✕

Francia in crisi tra ragioni e opportunità

Parigi, 5 settembre: François Bayrou e Emmanuel Macron 

Ascolta l'audio

Le difficoltà in Parlamento e nei conti pubblici si sono intrecciate e rischiano di alimentarsi a vicenda. Ma l’Italia non ha nulla da guadagnare dall’indebolimento di Parigi. Anzi, sarebbe il momento ideale per rilanciare la collaborazione
3 minuti di lettura

La crisi del governo francese arriva a un punto di svolta. Il primo ministro François Bayrou aveva provato a fronteggiare il peggioramento dei conti pubblici con una legge di bilancio severa, ma ha incontrato i no (prevedibili e forse perfino cercati) della sinistra, che proponeva incrementi di tasse sugli alti redditi, e della destra, che ha fatto muro.

Le ricette sono molto diverse ma i sovranisti di Le Pen e la France insoumise di Mélenchon appaiono come accomunati dalla fretta per arrivare a nuove elezioni legislative o addirittura all’anticipo di quelle presidenziali previste per la primavera 2027.

Cn Bayrou sfiduciato, a Macron resterebbe l’alternativa tra un nuovo scioglimento dell’Assemblea nazionale, molto rischioso stando ai sondaggi, oppure, più probabilmente, l’indicazione di un nuovo primo ministro. Sarebbe addirittura il quinto in tre anni.

Un passo avanti potrebbe essere il coinvolgimento dei socialisti, la sinistra di governo. Un nuovo premier, con un deficit previs…

La crisi del governo francese arriva a un punto di svolta. Il primo ministro François Bayrou aveva provato a fronteggiare il peggioramento dei conti pubblici con una legge di bilancio severa, ma ha incontrato i no (prevedibili e forse perfino cercati) della sinistra, che proponeva incrementi di tasse sugli alti redditi, e della destra, che ha fatto muro.

Le ricette sono molto diverse ma i sovranisti di Le Pen e la France insoumise di Mélenchon appaiono come accomunati dalla fretta per arrivare a nuove elezioni legislative o addirittura all’anticipo di quelle presidenziali previste per la primavera 2027.

Cn Bayrou sfiduciato, a Macron resterebbe l’alternativa tra un nuovo scioglimento dell’Assemblea nazionale, molto rischioso stando ai sondaggi, oppure, più probabilmente, l’indicazione di un nuovo primo ministro. Sarebbe addirittura il quinto in tre anni.

Un passo avanti potrebbe essere il coinvolgimento dei socialisti, la sinistra di governo. Un nuovo premier, con un deficit previsto al 5,4% del Pil, non potrà comunque ignorare gli equilibri della finanza pubblica e dovrà cercare di mantenere almeno i tassi di crescita attuali. Impresa tutt’altro che facile senza una maggioranza e in un clima che può diventare teso viste le manifestazioni annunciate per “bloccare la Francia”.

Una protesta contro il governo Bayrou a Parigi (afp)

Noi italiani abbiamo una certa esperienza, conviviamo da decenni con governi instabili e con un debito pubblico al di sopra del 100% sul Pil, e siamo purtroppo abituati a spendere decine di miliardi all’anno per gli interessi su quel debito. Ma per la Francia il debito al 115% con un costo annuo di interessi di oltre 60 miliardi è la scoperta di un mondo nuovo.

Un mondo che ha preso forma negli ultimi quindici-venti anni visto che, non molto tempo fa, la Francia aveva un debito pubblico uguale a quello tedesco: entrambi di poco al di sotto del 60% sul Pil. Non a caso venne fissato proprio al 60% il limite da non superare nei trattati Ue; e quella soglia, con i relativi danni, è sopravvissuta per trent’anni, neutralizzata di fatto (anche se non cancellata) solo dall’ultima riforma del Patto di stabilità. Quanto allo spread francese, ha tallonato quello tedesco almeno fino alla crisi finanziaria, mentre oggi si sovrappone a quelli italiano e greco.

La spesa pubblica, che al 57% del Pil è la più alta tra le economie avanzate del mondo, ha ovviamente contribuito all’ascesa del debito. Ma l’ascesa è stata costante, inesorabile, mai frenata da avanzi primari di bilancio negli ultimi vent’anni, alimentata dalla lunga stagione dei tassi di interesse vicini a zero, e accelerata con il Covid e le successive misure per proteggere i consumatori dal picco di inflazione. Le condizioni politiche hanno poi fatto il resto frenando lo slancio riformatore di Macron e rendendo difficile un cambio di marcia.

Crisi di maggioranza in Parlamento e crisi dei conti pubblici si sono dunque intrecciate e rischiano di alimentarsi a vicenda. Non sarà facile sciogliere questo intreccio ed evitare che produca una crisi istituzionale, anche se a ridurne l’impatto economico c’è il relativo buon andamento della crescita: la Francia ha una crisi nei conti pubblici ma cresce più dell’Italia.

E c’è anche un meccanismo istituzionale che consente ai governi francesi di durare anche senza avere immediatamente la fiducia del Parlamento. All’orizzonte non c’è insomma un precipizio finanziario ma uno stato di precarietà prolungata, che comunque rischia di indebolire la voce europeista di Macron e di rafforzare le prospettive della destra nazionalista.

Mi auguro che da noi questa crisi francese non provochi qualche sorrisino compiaciuto in alcuni ambienti di governo. Sarebbe una reazione infantile e autolesionista. L’Italia non ha nulla da guadagnare dall’indebolimento di un Paese cui siamo legati da mille interessi economici e culturali, nonché da un accordo istituzionale, il Trattato del Quirinale, di cui fui iniziatore con il presidente Macron nell’autunno del 2017.

Piuttosto, sarebbe questo il momento ideale per rilanciare la collaborazione transalpina. Italia e Francia sono infatti oggi come non mai sulla stessa barca nel mare delle crisi. E forse proprio a noi italiani, che abbiamo l’inedito privilegio di una certa stabilità governativa, spetterebbe prendere l’iniziativa.

Un solo esempio, la difesa comune europea. Italia e Francia potrebbero aprire insieme un negoziato con Berlino sull’emissione di eurobond per la difesa. Ovvio che si tratterebbe di rassicurare la Germania che non si tratta di farsi carico del debito italo-francese. Ma oggi non sarebbe facile per il cancelliere Merz difendere il programma di riarmo tedesco — 500 miliardi in 10 anni — chiudendo la porta a strumenti comuni indispensabili per finanziare la difesa in Paesi con meno spazio di bilancio.

Le difficoltà francesi sono un’ottima occasione per rilanciare i nostri rapporti di amicizia. Più che mai oggi un’amicizia alla pari.

Leggi i commenti