✕

La riforma per i medici del futuro

Ascolta l'audio

Se sessantamila aspiranti camici bianchi vogliono accedere a un sistema che è in grado di insegnare a ventimila studenti, bisogna selezionarli e sceglierli in maniera equa
2 minuti di lettura

È possibile imparare a sciare a Taormina? No, perché per imparare a sciare sono indispensabili le piste da sci e nella costa siciliana la neve non c’è. Come lo sci, anche la medicina si può apprendere solo attraverso la pratica che si fa nei policlinici universitari, che hanno spazi limitati. Dunque se sessantamila aspiranti medici vogliono accedere a un sistema che è in grado di insegnare a ventimila studenti, bisogna selezionarli e sceglierli in maniera equa. Fino all’anno scorso si è utilizzato un test di selezione a scelta multipla che ha attirato molte critiche. Le più giustificate erano quelle che mettevano in evidenza come lo studente fosse lasciato solo nella preparazione, finendo spesso per affidarsi a istituti privati che, al di fuori di ogni controllo e dietro il pagamento di costose rette, lo aiutavano a studiare le materie sulle quali si svolgeva la prova.

Il pregio maggiore della riforma è avere superato questa disdicevole situazione. Gli aspiranti medici si iscriverann…

È possibile imparare a sciare a Taormina? No, perché per imparare a sciare sono indispensabili le piste da sci e nella costa siciliana la neve non c’è. Come lo sci, anche la medicina si può apprendere solo attraverso la pratica che si fa nei policlinici universitari, che hanno spazi limitati. Dunque se sessantamila aspiranti medici vogliono accedere a un sistema che è in grado di insegnare a ventimila studenti, bisogna selezionarli e sceglierli in maniera equa. Fino all’anno scorso si è utilizzato un test di selezione a scelta multipla che ha attirato molte critiche. Le più giustificate erano quelle che mettevano in evidenza come lo studente fosse lasciato solo nella preparazione, finendo spesso per affidarsi a istituti privati che, al di fuori di ogni controllo e dietro il pagamento di costose rette, lo aiutavano a studiare le materie sulle quali si svolgeva la prova.

Il pregio maggiore della riforma è avere superato questa disdicevole situazione. Gli aspiranti medici si iscriveranno a Medicina, seguiranno fino a dicembre i corsi di tre materie (fisica, chimica e biologia) e poi sosterranno tre esami. Gli studenti con i voti migliori saranno quelli che potranno proseguire nella facoltà di Medicina, gli altri dovranno iscriversi ad altre facoltà (o riprovare l’esame).

Starete pensando che poco è cambiato: in fondo il test che si faceva prima dell’iscrizione viene fatto dopo. In realtà non è così perché la formazione degli studenti per affrontare la selezione non sarà più gestita da istituti privati, ma dagli atenei. Questa è una garanzia di serietà e di equità, che prima non c’era perché qualcuno poteva pagarsi i corsi privati, altri no. Diciamo che anche se il governo ha una identità politica diversa, questa parte della riforma è oggettivamente “di sinistra”.

C’è però un aspetto preoccupante. Gli esami saranno scritti e uguali per tutti. Ma siamo certi che le condizioni nelle quali si svolgerà l’esame saranno effettivamente le stesse? Se l’università di Paperopoli sarà — diciamo così –distratta nel controllare gli studenti durante l’esame, questi prenderanno voti più alti e saranno ammessi in numero maggiore rispetto ad altre sedi. L’università di Paperopoli si potrà vantare di questo risultato, attraendo l’anno successivo più studenti e, oltre ad avere perpetrato un’ingiustizia, finirà con il trarre vantaggio da un comportamento scorretto. Non possiamo consentire che quello che accade all’esame di maturità (in alcune regioni uno studente su 20 prende la lode, in altre uno su 100) accada anche nell’ammissione alla facoltà di Medicina. Il Ministero dovrà vigilare molto attentamente.

In ogni caso, è bene ricordare che in Italia il problema non è la mancanza di medici, perché il loro numero per abitanti è in linea con gli altri grandi Paesi europei e non c’è pressante esigenza di averne di più. Il problema gravissimo e completamente ignorato dal governo, che mette in pericolo la tenuta del nostro Servizio sanitario nazionale, è la mancanza di medici disposti a specializzarsi in alcune discipline poco attrattive.

Mentre i posti disponibili in specialità che consentono una fiorente attività privata (come dermatologia, oculistica, chirurgia plastica, pediatria, cardiologia e via dicendo) sono coperti al 100%, per altre discipline la situazione è drammatica. I posti disponibili per medicina d’urgenza rimangono scoperti al 70%, quelli per radioterapia addirittura all’80%. Questo significa che quando radioterapisti e medici del pronto soccorso andranno in pensione non saremo in grado di rimpiazzarli. È un problema che possiamo prevedere con certezza e che bisogna affrontare in anticipo perché, quando si presenterà, non potrà essere risolto rapidamente. Però in questo caso non bastano le parole, perché per rendere più attrattive queste discipline con stipendi più alti e migliori condizioni di lavoro ci vogliono delle risorse. Vediamo se l’esecutivo deciderà di destinarne a questa importantissima priorità.

Se questo non venisse fatto, come dice Bruto nel Giulio Cesare di Shakespeare, “la fine è nota”: tra qualche anno andremo al pronto soccorso e lo troveremo senza medici, e non potremo creare dal nulla degli specialisti perché per formarli ci vogliono cinque anni. E in quei cinque anni come faremo?

Leggi i commenti