Se con l’intemerata a freddo sul manifesto di Ventotene la premier Meloni voleva rendere più compatta la sua maggioranza, almeno per un po’, si può dire che sia riuscita nel suo intento. Viceversa, se il Pd voleva approfittare dell’occasione per esprimere sdegno morale, prima ancora che politico, e in tal modo riallineare l’intero centrosinistra contro l’esecutivo, l’operazione sembra riuscita a metà. È vero, la reazione anti-Meloni ha restituito vigore e argomenti alla linea di Elly Schlein, alla quale si sono inchinati il gruppo di Avs (Fratoianni e Bonelli) a sinistra e anche le sigle orientate al centro, da +Europa ad Azione e Italia Viva. Tuttavia Giuseppe Conte con i suoi Cinque Stelle si sono sottratti. Una volta di più l’avvocato ha giocato d’astuzia.
Ha letto la mossa della presidente del Consiglio come una manovra provocatoria contro l’opposizione e ha fatto un passo indietro, nel senso che non si è accodato al Pd nel ribattere colpo su colpo. Il giornale di riferimento dei…
Se con l’intemerata a freddo sul manifesto di Ventotene la premier Meloni voleva rendere più compatta la sua maggioranza, almeno per un po’, si può dire che sia riuscita nel suo intento. Viceversa, se il Pd voleva approfittare dell’occasione per esprimere sdegno morale, prima ancora che politico, e in tal modo riallineare l’intero centrosinistra contro l’esecutivo, l’operazione sembra riuscita a metà. È vero, la reazione anti-Meloni ha restituito vigore e argomenti alla linea di Elly Schlein, alla quale si sono inchinati il gruppo di Avs (Fratoianni e Bonelli) a sinistra e anche le sigle orientate al centro, da +Europa ad Azione e Italia Viva. Tuttavia Giuseppe Conte con i suoi Cinque Stelle si sono sottratti. Una volta di più l’avvocato ha giocato d’astuzia.
Ha letto la mossa della presidente del Consiglio come una manovra provocatoria contro l’opposizione e ha fatto un passo indietro, nel senso che non si è accodato al Pd nel ribattere colpo su colpo. Il giornale di riferimento dei 5S ha scritto che tutti gli altri “sono caduti nella trappola”: tutti tranne Conte. E in qualche misura ha ragione, ammesso che si vogliano considerare gli eventi parlamentari di mercoledì come un trappolone ordito ai danni dell’intera opposizione. S’intende che a Conte e ai suoi non interessa granché il merito dello scontro. In aula alla Camera egli ha fatto una difesa abbastanza convenzionale del manifesto europeista. Ha detto, sì, che se Giorgia Meloni può parlare oggi a Bruxelles, il merito va fatto risalire al coraggioso piccolo gruppo che sull’isola, nel 1941, redasse quel testo. Ma la vera e forse unica preoccupazione del capo dei 5S è quella di non regalare spazio ai rivali del Pd.
Questo era un terreno propizio come pochi per consentire alla Schlein di recuperare consensi e soprattutto una parvenza di leadership sull’intero centrosinistra. Invece la tattica di Conte è chiaramente quella di non permettere l’uscita dell’operazione. Giorgia Meloni non sarà dispiaciuta: se è vero che si è rallegrata con se stessa per “aver fatto impazzire l’opposizione”, è anche a tale linea di frattura a sinistra che si riferisce. Linea senz’altro meno visibile che in altre occasioni, a causa del tema veramente molto sensibile e della necessità di maneggiarlo con cura. Ma l’attacco al Pd è in atto e conviene prenderne atto: non sarà su Ventotene che il centrosinistra si ritroverà unito — al di là di qualche parola di circostanza. Non sarà su Altiero Spinelli e la sua eredità che il Pd piegherà i 5S. Intanto la premier alza i toni, che assomigliano a quelli tipici di una campagna elettorale.
Del resto, è noto che Conte e i suoi non erano in piazza per l’Europa. Non stupisce: nelle loro radici culturali non risultano pulsioni a favore del federalismo spinelliano. Al contrario, i 5S hanno organizzato una loro manifestazione per il 5 aprile. Gli argomenti saranno vari: questioni sociali e politica di sicurezza, ossia il tema dei fondi per la difesa europea. Ci sono tutte le premesse perché i militanti siano chiamati a fornire una prova di forza. Non tanto contro il governo, quanto contro il Pd, di cui si metteranno in mostra le supposte ambiguità, il sotterraneo “bellicismo” e il resto. Altro che manifesto di Ventotene. Ancora una volta Conte tenta di mettere il Pd sulla difensiva. C’era una manifestazione organizzata per il 5 dai sindaci di Bologna e Firenze. Una replica del grande raduno di Roma, con gli stessi temi europeisti. Poteva essere un’occasione per mettere con le spalle al muro gli alleati-rivali. Ma non ci sarà alcun confronto fra le piazze. I sindaci del Pd si sono affrettati a spostare il loro raduno al 6. Una prova di buona volontà.