Non c’è cosa peggiore che disprezzare le piazze e le flotte, presidente Meloni, anziché ringraziarle del lavoro che hanno fatto e del merito che hanno — enorme — nel risveglio di coscienza popolare che ha portato alla giornata di oggi. Non solo, certamente, ma anche. Una parte l’hanno avuta quei governi d’Europa e del mondo che nelle scorse settimane hanno riconosciuto lo stato di Palestina, e l’Italia — lei, presidente — non è fra questi. Una parte quei governi che hanno votato le sanzioni e di nuovo, lei non è fra questi. Una parte ancora quei Paesi che hanno lavorato attraverso le diplomazie all’accordo, un accordo che a lei non piaceva e che oggi si intesta. Una, la principale, determinante, l’ha avuta la forza dei più forti: perché non credo affatto che il lascito del Novecento misurato in termini di imperialismo e colonialismo sia al suo declino, credo anzi che ci troviamo di fronte a una nuova versione dei medesimi, come al livello più alto di un terribile videogioco. La proter…
Non c’è cosa peggiore che disprezzare le piazze e le flotte, presidente Meloni, anziché ringraziarle del lavoro che hanno fatto e del merito che hanno — enorme — nel risveglio di coscienza popolare che ha portato alla giornata di oggi. Non solo, certamente, ma anche. Una parte l’hanno avuta quei governi d’Europa e del mondo che nelle scorse settimane hanno riconosciuto lo stato di Palestina, e l’Italia — lei, presidente — non è fra questi. Una parte quei governi che hanno votato le sanzioni e di nuovo, lei non è fra questi. Una parte ancora quei Paesi che hanno lavorato attraverso le diplomazie all’accordo, un accordo che a lei non piaceva e che oggi si intesta. Una, la principale, determinante, l’ha avuta la forza dei più forti: perché non credo affatto che il lascito del Novecento misurato in termini di imperialismo e colonialismo sia al suo declino, credo anzi che ci troviamo di fronte a una nuova versione dei medesimi, come al livello più alto di un terribile videogioco. La protervia la prepotenza il denaro il privato interesse, l’interesse di uno sia persona o Stato, e il ricatto del più forte sul più debole sono ancora lì a menar la danza con la differenza che oggi tutti o quasi tutti i protagonisti della battaglia sono dittatori, fanatici religiosi, leader di governi criminali, figure persino democraticamente elette e tuttavia megalomani, autoritarie, dispotiche e illiberali. Un tempo cupo.
I fatti dicono che Trump abbia ottenuto il suo vedremo quanto fragile risultato con il ricatto economico, con il bastone e la carota degli accordi commerciali e coi benefici ad altro tipo di reddito che tengono in vita paesi e governi nel mondo intero, con la minaccia di togliere, non dare. Credo anche, per averlo sentito dalle sue stesse parole in conferenza stampa in risposta a chi gli chiedeva “pensa che sarà una pace durevole?”, che il suo obiettivo principale, suo e di Netanyahu, sia il rilascio degli ostaggi. “È questa la priorità”, ha detto seccato. Poi, dopo, vedremo. Se l’ingovernabile galassia criminale di Hamas e se l’ultradestra assetata di sterminio a cui il leader israeliano deve la sua stabilità al potere rispetteranno i patti, dopodomani. Si potrà sempre dire ops, chi poteva immaginare questo o quel nuovo contrattempo, certo, lo scenario è cambiato, certo, abbiamo fatto del nostro meglio, certo, non erano questi i patti qualcuno li ha violati dunque prendetevela con loro, non con noi. Dopo, rilasciati gli ostaggi, se qualcosa di imprevedibile (davvero? Ma no) dovesse accadere allora si proceda pure con Gaza Riviere, il colossale affare strategico e immobiliare, che poi ai pochi palestinesi che a quel punto saranno rimasti un posto dove stare, un alloggio per il personale di servizio e qualche soldo per campare glielo troveremo. Gli stati arabi avranno il loro tornaconto. Ritroviamoci qui fra qualche mese, per un bilancio. Ma intanto, presidente Meloni.
Intanto mentre oggi lei corre a festeggiare questa pace che non è la fine di una guerra ma la messa in pausa di un preordinato sterminio, intanto vigili, la prego, il suo furore contro i milioni di cittadini che sono scesi in piazza e che lei con toni di disprezzo — lei o i suoi familiari, o chi governa la sua comunicazione, quindi infine lei — addita come complici dei terroristi. Io, Giorgia Meloni, complice della pace in Palestina, loro, i manifestanti, complici dei disordini in Italia. È questa l’immagine che ha fatto circolare o ha lasciato che circolasse, è lo stesso, mentre il suo imbarazzante ministro degli Esteri il giorno dopo aver detto che “il diritto internazionale conta fino a un certo punto” ha diffuso il video di un cittadino palestinese con la bandiera italiana come se fosse un ringraziamento al suo governo quando era, c’era scritto proprio sotto, un grazie agli italiani che hanno manifestato contro il loro governo, dunque al suo. Presidente.
Quando Trump dice a Netanyahu “non puoi combattere contro il mondo intero” si riferisce non solo ma anche all’impopolarità globale del governo israeliano resa evidente dalla moltitudine scesa in piazza e in mare. I quali, per nostra e persino paradossale sua fortuna, restano attenti e vigili, restano in allerta. Vediamo. Ma a prescindere, per un momento, dal pur fondamentale contenuto delle proteste.
Proprio oggi, presidente. Proprio oggi nel giorno promesso, oggi che se gli accordi saranno mantenuti le televisioni e i canali social del mondo intero saranno accesi sul rilascio degli ostaggi — evviva, finalmente — è inevitabile ricordarle che non solo non dovrebbe additare i manifestanti suoi concittadini come un pericolo per la Nazione ma, appunto, ringraziarli per aver contribuito al risultato e di passaggio, come effetto secondario, per non aver fatto perdere del tutto la faccia dell’Italia agli occhi del mondo intero.
Non so se ricorda ma solo tre anni fa, all’atto del suo insediamento quando si definiva un’underdog e non ancora una statista, lei disse qualcosa sulle piazze. Disse: “Ho organizzato tantissime manifestazioni nella mia vita, questo mi ha insegnato molto più di tante altre cose. Voglio parlare ai ragazzi che scenderanno in piazza contro di noi. Steve Jobs diceva siate affamati, siate folli. Io aggiungo, siate liberi”. Era il 25 ottobre del 2022, ricorre tra pochi giorni. Difatti ha visto in quanti hanno manifestato contro di lei, liberamente? E come mai a così breve distanza di tempo ha dimenticato quelle parole? Come mai gli attivisti della Flotilla sono diventati irresponsabili, le manifestazioni pericolose e inutili, i partiti di opposizione paragonabili ad Hamas? Si rende conto di cosa significa, in una democrazia, additare le opposizioni politiche, i cittadini, gli artisti e gli intellettuali che prendono parola, milioni di giovani come nemici? Nemici del suo governo, dunque dell’Italia, un fastidio da zittire? Ricorda quando era lei a manifestare, ricorda di averlo esibito come una medaglia? Non ci si può fidare, di chi rinnega il suo passato quando arriva al potere. È il peggiore dei voltafaccia. In molti ancora le credono ma niente è per sempre. Non basta confidare sull’assenza di una proposta politica alternativa, che in effetti per sua buona sorte è assai debole. La democrazia è del popolo. Quando la politica tradisce si accendono le piazze. Occhio, perché il vento cambia in un momento e il vento, vede, sta cambiando.