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L’Italia e l’Europa, quale ruolo nella difesa

Bruxelles, 5 marzo: in piazza per difendere l'Ucraina e l'Europa (afp)

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Il nostro Paese può restare ai margini, sperando che la Russia non sia poi così minacciosa e che l’America ci tratti con riguardo, oppure fare i conti con la realtà
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Invece di scontrarsi sull’Europa del passato, governo e opposizione, divisi fra loro e divisi all’interno, dovrebbero discutere seriamente il ruolo dell’Italia nell’Europa del presente e del futuro. Non è un ruolo scontato, che permetta di rifugiarsi nella retorica del vecchio Paese fondatore (opposizione) o di pensarsi come ponte politico (governo) fra un’America che ha cominciato a distaccarsi dall’Europa e un’Ue che si è svegliata in ritardo dal suo sonno kantiano.

La pace perpetua non esiste; la difesa europea neanche, per ora. Ma va costruita: le scelte da compiere sono a questo punto “esistenziali”. Non solo: è sulla difesa che comincia a disegnarsi un’Europa diversa da quella che abbiamo.

La Germania, rivedendo il tetto al debito nel bilancio, cancella anche le sue remore verso un’idea di potenza a lungo bandita. Al tempo stesso, spendendo in difesa e nelle infrastrutture, riequilibra il suo modello scassato di sviluppo export-led. Comincia una nuova storia che è diffi…

Invece di scontrarsi sull’Europa del passato, governo e opposizione, divisi fra loro e divisi all’interno, dovrebbero discutere seriamente il ruolo dell’Italia nell’Europa del presente e del futuro. Non è un ruolo scontato, che permetta di rifugiarsi nella retorica del vecchio Paese fondatore (opposizione) o di pensarsi come ponte politico (governo) fra un’America che ha cominciato a distaccarsi dall’Europa e un’Ue che si è svegliata in ritardo dal suo sonno kantiano.

La pace perpetua non esiste; la difesa europea neanche, per ora. Ma va costruita: le scelte da compiere sono a questo punto “esistenziali”. Non solo: è sulla difesa che comincia a disegnarsi un’Europa diversa da quella che abbiamo.

La Germania, rivedendo il tetto al debito nel bilancio, cancella anche le sue remore verso un’idea di potenza a lungo bandita. Al tempo stesso, spendendo in difesa e nelle infrastrutture, riequilibra il suo modello scassato di sviluppo export-led. Comincia una nuova storia che è difficile liquidare semplicemente come riarmo tedesco.

La Francia, pur con tutta la sua fragilità interna (politica ed economica), fa leva sulla propria capacità nucleare per proporre di rafforzare la deterrenza europea.

La Gran Bretagna utilizza la difesa per recuperare un aggancio all’Europa dopo gli anni di solitudine post-Brexit. Keir Starmer cerca di tenere in vita i rapporti con Washington ma sa di non potere contare, con un uomo mercuriale come Donald Trump, su una relazione speciale con gli Stati Uniti.

La Polonia pesa molto più di prima, con un bilancio della difesa al 5 per cento e con una prossimità a quel fronte orientale che è diventato decisivo dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina. La vicinanza geografica conta, naturalmente. Un sondaggio recente pubblicato da Le Grand Continent dimostra che quanto più i Paesi sono lontani dal fronte Est tanto meno spendono in difesa (con l’eccezione della Grecia, per ragioni che hanno a che fare con la Turchia, non con l’Ucraina).

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Esiste il rischio di una nuova divisione Nord-Sud determinata, questa volta, non solo dai problemi fiscali ma dalla diversa percezione della minaccia. Per i servizi segreti delle due potenze nucleari europee, il pericolo Russia va considerato reale.

Per questa stessa ragione l’Ucraina è diventata una sorta di linea avanzata di difesa dell’Europa: è anche per questo che va aiutata a resistere fino a una tregua accettabile. Che andrà poi garantita in futuro. Permettere che Putin compia un primo e decisivo passo verso il recupero di una sfera di influenza verso l’Europa baltica e orientale non è negli interessi del Vecchio continente.

La difesa, come si vede, modifica la vecchia Ue: cambiano le scelte economiche e fiscali, si modificano gli equilibri politici. E ne deriva una maggiore flessibilità: coalizioni ad hoc con Gran Bretagna e Norvegia e superamento di fatto, attraverso questo strumento, della paralisi legata all’unanimità.

L’Italia può essere dentro a questa nuova dinamica: dovrebbe essere considerato un interesse nazionale su cui unirsi invece che dividersi. O può restarne ai margini, sperando che la Russia — che continua ad attaccare il nostro presidente della Repubblica, ritenendo evidentemente che il nostro Paese sia un ventre molle da scardinare — non sia poi così minacciosa. E che l’America ci tratti con uno speciale riguardo. Sono illusioni, su cui non è saggio fondare la nostra sicurezza nazionale. In un’epoca in cui, al contrario, conterà solo la durezza della realtà.

Una realtà a cui non possiamo sottrarci. Che va spiegata e capita da un’opinione pubblica talmente abituata alla pace da non riuscire più a capire perché sia necessario difenderla.

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