Mattarella sulla Russia, il discorso più duro
di Stefano FolliSappiamo che dagli albori della Repubblica il capo dello Stato è titolare di una sorta di “diritto di supervisione” per quanto riguarda la politica estera. Tutti i presidenti, ciascuno con il proprio stile, lo hanno esercitato, valutando le scelte politiche dei governi e creando nel tempo una tradizione, una continuità più forte delle mutevoli maggioranze. Sergio Mattarella non è da meno; anzi, complice la gravità della crisi internazionale e l’atmosfera di guerra in cui l’Europa vive dal 2022, il presidente usa toni severi per denunciare lo stato delle cose e indurre la coalizione di governo e quella d’opposizione a non commettere errori irreparabili.
Sotto questo profilo, il discorso agli ambasciatori è stato forse il più duro mai pronunciato da Mattarella, segno di una preoccupazione crescente di fronte a uno scenario drammatico come non mai. Il senso coincide con una difesa senza riserve della funzione diplomatica in un mondo lacerato dalle tensioni. Ma lo sfondo parla di un occid…
Sappiamo che dagli albori della Repubblica il capo dello Stato è titolare di una sorta di “diritto di supervisione” per quanto riguarda la politica estera. Tutti i presidenti, ciascuno con il proprio stile, lo hanno esercitato, valutando le scelte politiche dei governi e creando nel tempo una tradizione, una continuità più forte delle mutevoli maggioranze. Sergio Mattarella non è da meno; anzi, complice la gravità della crisi internazionale e l’atmosfera di guerra in cui l’Europa vive dal 2022, il presidente usa toni severi per denunciare lo stato delle cose e indurre la coalizione di governo e quella d’opposizione a non commettere errori irreparabili.
Sotto questo profilo, il discorso agli ambasciatori è stato forse il più duro mai pronunciato da Mattarella, segno di una preoccupazione crescente di fronte a uno scenario drammatico come non mai. Il senso coincide con una difesa senza riserve della funzione diplomatica in un mondo lacerato dalle tensioni. Ma lo sfondo parla di un occidente messo quotidianamente a rischio da chi pretende di modificare i confini con la forza, vale a dire con le armi. La Russia di Putin, in una parola. Il campo occidentale, con la sua storia e i suoi valori, è sotto attacco e non è nemmeno protetto a sufficienza — se ne deduce — da chi avrebbe il dovere di farlo, ossia il sistema delle alleanze il cui perno sono ancora gli Stati Uniti. Ma ovviamente la Russia è indicata ancora una volta come la grande destabilizzatrice dell’ordine mondiale.
L’Ucraina, certo, come prima vittima. Eppure, se si denuncia la possibile disgregazione del campo occidentale, vuol dire che le inquietudini vanno oltre il destino di Kiev. Alla fine il negoziato in corso potrà costringere Zelensky e gli ucraini a un accordo doloroso. Tuttavia, la tragedia potrebbe non finire qui. Se l’Europa con tutti i suoi limiti e l’America Maga di Trump non saranno coesi, è facile prevedere che Putin non si fermerà. L’obiettivo resta quello di restaurare la sfera d’influenza che fu dell’Unione Sovietica e se possibile allargarla ancora. Non a caso, osservatori e commentatori guardano all’area del Baltico come al possibile terreno dello scontro prossimo venturo: persino più tragico della guerra ucraina perché coinvolgerebbe paesi aderenti alla Nato.
Esiste la consapevolezza di quello che sta accadendo e ancora potrebbe succedere nei prossimi anni? Questo è l’interrogativo che Mattarella pone. E qui il discorso sembra rivolgersi soprattutto all’interno: alle forze di maggioranza e a quelle di opposizione. Tutte hanno il dovere comune di provvedere alla sicurezza nazionale. Ed è un obiettivo che non può essere raggiunto se non all’interno dell’Unione. Compito di una classe dirigente responsabile può essere solo uno: contribuire in modo solidale alla definizione di una politica estera insieme nazionale ed europea. Dunque l’Italia da sola non può molto, ma può contribuire in forme decisive a rendere meno debole l’Unione sulla scena internazionale. Attenzione, dunque, ad assecondare il disprezzo dell’attuale amministrazione americana verso il vecchio continente. E attenzione ad accettare senza un sussulto d’orgoglio il duopolio esclusivo Trump-Putin. Le conseguenze potrebbero essere molto negative.
Il discorso di Mattarella è destinato di sicuro a non piacere alla signora Zacharova, l’ineffabile portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, che sembra avere un fatto personale con l’Italia, forse perché l’ha considerata a lungo il ventre molle dell’Unione e ora si accorge che così non è. Peraltro i destinatari domestici sono più di uno. Tutti coloro che in politica, nel giornalismo e nelle università sono supini ai “poteri opachi”, e per ciò stesso inafferrabili, il cui compito è disinformare per disarticolare. Ce ne sono a destra come a sinistra. Chi governa, al pari di chi si oppone, dovrebbe esserne consapevole.