Putin e il remake della guerra
di Elena KostioukovitchDopo la “storica” conversazione telefonica tra Trump e Putin del 12 febbraio, conclusasi con la promessa da parte di entrambi di «visitare i rispettivi Paesi», mi si è immediatamente prospettato davanti agli occhi un quadro (non del tutto surreale) del prossimo futuro.
Sul Mausoleo, nella Piazza Rossa, il giorno della solenne parata del 9 maggio — 80° anniversario della firma della resa della Germania nazista all’Armata Rossa — vedremo un Trump trionfante accanto a Putin e al sovrano cinese Xi Jinping.
Sarà la foto cosplay più epica dell’incontro di Jalta del 9-12 febbraio 1945. Churchill, Roosevelt, Stalin. Qualcuno di noi giornalisti ha notato l’esatta coincidenza delle date? Ecco un’altra manifestazione dell’inclinazione di Putin per la magia dei numeri.
A Jalta il mondo fu diviso tra le tre superpotenze. E anche oggi il coltello sarà affondato nella torta succulenta chiamata Europa. Il suo bordo già morso, l’Ucraina, cadrà senza dubbio nella bocca di chi ha iniziato a mast…
Dopo la “storica” conversazione telefonica tra Trump e Putin del 12 febbraio, conclusasi con la promessa da parte di entrambi di «visitare i rispettivi Paesi», mi si è immediatamente prospettato davanti agli occhi un quadro (non del tutto surreale) del prossimo futuro.
Sul Mausoleo, nella Piazza Rossa, il giorno della solenne parata del 9 maggio — 80° anniversario della firma della resa della Germania nazista all’Armata Rossa — vedremo un Trump trionfante accanto a Putin e al sovrano cinese Xi Jinping.
Sarà la foto cosplay più epica dell’incontro di Jalta del 9-12 febbraio 1945. Churchill, Roosevelt, Stalin. Qualcuno di noi giornalisti ha notato l’esatta coincidenza delle date? Ecco un’altra manifestazione dell’inclinazione di Putin per la magia dei numeri.
A Jalta il mondo fu diviso tra le tre superpotenze. E anche oggi il coltello sarà affondato nella torta succulenta chiamata Europa. Il suo bordo già morso, l’Ucraina, cadrà senza dubbio nella bocca di chi ha iniziato a masticarlo tre anni fa.
Fatalmente l’accordo di Jalta del 1945 segnò l’inizio non di una pace solare e allegra, ma della guerra fredda. Il ricostruttore russo se lo ricorda, ovviamente. Allo stesso modo nei nostri tempi la rievocazione di una guerra rovente finirà con un’ostilità agghiacciante.
Chi si aspettava, mi chiedo, che la Seconda guerra mondiale si sarebbe ripetuta nel 2022 da parte dell’esercito russo di Putin? Dopotutto i fatti di Bakhmut, Avdiyvka e Marynka sembrano essere veramente una rievocazione teatrale dell’attraversamento del Dnipro nel 1943. Lo stesso atteggiamento nei confronti dei soldati, o per meglio dire dei civili non addestrati, gettati improvvisamente nel vivo della battaglia, destinati a diventare carne da cannone.
Di nuovo innumerevoli cadaveri senza nome giacciono nei campi e vengono mangiati dagli animali, oppure finiscono nelle acque del Dnipro, dove la corrente vertiginosa porta le vittime lontano, per non essere mai trovati o riconosciuti. La disumanità del comando nei confronti dei propri soldati, nella nostra epoca, è la stessa che si riscontrava durante la guerra contro Hitler.
C’è un’altra caratteristica che accomuna la guerra odierna a quella di ottant’anni fa. Si tratta dell’uso di “materiale sacrificabile”, “uomini di seconda classe” nelle truppe. Servono per attirare il fuoco del nemico, per costringere il nemico a consumare proiettili. Infliggono danni al nemico obbligandolo a ucciderli fino all’esaurimento.
In questa guerra di apparenze, uno degli strumenti più utilizzati è rappresentato dalle rievocazioni e i cosplay dei momenti storici considerati dal regime di Putin “ideologicamente validi”. I metodi che usa oggi la Russia di Putin sono, in termini propagandistici, una riproposizione di scene ed episodi della guerra del 1941-1945 in una specie di un macabro remake.
Putin già da tempo ha cominciato ad accennare nei suoi discorsi che vorrebbe apparire come il redivivo San Vladimir, o il nuovo Ivan il Terribile, o il nuovo Pietro il Grande, o il nuovo Stalin.
La Russia sta orchestrando una guerra in gran parte fantasiosa, teatrale, non fondata sui calcoli strategici. È come se il suo movente principale fosse l’impatto emotivo. Si stanno formando dei reparti retrò: manca l’equipaggiamento adeguato, mancano le armi moderne, ma “è così che hanno combattuto i nostri nonni”.
Per quanto possano apparire grotteschi e tragicomici, questi atteggiamenti non vanno presi alla leggera. I regimi dittatoriali si sono spesso serviti dei cosplay. Per la dittatura della Russia di oggi questo espediente rappresenta qualcosa di basilare. Dappertutto si tengono rievocazioni di battaglie della Seconda guerra mondiale e marce in onore degli antenati uccisi in guerra, con i loro ritratti portati in processione come se fossero icone.
L’invasione dell’Ucraina può quindi apparire ai russi non solo giustificata, ma più simile a una ricostruzione nostalgica che a una guerra reale. Una messa in scena quasi teatrale, quasi divertente. È questo il gran segreto delle rievocazioni storiche: anche se ti trovi nella pelle di un cattivo Erode, in fondo non provi assolutamente alcun rimorso.