✕

La sicurezza del Ponte sullo Stretto

Villa San Giovanni (Reggio Calabria), il ministro dei Trasporti Matteo Salvini dopo il via libera del Cipess al Ponte sullo Stretto di Messina 

Ascolta l'audio

Nella progettazione sono stati contemplati, in modo terzo, competente e trasparente, tutti i rischi?
3 minuti di lettura

Il Ponte sullo Stretto, così come è progettato oggi, resisterebbe a un sisma come quello dell’Aquila o di Amatrice? E i terreni “poveri”, soggetti a liquefazione, su cui dovranno poggiare torri e ancoraggi sono sicuri? Le faglie attive dell’area — documentate dall’Ispra e già teatro di eventi distruttivi — sono state valutate fino in fondo? Calabria e Sicilia si allontanano di circa tre millimetri l’anno, in un braccio di mare largo appena tre chilometri. Nei soli 40 chilometri attorno a Villa San Giovanni, negli ultimi quarant’anni, si sono registrate 5.431 scosse. Sono numeri e domande che non si possono ignorare.

Lo ricorda Carlo Doglioni, ex presidente dell’Ingv, docente a La Sapienza e studioso di fama internazionale, in una recente intervista su questo giornale e nell’audizione parlamentare del 14 aprile 2023: sei minuti che tutti dovremmo riascoltare per comprendere il peso e la responsabilità pubblica che compete a ogni cittadino nel partecipare, conoscere, sostenere, dissent…

Il Ponte sullo Stretto, così come è progettato oggi, resisterebbe a un sisma come quello dell’Aquila o di Amatrice? E i terreni “poveri”, soggetti a liquefazione, su cui dovranno poggiare torri e ancoraggi sono sicuri? Le faglie attive dell’area — documentate dall’Ispra e già teatro di eventi distruttivi — sono state valutate fino in fondo? Calabria e Sicilia si allontanano di circa tre millimetri l’anno, in un braccio di mare largo appena tre chilometri. Nei soli 40 chilometri attorno a Villa San Giovanni, negli ultimi quarant’anni, si sono registrate 5.431 scosse. Sono numeri e domande che non si possono ignorare.

Lo ricorda Carlo Doglioni, ex presidente dell’Ingv, docente a La Sapienza e studioso di fama internazionale, in una recente intervista su questo giornale e nell’audizione parlamentare del 14 aprile 2023: sei minuti che tutti dovremmo riascoltare per comprendere il peso e la responsabilità pubblica che compete a ogni cittadino nel partecipare, conoscere, sostenere, dissentire. Il Ponte è di tutti e per tutti.

Doglioni sottolinea che il vero parametro da considerare è lo “scuotimento sismico” in area epicentrale, capace di sollevare e abbassare auto e case di due metri, come accaduto nel febbraio 2023 in Turchia.

A suo avviso il metodo di calcolo adottato nel progetto sottostima in modo significativo queste accelerazioni, soprattutto vicino all’epicentro, dove gli scuotimenti tridimensionali sono più violenti e i danni più gravi. In altre parole: il progetto del Ponte rispetta le norme vigenti, ma le norme, spiega, sono datate e fissano valori troppo bassi rispetto alle conoscenze e alle misure oggi disponibili.

Quando un esperto espone pubblicamente dati e analisi, il minimo è ascoltare, rispondere punto per punto, ribattere con prove e numeri, verificare le criticità sollevate, confrontare valutazioni diverse, chiedere chiarimenti e discutere fino a sciogliere ogni dubbio tecnico-scientifico formulabile in base alle migliori conoscenze disponibili. Perché il punto non è “essere a norma”, né esserlo poco più del minimo tecnico richiesto. Il punto è costruire una infrastruttura in grado di esistere e resistere anche al peggior scenario immaginabile.

Un rendering del Ponte (ansa)

La domanda, dunque, è una sola: nella progettazione del Ponte sono stati contemplati, in modo terzo, competente e trasparente, tutti i rischi? Terzo significa indipendente dai desiderata della politica. Le analisi più delicate devono essere verificate da soggetti esterni e qualificati, non coinvolti né prossimi alla catena decisionale. Competente significa che le valutazioni si devono basare sui dati migliori, sulle simulazioni più aggiornate, su standard internazionali all’altezza dell’opera. Nessuna scorciatoia. Trasparente significa che la documentazione tecnica si deve vedere, deve rendersi pubblica, in modo completo e leggibile. Non comunicati o sintesi ma relazioni, dati, analisi. E possibilità di verifica pubblica.

Alla questione della sicurezza si aggiungono molti altri aspetti come l’impatto ambientale, lo sviluppo del territorio, il contesto infrastrutturale e — non ultima — l’utile allocazione delle risorse pubbliche, su cui è preziosa la discussione e comprensibile una diversa sensibilità politica, sempre a fronte di un’analisi costi-benefici.

Ma io parto dalla sicurezza. Perché, se non possiamo dire con piena e granitica consapevolezza pubblica che quest’opera è stata progettata e sarà realizzata con i più alti criteri di sicurezza scientificamente accertabili, allora tutto il resto — ambiente, sviluppo, politica — poggerà su una base fragile.

E qui la memoria deve fare il suo lavoro. La tragedia del Vajont dovrebbe essere un monito: anche lì c’erano segnalazioni, dati, studi, geologi che avevano lanciato allarmi. Sappiamo com’è finita. Il paragone tecnico non regge, ma quello civile sì: quando i dati scientifici parlano bisogna ascoltare, controbattere, ri-argomentare, fino a che esiste ragione scientifica per farlo.

Per questo mi rivolgo ai miei colleghi studiosi, ai centri di ricerca del Paese, agli atenei, luoghi ricchi di sapere dove queste tematiche si studiano e si elaborano, affinché si facciano parte attiva dell’analisi e della discussione tecnico-scientifica.

La sfida ingegneristica di costruire il Ponte a unica campata più lunga al mondo può anche diventare un’opportunità per la comunità scientifica nazionale: un’occasione di sviluppo della conoscenza e dell’innovazione tecnologica a servizio del Paese. Nella sua dimensione conoscitiva e sperimentale questa è un’opera collettiva, non affare tecnico di pochi cui affidarsi, ma sfida corale alle competenze delle migliori menti di cui disponiamo. Il silenzio dei competenti è una perdita per tutti.

Come in altri momenti, il Paese ha bisogno di coinvolgere tutte le voci e le competenze capaci di affrontare e spiegare ogni aspetto tecnico-scientifico, indipendentemente dalle posizioni politiche. È una sicurezza per tutti, anche per il decisore pubblico. Non si tratta di essere contro o a favore del Ponte: si tratta di decidere se vogliamo intraprendere la costruzione, alla luce del sole, di un’opera così radicale con piena consapevolezza di ciò che stiamo facendo. Non per fede, ma per metodo.

L’autrice è docente alla Statale di Milano e senatrice a vita

Leggi i commenti