Tre volte nella storia della Repubblica federale tedesca le decisioni strategiche dei cancellieri hanno fatto da apripista a un futuro migliore per l’Europa. Oggi non solo si presenta l’opportunità, ma c’è urgente bisogno di un quarto momento di portata storica.
Se il nuovo governo di coalizione guidato da Friedrich Merz saprà cogliere l’occasione offerta da questa crisi, sia la Germania che l’Europa avanzeranno. Se non ci riuscirà, alla fine degli anni 2020 entrambe potrebbero regredire in modo più rapido e drammatico di quanto la maggior parte di noi avrebbe mai potuto immaginare nei suoi peggiori incubi anche solo poche settimane fa.
La grande differenza rispetto ai tre momenti chiave del passato è la seguente: nel 1949, 1969 e 1989 la politica della Repubblica federale era fondamentalmente allineata con quella degli Stati Uniti. Questa volta la Germania deve costruire un’Europa più forte, libera, democratica e solidale con l’Ucraina, contro l’attuale politica degli Stati Un…
Tre volte nella storia della Repubblica federale tedesca le decisioni strategiche dei cancellieri hanno fatto da apripista a un futuro migliore per l’Europa. Oggi non solo si presenta l’opportunità, ma c’è urgente bisogno di un quarto momento di portata storica.
Se il nuovo governo di coalizione guidato da Friedrich Merz saprà cogliere l’occasione offerta da questa crisi, sia la Germania che l’Europa avanzeranno. Se non ci riuscirà, alla fine degli anni 2020 entrambe potrebbero regredire in modo più rapido e drammatico di quanto la maggior parte di noi avrebbe mai potuto immaginare nei suoi peggiori incubi anche solo poche settimane fa.
La grande differenza rispetto ai tre momenti chiave del passato è la seguente: nel 1949, 1969 e 1989 la politica della Repubblica federale era fondamentalmente allineata con quella degli Stati Uniti. Questa volta la Germania deve costruire un’Europa più forte, libera, democratica e solidale con l’Ucraina, contro l’attuale politica degli Stati Uniti.
Il momento più sconcertante della serata elettorale di domenica 23 febbraio è stato quando Merz, atlantista da sempre, ha affermato che l’Europa deve rendersi davvero indipendente dagli Usa. (A paragone dell’ossequiosità quasi britannica mostrata da Emmanuel Macron alla Casa Bianca il giorno successivo, il futuro cancelliere tedesco suona quasi più gollista del presidente francese).
La scelta del 1949 di Konrad Adenauer, grande cancelliere fondatore della Repubblica federale, di inserire stabilmente la metà occidentale del suo Paese diviso nel nascente Occidente geopolitico transatlantico e in seno a un’Europa più integrata, era in sintonia con l’orientamento post-1945, da Guerra fredda, sia degli Stati Uniti che dei principali partner europei del nuovo Stato, Francia e Regno Unito.
L’apertura all’Est di Willy Brandt nel 1969, la sua Ostpolitik, combaciava con le politiche di distensione portate avanti da Washington, Parigi e Londra.
La determinazione del cancelliere Helmut Kohl nel 1989 di integrare la riunificazione tedesca negli ulteriori passi verso l’unificazione europea, compresa la moneta unica, fu accolta con favore dagli Stati Uniti e aprì la porta all’accettazione francese dell’unità tedesca.
In tutti e tre i casi alcune capitali occidentali avanzarono forti riserve — la più miope fu l’opposizione di Margaret Thatcher alla riunificazione tedesca — ma sotto l’ampio profilo storico le scelte strategiche della Germania erano allineate con quelle dell’Occidente geopolitico a guida statunitense.
Oggi non più. Finché Trump sarà alla Casa Bianca non esisterà l’Occidente come attore geopolitico unico. Lunedì 24 febbraio, nel terzo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, abbiamo assistito allo spettacolo scandaloso degli Stati Uniti che hanno votato con la Russia contro una risoluzione Onu britannico-europea a sostegno dell’Ucraina.
L’America si è ora unita alle grandi e medie potenze transazionali dei Brics nell’attacco a ciò che resta dell’ordine internazionale liberale da essa stessa costruito. L’esperto di relazioni internazionali John Ikenberry ha definito gli Stati Uniti un leviatano liberale. Oggi quel leviatano liberale è diventato un elefante criminale.
La libera Europa che abbiamo costruito a partire dal 1949 è dunque sotto attacco, sia dall’interno che dall’esterno, e le due diverse minacce sono tra loro interconnesse. Ovunque guadagna terreno un’Europa populista, nazionalista e antiliberale.
La candidata cancelliera dell’Afd, Alice Weidel, non ha sbagliato, dal suo punto di vista, a descrivere il risultato elettorale del suo partito — che ha conquistato un quinto dei voti complessivi, ha trionfato nell’Est ed è il secondo partito nel nuovo Bundestag — come un «successo storico». Incredibilmente ha goduto dell’appoggio di Washington.
L’invettiva del vicepresidente americano J. D. Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco è stata un comizio elettorale per l’Afd. La sera del 23 febbraio Merz è stato graffiante nell’osservare che le interferenze di Washington nella nostra politica democratica «non sono meno drammatiche di quelle di Mosca».
Dopo l’unificazione nel 1990 festeggiammo il fatto che la Germania fosse diventata un Paese europeo normale. Ora in un certo senso dobbiamo dolercene. Perché essere un Paese europeo normale significa essere un Paese in cui il centro liberale è agli sgoccioli.
Se non si attueranno i cambiamenti necessari a riconquistare gli elettori sottratti dagli estremismi populisti, Marine Le Pen diventerà presidente francese nel 2027, l’Afd vincerà le elezioni tedesche nel 2029 e il partito di Nigel Farage scavalcherà i conservatori britannici.
La buona notizia è che tutti i partiti liberal-democratici tradizionali, tedeschi ed europei, hanno sempre più consapevolezza del da farsi. L’Europa deve salvare l’Ucraina. Dobbiamo costruire rapidamente una difesa comune europea molto più forte, che includa il Regno Unito.
Tutti noi, ma soprattutto la Germania, dobbiamo recuperare il dinamismo economico senza invertire la transizione ecologica e affrontando i problemi posti dalla disuguaglianza socio-economica e geografica che hanno spinto gli elettori verso i populisti. Dobbiamo controllare la migrazione irregolare, ma anche garantire il successo dell’integrazione di un gran numero di immigrati, che è poi l’unico modo per affrontare la nostra grave sfida demografica.
Come riuscirci? Con quali fondi? Gli ostacoli interni alla Germania sono immensi. Un Paese famoso per i motori oggi è noto soprattutto per i freni — incluso il freno del debito presente nella Costituzione. È anche vero però che un cancelliere tedesco ha immense possibilità di guidare il Paese in una nuova direzione se, come Adenauer, Brandt e Kohl, possiede la volontà e la capacità di farlo.
Secondo tradizione i colloqui tra i cristiano-democratici e i socialdemocratici per formare la coalizione di governo dovrebbero sfociare in una serie di compromessi, in modo da garantire a ciascun partito fette di una torta grande e in crescita. Ma cosa succede se la torta si riduce e se si devono tagliare due grandi fette in più — maggiori investimenti nella difesa e nelle infrastrutture trascurate del Paese?
Ovviamente la Germania dovrà allentare il freno del debito, ma se questo vuol essere un momento di cambiamento strategico — una vera Zeitenwende — allora Merz dovrà seguire le orme dei suoi due grandi predecessori cristiano-democratici, Adenauer e Kohl, e compiere un ulteriore grande passo in direzione di un’Europa più forte.
Per quanto riguarda la sicurezza, l’industria della difesa, l’energia, la transizione ecologica e l’intelligenza artificiale, all’Europa serve peso per reggere il confronto in un mondo di giganti prepotenti. Le soluzioni non devono necessariamente implicare l’integrazione nel classico stile di Bruxelles, ma non possono nemmeno essere solo nazionali.
Il più grande freno tedesco è uno stato d’animo — una curiosa combinazione di un’eccessiva tranquillità e un eccessivo timore. Da amante delle parole composte della lingua tedesca, sono rimasto affascinato dal politologo Karl-Rudolf Korte che ha saputo cogliere questo aspetto definendo la Germania come Wolferwartungsland (un Paese in attesa del lupo).
Ma oggi i lupi sono già qui: due grandi alla porta, Putin e Trump, e uno più piccolo, l’Afd, che è già entrato nel pollaio. Per respingere quei lupi ai tedeschi serve una dote: il coraggio.
Ascoltino il loro poeta nazionale. “Se perderai anche tutti i tuoi beni non disperare: potranno essere ritrovati”, scrisse Goethe. “Se perderai l’onore non disperare: forse potrai ricostruirti una nuova fama. Ma se perderai il coraggio ogni via di ripresa ti sarà preclusa”.
(Traduzione di Emilia Benghi)