Attacco su Kiev, segnale esplosivo contro l’Europa
di Andrea BonanniIl bombardamento russo contro la sede della delegazione Ue e del British Council a Kiev non è casuale. Gli oltre seicento droni che Putin ha scatenato sulla capitale ucraina facendo strage di civili sapevano benissimo quali fossero i loro obiettivi, materiali e immateriali. E li hanno colpiti.
Il primo obiettivo, ovviamente, sono le illusioni di un serio negoziato di pace, che solo Trump continua ad alimentare per non ammettere che il suo amico Putin continua a prenderlo in giro e lo tiene ormai al guinzaglio. Il secondo obiettivo, chiaramente, è l’Europa rimasta sola a difendere l’Ucraina e a contrastare l’aggressione russa.
Da questo punto di vista le bombe sganciate dal Cremlino sono un avvertimento ma anche, implicitamente, un riconoscimento. Dell’avvertimento gli europei non avevano bisogno. A parte Salvini, Conte, Le Pen e Orbán, la classe politica europea ha ben chiaro fin dal febbraio 2022 che l’invasione dell’Ucraina è stata e continua a essere un attacco all’Europa e a…
Il bombardamento russo contro la sede della delegazione Ue e del British Council a Kiev non è casuale. Gli oltre seicento droni che Putin ha scatenato sulla capitale ucraina facendo strage di civili sapevano benissimo quali fossero i loro obiettivi, materiali e immateriali. E li hanno colpiti.
Il primo obiettivo, ovviamente, sono le illusioni di un serio negoziato di pace, che solo Trump continua ad alimentare per non ammettere che il suo amico Putin continua a prenderlo in giro e lo tiene ormai al guinzaglio. Il secondo obiettivo, chiaramente, è l’Europa rimasta sola a difendere l’Ucraina e a contrastare l’aggressione russa.
Da questo punto di vista le bombe sganciate dal Cremlino sono un avvertimento ma anche, implicitamente, un riconoscimento. Dell’avvertimento gli europei non avevano bisogno. A parte Salvini, Conte, Le Pen e Orbán, la classe politica europea ha ben chiaro fin dal febbraio 2022 che l’invasione dell’Ucraina è stata e continua a essere un attacco all’Europa e al suo sistema democratico. Ieri è arrivata la conferma che la coalizione dei volenterosi è ormai considerata il nemico da colpire perché rimane l’unico ostacolo alle mire imperiali di Putin.
In questo quadro l’uscita del governo Meloni, che poche ore dopo il bombardamento si è affrettato a escludere ogni possibile invio di soldati in Ucraina, neppure per un peacekeeping, suona come l’ennesima stonatura. Mentre Francia, Germania e Gran Bretagna hanno detto a chiare lettere che il bombardamento non cambierà in nulla la loro determinazione, l’Italia continua a cercare di tenere il piede in troppe staffe.
In attesa che Meloni si decida, le bombe di Putin aiutano a capire dove la Russia individua i propri nemici. E questo è un riconoscimento di cui l’Europa aveva forse bisogno. Proprio nel momento in cui due grandi europei come Mario Draghi e Romano Prodi (ripresi perfino da Meloni) parlano di irrilevanza della Ue, il Cremlino sembra smentirli sul campo: nessuno, infatti, è tanto sciocco da bombardare obiettivi irrilevanti.
La spiegazione di questa apparente contraddizione sta nella natura stessa dell’Europa. Draghi e Prodi hanno certo ragione quando denunciano la carenza di una leadership politica dell’Unione europea. Nella sua conformazione istituzionale la Ue non può esercitare nessuna leadership in politica estera. Anzi, è stata concepita dai suoi architetti proprio in modo tale da prevenire una simile eventualità per non fare ombra al protagonismo dei leader nazionali.
Kiev, il momento esatto in cui il missile colpisce un edificio nel centro della capitale
Tuttavia gli eventi degli ultimi anni stanno dolorosamente portando alla luce un’idea diversa di Europa, che va ben oltre i limiti intrinsechi della Ue. L’attacco ai valori costituenti del Vecchio continente, così come si è definito dopo la Seconda guerra mondiale, ha creato tra alcuni governi una diversa consapevolezza che la lotta per la sopravvivenza va combattuta sia sul fronte esterno sia su quello interno, perché i droni di Putin non girano solo nel cielo di Kiev ma anche nelle aule dei nostri Parlamenti.
Certo Macron, Merz e Starmer non sono l’Europa, tantomeno rappresentano la Ue, di cui Starmer non fa più neppure parte. Ma oggi, soprattutto dopo il voltafaccia di Trump, costituiscono una realtà politica di cui bisogna tenere conto. Il Parlamento europeo e la Commissione, di fatto, si inseriscono in questo stesso contesto, come la stragrande maggioranza dei governi dei Paesi Ue. È poco? È molto?
Di sicuro, come lasciano capire Draghi e Prodi, non è abbastanza. E tuttavia questa realtà politica ancora in cerca di una definizione ha impedito che la pubblica umiliazione di Zelensky da parte di Trump si trasformasse in una resa dell’Ucraina. E ha sventato il tentativo del vertice russo-americano ad Anchorage di imporre a Kiev condizioni inaccettabili.
Essere riuscito a ridurre Trump in un ruolo quasi gregario non è bastato a Putin per avere via libera nella sua guerra. Piegare gli europei sarà più difficile. Non perché siano più forti. Anzi. Paradossalmente è proprio la loro debolezza e fragilità, la condizione precaria di democrazie sotto attacco dall’esterno e dall’interno, ad aumentare la loro determinazione. Questa Europa sarà anche una balena spiaggiata. Ma, almeno per ora, resta una balena ingombrante.