La crisi venezuelana ha l’aria d’essere appena cominciata: tutto lascia temere che la miccia accesa a Caracas sia destinata a svilupparsi in più direzioni, talune molto negative per i rapporti fra Stati Uniti ed Europa. In Italia, come nel resto dell’Unione, si stanno facendo i conti con la realtà. Nelle prime ore dopo l’attacco al regime di Maduro, la condanna dell’azione americana è stata per molti ovvia, fondata sulla violazione evidente del diritto internazionale. Lo ha detto Elly Schlein, aggiungendo che il Pd non ha mai teso la mano al dittatore sospetto narco-trafficante. Lo ha ripetuto Giuseppe Conte in termini quasi identici, senza tuttavia essere in grado di negare i passati rapporti con Maduro. Sul versante opposto, Giorgia Meloni ha abbracciato la linea trumpiana senza troppi distinguo: gli Stati Uniti hanno agito per autodifesa rispetto alla guerra sferrata dal Venezuela attraverso il traffico di droga. Persino Salvini l’ha presa alla larga, stavolta, forse per non perder…
La crisi venezuelana ha l’aria d’essere appena cominciata: tutto lascia temere che la miccia accesa a Caracas sia destinata a svilupparsi in più direzioni, talune molto negative per i rapporti fra Stati Uniti ed Europa. In Italia, come nel resto dell’Unione, si stanno facendo i conti con la realtà. Nelle prime ore dopo l’attacco al regime di Maduro, la condanna dell’azione americana è stata per molti ovvia, fondata sulla violazione evidente del diritto internazionale. Lo ha detto Elly Schlein, aggiungendo che il Pd non ha mai teso la mano al dittatore sospetto narco-trafficante. Lo ha ripetuto Giuseppe Conte in termini quasi identici, senza tuttavia essere in grado di negare i passati rapporti con Maduro. Sul versante opposto, Giorgia Meloni ha abbracciato la linea trumpiana senza troppi distinguo: gli Stati Uniti hanno agito per autodifesa rispetto alla guerra sferrata dal Venezuela attraverso il traffico di droga. Persino Salvini l’ha presa alla larga, stavolta, forse per non perdere il contatto con l’amico russo.
S’intende che con il passare del tempo alcuni aspetti cambiano. Maduro è già comparso davanti al tribunale di New York con l’accusa di traffico di droga. Questo rafforza il profilo virtuoso, diciamo così, dell’attacco americano; ma è lo stesso Trump, in piena auto-esaltazione, a spiegare ai giornalisti che adesso i giacimenti di petrolio saranno gestiti dai cugini nord-americani. Gli ha fatto eco un dimostrante che festeggiava la caduta del dittatore nelle piazze di Caracas: “ma cosa credevate, che russi e cinesi sostenessero Maduro in cambio della ricetta delle nostre frittelle?”. Ne deriva che sul piano della “realpolitik” la premier ha preso una posizione che potrà rinforzare la relazione bilaterale con Washington.
Viceversa, l’opposizione ha tenuto una linea ineccepibile, volta alla salvaguardia del diritto internazionale, ma purtroppo in una chiave astratta. Il mondo va avanti adeguandosi alla legge del più forte. Sul continente americano la forza è logicamente dalla parte dell’America di Trump; e quindi l’interrogativo più interessante sembra essere il seguente: il disegno geopolitico si completerà con il cedimento finale sull’Ucraina, riconoscendo l’egemonia russa nell’Europa dell’Est, o viceversa proprio il successo spregiudicato a Caracas consiglierà all’amministrazione repubblicana di non regalare a Putin quello che non ha saputo conquistare con le armi?
In ogni caso, gli europei non hanno inasprito nelle ultime ore la denuncia dell’operazione americana. È emersa una relativa prudenza. Le ragioni possono essere almeno due. Primo, non approfondire il solco con gli Stati Uniti trumpiani, di cui hanno appena misurato la determinazione. Secondo, evitare che tra le conseguenze di breve termine ci sia l’occupazione militare della Groenlandia, come pure il presidente ha ripreso a minacciare: del tutto indifferente, in apparenza, alle ragioni del buon senso e all’opportunità di non frantumare i rapporti residui con gli europei. La crisi con l’Unione e con la stessa Nato sarebbe gravissima, con conseguenze al momento insondabili.
L’altra ipotesi è che Trump e il suo segretario di Stato, Rubio, si dedichino in primo luogo a destabilizzare il resto del continente latino-americano, nella parte non allineata agli Stati Uniti. Quindi la Colombia e soprattutto Cuba. Qui il problema politico, per quanto riguarda l’Italia, sarebbe dell’opposizione di sinistra. Non va dimenticato che persino il regime di Maduro ha trovato più di qualche sostenitore nelle nostre piazze, in odio all’Occidente di stampo anglo-americano. Facile immaginare cosa potrebbe accadere se Cuba subisse lo stesso trattamento riservato al Venezuela. Decenni di relazioni con la rivoluzione castrista tornerebbero d’attualità, riemergendo da un passato che non passa.