✕

Parlare di femminicidi a scuola

Afragola (Napoli), 29 maggio: in piazza per Martina Carbonaro 
La classe è lo spazio di possibilità più rivoluzionario che abbiamo, ogni giorno nella pratica. Non salva ma fa sperare
2 minuti di lettura

Qualche tempo fa mi sono trovata in una scuola media di un piccolo paese vicino Roma, ero stata invitata a parlare con i ragazzi e le ragazze della storia della scuola nell’Italia repubblicana. Ho proiettato su uno schermo l’articolo 3 della Costituzione, quello che dice, nella prima parte: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”.

L’abbiamo letto insieme, ad alta voce, e ho chiesto loro di commentarlo così abbiamo ragionato su cosa sono le distinzioni di sesso a scuola, nel lavoro, a casa. Una ragazzina mi ha detto che a casa sua non esistono distinzioni perché sua madre e suo padre fanno le stesse cose, un’altra mi ha detto che a casa sua cucina solo la madre, solo la madre rifà i letti e pulisce il bagno. E papà, ho chiesto io: papà lavora.

Abbiamo riflettuto sulla parola lavoro: cos’è? Quello che fa sua madre in casa cosa è se non lavor…

Qualche tempo fa mi sono trovata in una scuola media di un piccolo paese vicino Roma, ero stata invitata a parlare con i ragazzi e le ragazze della storia della scuola nell’Italia repubblicana. Ho proiettato su uno schermo l’articolo 3 della Costituzione, quello che dice, nella prima parte: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”.

L’abbiamo letto insieme, ad alta voce, e ho chiesto loro di commentarlo così abbiamo ragionato su cosa sono le distinzioni di sesso a scuola, nel lavoro, a casa. Una ragazzina mi ha detto che a casa sua non esistono distinzioni perché sua madre e suo padre fanno le stesse cose, un’altra mi ha detto che a casa sua cucina solo la madre, solo la madre rifà i letti e pulisce il bagno. E papà, ho chiesto io: papà lavora.

Abbiamo riflettuto sulla parola lavoro: cos’è? Quello che fa sua madre in casa cosa è se non lavoro? Una discussione già vecchia negli anni Settanta che pure vale la pena riproporre con ogni generazione. Uno di loro mi ha fatto notare che la Costituzione dice la parola razza «ma le razze non esistono» ha detto. È vero, abbiamo osservato. E ci siamo interrogati e interrogate su cosa fare di questa parola.

Femminicidio Afragola, procuratrice: "Da dove si riparte? Io riparto da mio figlio, dall'educarlo"

Poi siamo passati alla seconda parte dell’articolo 3, quella che lo rende unico nel suo genere, tutte le Costituzioni liberali, infatti, pongono l’uguaglianza fra i cittadini come principio fondamentale, ma solo la nostra dice con chiarezza: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ho spiegato loro che quando la Costituzione è stata scritta appariva naturale riferirsi ai “lavoratori”, ma che i costituenti e le costituenti pensavano a tutti i cittadini, anche alle mamme che non “lavoravano”, ai bambini e alle bambine. Per questo in tanti, prendendo sul serio la Costituzione, gli ostacoli hanno provato a rimuoverli ognuno nel suo ambito. Chi si occupava di infanzia, scuola, educazione, ha pensato bene che un modo per ridurre le differenze che ostacolano la piena realizzazione di esseri umani in cittadini consapevoli fosse di aumentare il tempo scuola. Il tempo pieno, un tempo pieno di studio, e di gioco, scoperta e ricerca.

Si è levato un mormorio, settanta ragazzini hanno valutato che stare più tempo a scuola non avrebbe rimosso, oggi, alcun ostacolo. Perché, ho chiesto io? Perché, mi hanno risposto, gli ostacoli li troviamo a scuola, raddoppiare il tempo qui raddoppierebbe anche quelli.

Ma se questo tempo lo si usasse per non fare solo lezioni tradizionali di cosa vorreste parlare? «Dei femminicidi, ha detto una ragazza. Lei cosa ne pensa? Perché a scuola ne parliamo troppo poco secondo me e noi abbiamo paura e i ragazzi si sentono sempre sotto accusa».

A quel punto avrei voluto davvero avercelo il tempo di stare con loro. E sono sicura che nella mia stessa condizione si trovano tutti i giorni tantissimi professori e professoresse. Tempo di qualità per parlare con loro di quello che a loro sta a cuore, li preoccupa, li spaventa.

Ma questo tempo non c’è. Dopo l’ultimo femminicidio forte è tornata la richiesta di provvedere con la massima urgenza a una legge sull’educazione sessuale e affettiva.

Celeste Costantino, vicepresidente della Fondazione Una nessuna e centomila ha fatto notare che di proposte ce ne sono molte ma il tema più serio è che non possono essere a costo zero, richiedono investimenti. Per formare chi dovrà formare. E per dare tempo, più tempo. Ma dubito fortemente che in tempi brevi sarà data una risposta soddisfacente da parte delle istituzioni a queste domande.

Nel frattempo però un antidoto lo abbiamo: rimuovere ostacoli, dialogare, ascoltare, chiedere chi sei tu a ogni persona giovane che incontriamo, senza la pretesa di conoscerla già. Rafforzare i legami di comunità. La scuola in questo senso è davvero lo spazio di possibilità più rivoluzionario che abbiamo, ogni giorno nella pratica. Non salva ma fa sperare.

Leggi i commenti