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Le sintonie rosso-brune tra Francia e Italia

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Jean-Luc Mélenchon si prepara a ereditare una parte dei voti lasciati in libertà dalla disavventura di Marine Le Pen. E questo è un passaggio cruciale
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In Italia i commenti sul caso di Marine Le Pen, condannata dalla magistratura ed estromessa dalle presidenziali francesi del 2027, tendono a dividersi. Come abbiamo visto, c’è chi plaude alla sentenza in nome di un principio di legalità che i giudici hanno tutelato, proteggendo allo stesso tempo le basi della democrazia repubblicana: non è stata incrinata la cornice liberale dello Stato, come sarebbe invece accaduto se si fosse chiuso un occhio sulla vicenda della corruzione (fondi europei usati per fini partitici) emersi nel corso dell’inchiesta.

Del resto, si fa notare, era stata la stessa Le Pen in passato a chiedere sanzioni durissime, addirittura la non eleggibilità a vita, per i colpevoli di simili reati. Come dire, chi di spada ferisce, di spada perisce. Qualcuno è andato oltre, dritto al punto politico: attraverso i magistrati, è l’establishment francese che si difende da chi vuole sovvertirlo, stabilendo un rapporto opaco con i nemici della Francia, soprattutto la Russia di …

In Italia i commenti sul caso di Marine Le Pen, condannata dalla magistratura ed estromessa dalle presidenziali francesi del 2027, tendono a dividersi. Come abbiamo visto, c’è chi plaude alla sentenza in nome di un principio di legalità che i giudici hanno tutelato, proteggendo allo stesso tempo le basi della democrazia repubblicana: non è stata incrinata la cornice liberale dello Stato, come sarebbe invece accaduto se si fosse chiuso un occhio sulla vicenda della corruzione (fondi europei usati per fini partitici) emersi nel corso dell’inchiesta.

Del resto, si fa notare, era stata la stessa Le Pen in passato a chiedere sanzioni durissime, addirittura la non eleggibilità a vita, per i colpevoli di simili reati. Come dire, chi di spada ferisce, di spada perisce. Qualcuno è andato oltre, dritto al punto politico: attraverso i magistrati, è l’establishment francese che si difende da chi vuole sovvertirlo, stabilendo un rapporto opaco con i nemici della Francia, soprattutto la Russia di Putin.

Altri peraltro considerano sbagliata e pericolosa la sentenza. Un attentato alle libertà dei cittadini, in quanto loro e solo loro hanno l’ultima parola quando si tratta di valutare la candidatura di un politico, addirittura chi si presenta alle urne per governare il Paese dall’ufficio più alto. Saremmo dunque in presenza di una ferita profonda alle regole democratiche.

È una discussione destinata a protrarsi, anche perché si tratta del secondo caso in breve tempo. Qualche settimana fa in Romania era stato messo fuori gioco, a causa dei suoi legami politici ed economici con la Russia, un personaggio assai popolare, accusato di essere un “cavallo di Troia” di Putin: uno che sfruttava gli spazi offerti da un sistema liberale per abbatterlo dall’interno.

Vedremo come evolverà la situazione, soprattutto in Francia, dove l’appello di Le Pen sarà discusso prima delle presidenziali. Ma è difficile credere che i giudici renderanno di nuovo eleggibile la leader della destra. Vorrebbe dire offrirle un’incredibile spinta in vista della campagna elettorale.

C’è tuttavia un terzo elemento che forse non è stato approfondito a sufficienza. Riguarda Jean-Luc Mélenchon, il capo dell’estrema sinistra massimalista, oratore vecchio stampo, senza dubbio efficace nel suo populismo: la France insoumise, non sottomessa. Da lui sono venute parole di solidarietà verso Marine Le Pen e di critica alla magistratura da un punto di vista, diciamo così, in apparenza liberale.

Può sembrare strano, ma non lo è. Se è vero che l’establishment ha voluto colpire — peraltro con solidi argomenti — una forza ribelle come il Rassemblement lepenista, era prevedibile che i “ribelli” di Mélenchon si sarebbero sentiti chiamati in causa. In fondo tra loro i punti in comune non sono mai mancati: stessa freddezza verso l’Unione europea e diffidenza verso gli Stati Uniti, stesso sostanziale nazionalismo; in particolare, medesima ostilità verso Macron e la sua stagione quasi decennale.

Infine c’è la rivalità elettorale, tipica di chi pesca in elettorati contigui. Poi, certo, il vecchio tribuno non nasconde l’antisemitismo che viceversa i moderni lepenisti hanno rimosso. Oggi Mélenchon si prepara a ereditare una parte dei voti lasciati in libertà dalla disavventura di Marine Le Pen. E questo è un passaggio cruciale, dal momento che potrebbe spingere fra due anni i “non sottomessi” verso il secondo turno delle presidenziali.

Troppo presto per fare previsioni. Tuttavia la convergenza elettorale tra forze che condividono la linea filo-russa e mantengono una posizione conflittuale verso l’Europa è uno dei fattori dirompenti dei nostri anni.

È l’alleanza dei rossi-bruni che non riguarda solo la Francia. In Italia tra i 5S e la Lega salviniana sono più i punti di contatto che le divergenze. Poi, si sa, ci sono le convenienze politiche. Ma la sintonia non si cancella.

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