Trump, l’assalto ai diritti
di Arianna FarinelliCosa hanno in comune la fine delle politiche per l’inclusione di donne e minoranze nel mondo del lavoro e i licenziamenti di massa nella pubblica amministrazione? E che cosa unisce la revoca dei visti a professori e studenti con il totale disconoscimento da parte del governo americano delle decisioni dei giudici contrari ai suoi provvedimenti? Tutto questo ha un nome: assalto alla democrazia. Si dirà che io stia esagerando, ma non è così. Lo scivolamento verso l’autoritarismo è nei fatti.
Negli ultimi due mesi il governo americano ha messo all’indice parole come donna e femmina. Se oggi una ricercatrice universitaria scrivesse un progetto di ricerca utilizzando questi vocaboli probabilmente le verrebbero rifiutati i fondi federali di cui ha bisogno.
L’algoritmo del Doge di Elon Musk individuerebbe subito il progetto come potenzialmente legato alle politiche per la diversità, l’uguaglianza e l’inclusione e lo considererebbe immeritevole di essere finanziato. Lo stesso accadrebbe…
Cosa hanno in comune la fine delle politiche per l’inclusione di donne e minoranze nel mondo del lavoro e i licenziamenti di massa nella pubblica amministrazione? E che cosa unisce la revoca dei visti a professori e studenti con il totale disconoscimento da parte del governo americano delle decisioni dei giudici contrari ai suoi provvedimenti? Tutto questo ha un nome: assalto alla democrazia. Si dirà che io stia esagerando, ma non è così. Lo scivolamento verso l’autoritarismo è nei fatti.
Negli ultimi due mesi il governo americano ha messo all’indice parole come donna e femmina. Se oggi una ricercatrice universitaria scrivesse un progetto di ricerca utilizzando questi vocaboli probabilmente le verrebbero rifiutati i fondi federali di cui ha bisogno.
L’algoritmo del Doge di Elon Musk individuerebbe subito il progetto come potenzialmente legato alle politiche per la diversità, l’uguaglianza e l’inclusione e lo considererebbe immeritevole di essere finanziato. Lo stesso accadrebbe se includesse parole come genere, sesso, transgender, Lgbtq, disabile, ambiente e persino gravidanza e allattamento (queste ultime perché legate ai congedi parentali).
Appare evidente che in nome dell’efficientamento del governo si stanno smantellando diritti acquisiti da cinquant’anni. In nome della lotta al disavanzo di bilancio si chiudono agenzie per la protezione dei consumatori, si licenziano centinaia di migliaia di impiegati pubblici, si revocano fondi per centinaia di milioni a università e ospedali. L’università della Pennsylvania, per esempio, è stata minacciata di tagli milionari perché consente agli atleti transgender di competere nello sport.
Anche la libertà di parola, sancita dal primo emendamento della Costituzione americana, è a rischio. Con la scusa di combattere l’antisemitismo vengono arrestati studenti e revocate green card a coloro che lo scorso anno hanno preso parte alle proteste per la Palestina. Ma i fondi vengono cancellati anche a chi non ha mai protestato. Ho amiche scienziate che hanno perso finanziamenti per studiare il genoma umano. E amici ricercatori, che al ministero dell’Energia studiavano modi per intrappolare la CO2 nel sottosuolo, che sono stati licenziati in tronco.
Un’amica che lavora per una organizzazione non governativa e che si occupa di parità di genere e di disabilità mi racconta delle telefonate intimidatorie verso chi opera in questo settore. «Assumono ragazzini al Doge che sanno usare l’intelligenza artificiale per individuare tutti coloro con un permesso di lavoro in questo ambito e ti chiamano al numero privato per minacciare di toglierti il visto», mi dice.
«Della caccia alle streghe contro le persone che lavorano nei diritti umani non si parla ancora sui giornali americani. Già a gennaio abbiamo ricevuto una lettera dal governo che ci proibiva di implementare le politiche per la diversità, l’uguaglianza e l’inclusione. Ci siamo rifiutate di firmarla perché noi lavoriamo con persone con disabilità. Le aiutiamo a capire quali siano i loro diritti nel mondo del lavoro e nella comunità in cui vivono. Firmare quella lettera avrebbe significato tradire la nostra missione».
Molte persone hanno paura di parlare, paura di perdere il lavoro e di essere cacciate dal Paese. Io sono cittadina americana da 16 anni e rischio meno se racconto ciò che accade.
L’amministrazione Trump, a colpi di ordini esecutivi, sta facendo scivolare gli Stati Uniti verso l’autoritarismo. Lo scontro tra poteri dello Stato ormai è conclamato: il governo non riconosce l’autorità dei giudici che bloccano i suoi provvedimenti. Il potere esecutivo si ritiene superiore a quello giuridico e legislativo.
Il sistema di pesi e contrappesi vacilla. I democratici al Congresso sono divisi e timorosi. Le proteste della società civile (anche tra chi ha votato Trump) ci sono ma sono ancora sporadiche e con poca affluenza. Il caos però è generalizzato. L’economia soffre. Le imprese non sanno se investire, paralizzate dalla politica dei dazi, e i consumatori se e quanto spendere.
Stento a riconoscere il Paese che ho conosciuto quando mi sono trasferita qui 25 anni fa: una democrazia imperfetta e con molte colpe, ma pur sempre una democrazia.