Si ha la sensazione di essere sospesi. L’Italia, l’Europa, ma potremmo dire l’intero occidente attende gli eventi. L’Iran è nel pieno di una crisi atroce che non può essere lasciata marcire. Assistiamo a massacri devastanti come nella Pechino di piazza Tienanmen, ma stavolta lo stillicidio delle uccisioni indiscriminate è forse persino più ripugnante. L’America di Trump ha varcato la “linea rossa”, nel momento in cui ha preso l’impegno morale di intervenire. Tuttavia non si sa esattamente in che termini. Non lo sa il Congresso di Washington e forse non lo sa ancora nemmeno la Casa Bianca. E questa incertezza rischia di allungare i tempi ovvero di produrre esiti meno risolutivi di quelli necessari.
Inutile chiedere all’Unione europea di ergersi proprio ora a protagonista: verso l’Iran le capitali europee sono state fin troppo accondiscendenti nel corso degli anni in cui ha prevalso la teocrazia degli ayatollah. E a maggior ragione è superfluo attendersi un’iniziativa risolutiva da par…
Si ha la sensazione di essere sospesi. L’Italia, l’Europa, ma potremmo dire l’intero occidente attende gli eventi. L’Iran è nel pieno di una crisi atroce che non può essere lasciata marcire. Assistiamo a massacri devastanti come nella Pechino di piazza Tienanmen, ma stavolta lo stillicidio delle uccisioni indiscriminate è forse persino più ripugnante. L’America di Trump ha varcato la “linea rossa”, nel momento in cui ha preso l’impegno morale di intervenire. Tuttavia non si sa esattamente in che termini. Non lo sa il Congresso di Washington e forse non lo sa ancora nemmeno la Casa Bianca. E questa incertezza rischia di allungare i tempi ovvero di produrre esiti meno risolutivi di quelli necessari.
Inutile chiedere all’Unione europea di ergersi proprio ora a protagonista: verso l’Iran le capitali europee sono state fin troppo accondiscendenti nel corso degli anni in cui ha prevalso la teocrazia degli ayatollah. E a maggior ragione è superfluo attendersi un’iniziativa risolutiva da parte dell’Italia.
Anche la discussione politica sul destino dell’Iran è asfittica: in un modo o nell’altro tutti, forze di maggioranza e di opposizione, attendono che qualcosa accada. Che cosa? La fine dell’eccidio: su questo sono tutti più o meno d’accordo. Ma già il come e il quando divide gli animi. C’è la sensazione diffusa che questa non sia una crisi come se ne sono conosciute tante in passato. Non è il Venezuela, per dirla in sintesi: una guerra lampo molto criticabile nelle modalità e tuttavia risoltasi, a quanto pare, con una rapidità tale da evitare più drammatiche conseguenze.
L’Iran è diverso, è il fulcro di un sommovimento che può incrinare più vasti equilibri tra Medio Oriente e Asia. Oppure, al contrario, può cancellare dal mondo un regime detestabile, restituendo stabilità e magari un principio di democrazia a un’area cruciale. Anche questo spiega la cautela con cui un Paese come l’Italia, che non è decisivo nel grande gioco, attende gli avvenimenti.
E c’è un altro aspetto da non trascurare. Trump è un personaggio che divide e disturba molte coscienze: in patria ma anche in Europa, e a maggior ragione in Italia. La ritrosia ad affrontare la crisi iraniana, a riempire le piazze come si è fatto per Gaza, dipende anche dal desiderio di non darla vinta al presidente degli Stati Uniti; dalla volontà di non ammettere che un’azione americana, per ipotesi, magari repentina e violenta, potrebbe riuscire là dove hanno fallito molte diplomazie. Nessuno sa ancora con precisione cosa faranno gli Stati Uniti, ma qualcosa succederà e non ci si vuole mostrare in anticipo più realisti del re.
In questo atteggiamento sarebbe ingiusto vedere un incoraggiamento agli ayatollah. Una certa simpatia una parte della sinistra, quella più massimalista, l’ha avuta nei confronti di Maduro: tardivo omaggio al “terzomondismo” di altri tempi. Ma l’Iran oscurantista è ben altra cosa. È vero che finora nessuno è sceso in piazza in forme massicce per reclamare la fine della dittatura più odiosa del pianeta. Eppure questo — come detto — sembra soprattutto un riflesso dell’ostilità verso l’America trumpiana più che un desiderio di sostenere Teheran.
Vedremo presto come evolverà la situazione. Anche a destra, in ogni caso, suscita riserve quella bizzarra mistura di espansionismo e isolazionismo in cui si riconosce il disegno trumpiano. Prevale la destra atlantista e filo-Usa che si riconosce in Giorgia Meloni e nella sua maggioranza politica, ma c’è un segmento intellettuale che non rompe i legami con il riflesso anti-occidentale e guarda con malcelato interesse ai Paesi che non si piegano.