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Kiev, l’opportunità di un linguaggio simile

Donald Trump con Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky

 

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Il punto di Folli del 20 agosto 2025
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Il lungo “day after” dei colloqui di Washington offre solo una certezza: il sentiero verso la pace in Ucraina sarà lungo e accidentato. Nessuna scorciatoia è possibile nella crisi europea più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. D’altra parte, è positivo che si sia usciti dalla paralisi e che gli europei abbiano ritrovato un qualche ruolo connesso almeno in parte con gli Stati Uniti. In tutto questo il francese Macron ha scelto per sé il profilo del falco. La sua immagine della Russia, o meglio di Putin come di “un orco che deve divorare i suoi vicini senza fermarsi mai perché ne va della sua sopravvivenza” ha ottenuto l’effetto di imbestialire il governo di Mosca, e non era difficile prevederlo. Ricorda in miniatura, poiché ovviamente nessun paragone è possibile fra i due personaggi e le due situazioni, la famosa frase di Churchill in polemica con quanti nel Regno Unito erano disposti a concedere molto a Hitler, convinti dalle sue promesse: “Il pacifista è colui che si aff…

Il lungo “day after” dei colloqui di Washington offre solo una certezza: il sentiero verso la pace in Ucraina sarà lungo e accidentato. Nessuna scorciatoia è possibile nella crisi europea più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. D’altra parte, è positivo che si sia usciti dalla paralisi e che gli europei abbiano ritrovato un qualche ruolo connesso almeno in parte con gli Stati Uniti. In tutto questo il francese Macron ha scelto per sé il profilo del falco. La sua immagine della Russia, o meglio di Putin come di “un orco che deve divorare i suoi vicini senza fermarsi mai perché ne va della sua sopravvivenza” ha ottenuto l’effetto di imbestialire il governo di Mosca, e non era difficile prevederlo. Ricorda in miniatura, poiché ovviamente nessun paragone è possibile fra i due personaggi e le due situazioni, la famosa frase di Churchill in polemica con quanti nel Regno Unito erano disposti a concedere molto a Hitler, convinti dalle sue promesse: “Il pacifista è colui che si affanna a dar da mangiare al coccodrillo nella speranza di essere divorato per ultimo”.

L’incontro alla Casa Bianca ha confermato che il presidente Trump vuole, sì, la pace con la Russia, ma riducendo al minimo l’impegno finanziario americano. E soprattutto è insensibile al punto politico di fondo: vale a dire che non si può premiare l’aggressione russa, destinata a risolversi nello smembramento parziale del territorio ucraino. L’Europa, per quanto debole e fino a ieri incerta, sta riuscendo a porre sul tavolo la questione delle garanzie da offrire a Kiev per evitare che gli attacchi riprendano alla prima occasione, essendo il controllo dell’intero territorio ucraino il vero obiettivo di Putin nella sua guerra contro la vetusta liberal-democrazia occidentale.

All’interno di tale quadro complesso, c’è la posizione dell’Italia, che ha sempre mantenuto un filo di coerenza in cui il punto fermo è la difesa dell’indipendenza ucraina. In pratica la premier Giorgia Meloni ha ribadito che senza gli Stati Uniti l’Unione europea non avrebbe la forza per farsi ascoltare. Di qui il sentiero stretto lungo cui si muove l’Italia, tale da attirare sul governo le prevedibili polemiche. Ma c’era un’altra strada? Probabilmente no. Intanto l’ipotesi su cui si discute (offrire a Kiev le garanzie previste dal famoso art. 5 della Nato, pur senza l’adesione al Trattato, che è impensabile) è farina del sacco italiano. Certo, non c’è ragione di presentarla con l’enfasi di cui sono maestri i “meloniani” in tv. Ma l’idea dimostra di avere gambe per camminare, sebbene debba essere precisata — e non poco — per renderla accettabile alla Russia. Vasto programma. Ma almeno è un punto concreto.

È vero che l’Italia non ha aderito ai “volenterosi” franco-britannici, ma il colloquio di Washington è stato un bagno di realismo per tutti e ha smosso parecchi pregiudizi iniziali. Persino quelli di Trump, a essere ottimisti. Intanto si è capito che l’Italia non intende inviare proprie truppe a tutela dell’eventuale tregua. È una concessione a Salvini, ma in ogni caso è tutto prematuro: nessuno può prevedere cosa accadrà fra cinque o sei mesi. Peraltro è evidente fin d’ora che l’opposizione stavolta ha scarsi margini per proporre un’alternativa vera e propria alla linea dell’esecutivo. A parte i Cinque Stelle che ancora una volta ricalcano senza molta fantasia la posizione moscovita. E non conviene al Pd imitarla. Invece lo sviluppo della crisi ucraina può offrire una rara opportunità per riconoscersi, maggioranza e opposizione, in una linea almeno in parte convergente sul piano parlamentare. Sarebbe utile se nelle prossime settimane la presidente del Consiglio riferisse alle Camere. E in quell’occasione sarebbe una novità di notevole interesse se prevalesse un linguaggio comune. O quasi.

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