è questione di vita o di morte. Eppure non sono anziani fragili, gli imprenditori amici (o aspiranti amici) di Crosetto.

La trama, però. Se non la sapete ancora, ecco la trama. Tu sei un fabbricante di componenti per carri armati, poniamo. Ti arriva una telefonata in cui la voce del ministro, ricostruita con l’intelligenza artificiale, ti chiede una gentilezza: abbiamo un ostaggio da riscattare, un giornalista italiano prigioniero (il caso di Cecilia Sala è ancora in memoria breve) ma non possiamo pagare dai conti del governo, è operazione riservata. Anticipami per favore una somma, quello che puoi, su questo conto di Hong Kong poi te li restituisco attraverso la Banca d’Italia.

Ben pensato, no? Se non che uno di questi, o più d’uno, è davvero amico di Crosetto, lo chiama, gli dice scusa perché il tuo staff contatta il mio, non mi puoi chiamare direttamente tu per una questione così delicata?, ed ecco che viene il sospetto. Come diciamo noi figli a mia madre: nel dubbio, telefonami. Anche voi. Prima di bonificare, fate uno squillo.

Ma andiamo all’altra notizia, nella stessa pagina, quella del software che spia le persone “pericolose per la sicurezza nazionale”. Questo software è prodotto da un’azienda, Paragon, di recente acquisita da un fondo americano e fondata nel 2019 da imprenditori israeliani, tra cui — riferisco — un ex primo ministro, Ehud Barak e vari altri tizi detentori di importanti numeri in agenda.

Vendono difatti ai governi, in questo caso a trentacinque “governi democratici” tra cui l’Italia. Siccome è una tecnologia militare, altamente invasiva, la condizione dell’accordo “democratico” è che sia usata appunto solo per soggetti pericolosi. Potenziali terroristi, stragisti, criminali semplici o organizzati in mafie.

Ora però. Tra gli spiati, in Italia, troviamo giornalisti invisi al governo (Francesco Cancellato, direttore di Fanpage), attivisti (Luca Casarini, fondatore della ong Mediterranea Saving Humans), un armatore di navi che riscattano migranti in pericolo di morte, un blogger che denuncia e critica i rapporti dell’Italia con la Libia. Ops. Nessun emissario di Giovanni Brusca. Nessun possibile attentatore di matrice terroristica.

Come può essere successo, questo disdicevole disguido? La magistratura. È stata lei. Perché sì, residuali ostinati amici democratici: noi, il governo, abbiamo comprato questo software ma non lo stavamo mica usando a fini propri, politici. Anzi, ce ne eravamo persino dimenticati.

Lo avevamo però dato in uso a certe procure, cercate lì. O forse fra qualche mela marcia dei servizi: c’è un moltiplicarsi di mele muffite, avete notato? Ma no, non lo avevamo dato agli amici di Crosetto. Almeno questo è un sollievo. Non lo diamo in giro a chiunque.

Siamo a posto? Avete finito con le domande? Perché qui, a palazzo Chigi, abbiamo parecchio lavoro da fare e siamo molto pazienti, siamo supertolleranti ma francamente: ci state disturbando.

Leggi i commenti