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Quello scatto nella Storia

Trump e Zelensky a San Pietro (afp)

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Trump lo ascolta e la sua posa sembra quella di un confessore. Zelensky accompagna le sue parole con dei gesti della mano destra
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Il vecchio e il giovane, il formale e l’informale. La sproporzione è comunque uno degli elementi che saltano agli occhi, come già era accaduto a Washington nella Studio ovale della Casa Bianca. Zelensky ha scelto dall’inizio del conflitto in Ucraina un vestito minimalista, una divisa verde militare, che comunica un messaggio chiaro: siamo in guerra. La variante con cui si era presentato dal presidente americano era stata appena differente: un maglione nero. Un motivo d’offesa per Trump, sempre elegante con la sua giacca e cravatta. E adesso? Il dress code del Presidente ucraino non è cambiato al funerale di Papa Francesco: vestito di scuro e con scarpe outdoor ai piedi. Niente di esplicitamente bellico, ma non abbastanza formale. Certo questo outfit lo ringiovanisce rispetto a Donald: la differenza di età diventa ancora più evidente. Ma a definire il dialogo sono le sedie che un efficiente inserviente vaticano ha accostato affinché potessero sedersi faccia a faccia. Il loro colore è g…

Il vecchio e il giovane, il formale e l’informale. La sproporzione è comunque uno degli elementi che saltano agli occhi, come già era accaduto a Washington nella Studio ovale della Casa Bianca. Zelensky ha scelto dall’inizio del conflitto in Ucraina un vestito minimalista, una divisa verde militare, che comunica un messaggio chiaro: siamo in guerra. La variante con cui si era presentato dal presidente americano era stata appena differente: un maglione nero. Un motivo d’offesa per Trump, sempre elegante con la sua giacca e cravatta. E adesso? Il dress code del Presidente ucraino non è cambiato al funerale di Papa Francesco: vestito di scuro e con scarpe outdoor ai piedi. Niente di esplicitamente bellico, ma non abbastanza formale. Certo questo outfit lo ringiovanisce rispetto a Donald: la differenza di età diventa ancora più evidente. Ma a definire il dialogo sono le sedie che un efficiente inserviente vaticano ha accostato affinché potessero sedersi faccia a faccia. Il loro colore è giallo oro nella parte metallica e rosso nei velluti. Come potrebbe essere altrimenti dentro la Cattedrale di Santa Romana Chiesa. Face to face: ma che scambio è? Sembra, anche per il luogo in cui si tiene, una confessione. Dagli scatti fotografici che si vedono in rete l’ucraino è seduto più in punta, quasi volesse avvicinarsi maggiormente al suo interlocutore. Trump lo ascolta e la sua posa sembra quella di un confessore. Zelensky accompagna le sue parole con dei gesti della mano destra. Sta spiegandosi e ci sta mettendo tutta la convinzione possibile, come trapela anche dalle espressioni del suo viso. È serio, d’una serietà contratta: ha poco tempo e quella situazione non può durare a lungo, sa di avere i minuti contati. Non ci sarà un’altra occasione simile. Per cui sta perorando la sua causa. Trump sembra stranamente ponderato. Si è piegato leggermente in avanti e tiene le gambe flesse e i piedi arretrati rispetto alla posizione di Zelensky. La sua dimensione fisica lo spinge di sicuro a questa postura, ma è anche in attesa: è l’altro che deve parlare, spiegarsi. Lui è lì per raccogliere un’ammissione, un riconoscimento. Appare più sicuro, e la disponibilità l’ha dimostrata sedendosi in questo modo inatteso. Sotto i loro piedi i marmi sontuosi di una delle chiese più imponenti e importanti del mondo: il giallo degli ovali e il grigio delle fughe. La scena ha qualcosa di teatrale, a suo modo, per la fugacità del contatto, per la disposizione frontale. Poi sono soli. Non come alla Casa Bianca, dove assistevano altre persone, alcune sedute sui divanetti bianchi dello Studio ovale.

E sotto l’occhio delle telecamere e coi microfoni aperti. Qui no. Nessuno potrà sapere in diretta cosa si siano detti, ed è un teatro da guardare a distanza, in modo differito. La confessione è un sacramento di riconciliazione, dove i fedeli ricevono il perdono dei peccati e ne ottengono la grazia di Dio. Forse il miscredente, e probabilmente ateo, Trump ha inteso questo messaggio implicito, la simbologia che tale situazione imprevista e provvisoria trasmette? Probabilmente no, ma sa che è lui il confessore e Zelensky, il giovane Presidente, è il pentito. Per questo si è seduto ad ascoltarlo. Gli ha dato un’ultima possibilità. Poco prima di accomodarsi uno di fronte all’altro c’è stato un contatto con Macron. Il francese ha detto qualcosa a entrambi e il tocco delle mani tra i tre è stato foriero di un via libera. L’ucraino nel rapido filmato ha anche fatto segno di sì con la testa, o almeno l’ha abbassata. Macron, fratello maggiore, l’ha confermato nella sua intenzione di parlare con il presidente americano. Un viatico: una serie di simbologie in linea con il luogo in cui si trovano — la chiesa — e l’elemento curiale. Una perfetta commedia delle parti degna di un autore a metà strada tra Shakespeare e Goldoni. Il dramma del primo, ma anche qualcosa di più scanzonato del secondo, di più leggero, di più italiano, se vogliamo. La diplomazia dell’occasione, qualcosa da non perdere nella contingenza che si è prodotta da un rito funebre. Del resto, non accade così anche nella vita quotidiana? Questo incontro possiede qualcosa di informale pur nella formalità della circostanza: un’opportunità di vita nel contesto d’una morte. Perché perderla? Il caso può essere sia fausto che infausto, ma come ha detto una volta il poeta Paul Valéry, l’uomo accorto cercherà di produrre più occasioni di quante il caso e la fortuna gli offriranno. Che sia questa la volta buona?

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