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L’Italia dovrà scegliere tra le due destre europee

George Simion (reuters)

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Il punto del 22 maggio 2025
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Il mondo dell’estrema destra europea è in fermento e la confusione intorno alla guerra in Ucraina crea i presupposti per un’incertezza senza precedenti. Il rumeno Simion, sconfitto domenica, denuncia brogli. A suo dire, non si tratta di poca cosa: avrebbero votato alcuni milioni di concittadini morti, in licenza dai cimiteri. Chiara l’intenzione di non accettare il risultato e infiammare l’atmosfera politica. Non a caso, Simion attacca “il regime tirannico di Ursula von der Leyen” e promette la sua fine. Tuttavia, con una capriola sorprendente, egli garantisce di ispirarsi alla destra di Giorgia Meloni, intesa come destra moderata, utile punto di riferimento per le forze anti-establishment dell’intera Europa. Strano ma vero, se si considera che la leader di Fratelli d’Italia ha rapporti più che buoni con la presidente della Commissione, da cui il governo di Roma ha ottenuto la vicepresidenza per Fitto. D’altra parte, Simion è nello stesso gruppo europeo dei Conservatori, lo stesso gui…

Il mondo dell’estrema destra europea è in fermento e la confusione intorno alla guerra in Ucraina crea i presupposti per un’incertezza senza precedenti. Il rumeno Simion, sconfitto domenica, denuncia brogli. A suo dire, non si tratta di poca cosa: avrebbero votato alcuni milioni di concittadini morti, in licenza dai cimiteri. Chiara l’intenzione di non accettare il risultato e infiammare l’atmosfera politica. Non a caso, Simion attacca “il regime tirannico di Ursula von der Leyen” e promette la sua fine. Tuttavia, con una capriola sorprendente, egli garantisce di ispirarsi alla destra di Giorgia Meloni, intesa come destra moderata, utile punto di riferimento per le forze anti-establishment dell’intera Europa. Strano ma vero, se si considera che la leader di Fratelli d’Italia ha rapporti più che buoni con la presidente della Commissione, da cui il governo di Roma ha ottenuto la vicepresidenza per Fitto. D’altra parte, Simion è nello stesso gruppo europeo dei Conservatori, lo stesso guidato dalla premier italiana.

Altre notizie delle ultime ore. In Francia i sondaggi fotografano le difficoltà di Macron. I recenti rilevamenti parlano di Bardella, l’uomo della destra nazionalista che ha preso il posto di Marine Le Pen, in testa al primo turno delle presidenziali: 31 per cento, la stessa cifra di cui è accreditata la leader storica se le fosse consentito di tornare in campo. Tutti gli altri distanziati, con il dato di Mèlenchon, il capo della sinistra massimalista, parecchio in ombra rispetto ai successi passati. Come se una parte dell’elettorato populista si stesse spostando gradualmente verso i nazionalisti, segno che li vedono più credibili nelle loro ambizioni (si parla tuttavia del voto del 2027, ancora abbastanza lontano).

Terzo elemento, l’ascesa del trumpiano Nigel Farage in Gran Bretagna. Vale a dire l’uomo di quella Brexit che ora è in parte smentita dal laburista Starmer, lo stesso che prova a tagliare l’erba sotto i piedi del suo concorrente di destra e infatti promette una linea anti-immigrazione molto più rigorosa rispetto al passato, persino sorprendente per un premier espresso dalla sinistra inglese. Al tempo stesso, in Germania, il neo cancelliere Merz si sta dando l’obiettivo di isolare i nostalgici di Alternative con le buone o con le cattive. La Cdu non accetta di avere alla sua destra una forza che raccoglie un massiccio voto popolare. È evidente che tali iniziative con un risvolto giudiziario (come in Romania e anche in Francia) incrinano l’immagine della liberaldemocrazia, anche quando si giustificano con l’esigenza di evitare un pericolo maggiore. Tuttavia è evidente che la crescita del voto agli iper nazionalisti, quasi sempre venati di odio verso le alleanze occidentali e spesso incapaci di celare la simpatia verso Putin, i suoi obiettivi e i suoi metodi, crea un problema politico che attende d’essere affrontato con un’idea politica.

George Simion (reuters)

È un punto che chiama in causa in modo diretto Giorgia Meloni. Finora la premier ha saputo camminare con abilità lungo una linea discriminante. Ha affermato piena lealtà alla Nato e solidarietà all’Ucraina, senza mai fare un passo indietro. Allo stesso modo non ha voltato le spalle a Israele, quindi non si è mai unita al coro pro-Pal, pur accettando in via di principio la prospettiva dei due Stati. Il suo sforzo consiste nel collocare l’Italia tra i moderati d’Europa senza tuttavia troncare i rapporti con la destra estrema, il cui consenso sembra in crescita quasi ovunque. Non in Italia, dove la Meloni segue il suo progetto, in cui s’innerva la relazione speciale con Trump (o quella che lei ritiene tale). Viceversa i rapporti stretti con Simion, Le Pen e i tedeschi di AfD li tiene soprattutto Salvini, con risultati elettorali piuttosto modesti. E tuttavia si avvicina il momento in cui potrebbe essere necessario scegliere. La destra populista, spesso filo-russa e certo anti Ue? Ovvero la destra conservatrice ma europea di un Merz?

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