]Nel dibattito sulla riforma costituzionale della magistratura e sul prossimo referendum non è ancora emerso un profilo rilevante: l’indebolimento degli strumenti di prevenzione e contrasto di abusi di potere e intrallazzi nel settore pubblico, conseguente all’abolizione dei reati di abuso d’ufficio e traffico di influenze illecite. Lo si deve a la legge Nordio del 2024. Secondo i suoi fautori, la riforma costituzionale — che separa le carriere, duplica il Csm e istituisce l’Alta Corte disciplinare — dovrebbe servire anche e soprattutto a impedire possibili magheggi delle correnti sulle nomine dei magistrati, come quelli dello scandalo Palamara. Nella riforma, la norma anti-correnti prevede il sorteggio dei rappresentanti dei magistrati nei nuovi Csm, al posto dell’elezione. Come il sorteggio dei professori universitari nelle commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale, introdotto nel 2010 dalla legge Gelmini, avrebbe dovuto neutralizzare i ‘baroni’, così ora il sorteggio dei…
]Nel dibattito sulla riforma costituzionale della magistratura e sul prossimo referendum non è ancora emerso un profilo rilevante: l’indebolimento degli strumenti di prevenzione e contrasto di abusi di potere e intrallazzi nel settore pubblico, conseguente all’abolizione dei reati di abuso d’ufficio e traffico di influenze illecite. Lo si deve a la legge Nordio del 2024. Secondo i suoi fautori, la riforma costituzionale — che separa le carriere, duplica il Csm e istituisce l’Alta Corte disciplinare — dovrebbe servire anche e soprattutto a impedire possibili magheggi delle correnti sulle nomine dei magistrati, come quelli dello scandalo Palamara. Nella riforma, la norma anti-correnti prevede il sorteggio dei rappresentanti dei magistrati nei nuovi Csm, al posto dell’elezione. Come il sorteggio dei professori universitari nelle commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale, introdotto nel 2010 dalla legge Gelmini, avrebbe dovuto neutralizzare i ‘baroni’, così ora il sorteggio dei magistrati nei due nuovi Csm dovrebbe sterilizzare le correnti.
Ma davvero il sorteggio dei togati ha questa capacità taumaturgica? È lecito dubitarne, e proprio il parallelo con i concorsi universitari lo conferma: anche dopo il sorteggio dei commissari di concorso, le denunce per reati quali l’abuso d’ufficio sono state molte. L’abolizione di questo reato fa sì che oggi, se non vi è di mezzo una tangente (corruzione), il professore sorteggiato, che violando le regole favorisce intenzionalmente un candidato (ad es., l’amante) o ne sfavorisce un altro (ad es., un rivale in politica), non risponde di alcun reato. E lo stesso vale — incredibile ma vero — per tutti i concorsi nel pubblico impiego nonché, e qui casca l’asino, per le nomine dei magistrati nel Csm. Il togato, oggi eletto e domani sorteggiato, può abusare impunemente del suo ufficio. Che lo faccia al di fuori di una corrente non tranquillizza, anzi: agirà come un battitore libero, senza dover rendere conto ai colleghi che lo hanno eletto. Come ci si può lamentare allora dicendo che i magistrati ‘non rispondono mai’ e, contestualmente, abolire l’abuso d’ufficio, mandando assolti anche i magistrati che avevano commesso quel reato?
Ma i paradossi non finiscono qui. Nell’ambito della vicenda che lo ha coinvolto, Luca Palamara ha patteggiato davanti al Tribunale di Perugia nel 2023 la pena di un anno di reclusione per traffico di influenze illecite (oltre che per rivelazione di segreto d’ufficio). Secondo l’imputazione oggetto della sentenza definitiva, Palamara ha commesso il reato, tra l’altro, attraverso un’opera di mediazione illecita consistita “nel promettere di influenzare e/o determinare, anche per il tramite di rapporti con altri consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) e/o di altri colleghi, le nomine e gli incarichi da parte del Consiglio medesimo e le decisioni del predetto organo”. Questo traffico di influenze illecite, che mirava a far compiere ad altri consiglieri del Csm degli abusi d’ufficio, non è oggi più punibile, tanto è vero che, in un’intervista a La Verità del 17 dicembre scorso, Palamara ha dichiarato di voler chiedere la revoca del patteggiamento. Qualcosa non torna, se con una mano si abolisce il reato per il quale è stata applicata una pena nello scandalo Palamara e, con l’altra, si cambia la Costituzione per evitare…nuovi scandali. È come se, per curare un male, il medico avesse buttato via i farmaci e proponesse ora un placebo, il sorteggio dei magistrati, con garanzia di impunità.
La conclusione è che in un simile contesto, nel quale si ambienta la riforma costituzionale sottoposta a referendum, non vi sono sufficienti garanzie contro quella che il presidente Mattarella definì in pieno scandaloPalamara “la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”. Non si può d’altra parte obiettare che la Corte costituzionale, con due recenti sentenze, non ha accolto le questioni di legittimità costituzionale sull’abolizione dei reati di abuso d’ufficio e traffico di influenze illecite. La Corte aveva le mani legate, essendole precluso dalla Costituzione fare rivivere reati aboliti dal Parlamento. Ha però invitato il legislatore “a introdurre una organica disciplina delle attività di lobbying, da tempo e da più parti auspicata” e ha sottolineato “gli indubbi vuoti di tutela penale” in rapporto “a imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione contro condotte di indubbia gravità, che restano oggi del tutto sprovviste di sanzione”. Anche nel Csm.