In difficoltà con i treni, Matteo Salvini, nella veste (non poi così frequente) di ministro dei Trasporti, aveva puntato le sue fiches sul nuovo codice della strada, entrato in vigore nel dicembre del 2024. Tra le norme più sbandierate c’era quella che fissa le sanzioni per la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Un vecchio cavallo di battaglia, la lotta al consumo di droga, che in passato aveva già portato il leader del Carroccio a esibirsi al citofono di una civile abitazione, in quel di Bologna, per domandare se in quella casa ci fossero spacciatori (beninteso: in favore di telecamere e con i microfoni accesi). Salvini ha dovuto invece mettere orecchio alla sentenza della Corte costituzionale, che non ha cancellato l’articolo-bandiera del ministro, ma ne ha imposto un’interpretazione restrittiva.
Prima di Salvini il codice della strada puniva chi, dopo aver assunto sostanze stupefacenti, fosse stato pizzicato «in stato di alterazione psico-fisica». Salvi…
In difficoltà con i treni, Matteo Salvini, nella veste (non poi così frequente) di ministro dei Trasporti, aveva puntato le sue fiches sul nuovo codice della strada, entrato in vigore nel dicembre del 2024. Tra le norme più sbandierate c’era quella che fissa le sanzioni per la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Un vecchio cavallo di battaglia, la lotta al consumo di droga, che in passato aveva già portato il leader del Carroccio a esibirsi al citofono di una civile abitazione, in quel di Bologna, per domandare se in quella casa ci fossero spacciatori (beninteso: in favore di telecamere e con i microfoni accesi). Salvini ha dovuto invece mettere orecchio alla sentenza della Corte costituzionale, che non ha cancellato l’articolo-bandiera del ministro, ma ne ha imposto un’interpretazione restrittiva.
Prima di Salvini il codice della strada puniva chi, dopo aver assunto sostanze stupefacenti, fosse stato pizzicato «in stato di alterazione psico-fisica». Salvini aveva barrato queste parole: basta l’assunzione, aveva tuonato. Il che voleva dire: non importa come o quando, non conta se il conducente sia o meno in condizione di guidare, se sia ancora alterato, sotto l’effetto di droghe precedentemente assunte, o sia invece ben lucido e vigile, conta solo se il test a cui si viene sottoposti abbia dato o no esito positivo.
Ora la Consulta ha messo un paletto: eh no, bisogna sì che risulti la positività a certe sostanze, ma occorre pure che sia ragionevole supporre effetti sulla capacità di guida. Non si torna esplicitamente all’«alterazione psico-fisica» di cui parlava l’articolo del codice prima delle citofonate di Salvini, ma perlomeno si contiene, in sede di interpretazione della norma, l’effetto espansivo della norma incriminatrice, come volevano i ricorrenti.
I giuristi disquisiranno ancora sulla sentenza, e faranno bene. Perché ne va di un principio sacrosanto, che si trova nei fondamenti della filosofia moderna della pena. Si tratta dell’idea, elevata a principio da John Stuart Mill, secondo la quale lo Stato dovrebbe punire solo le condotte che sono di danno (ad altri, non a sé), non i comportamenti ritenuti immorali o autolesionisti (come l’assunzione di droghe).
Orbene, nel nostro codice penale il principio di offensività vuole che ci sia reato solo se un bene giuridico è leso o messo in pericolo. Ma un conto è guidare dopo essersi sbronzati, un altro è la presenza di tracce residue di una serata di baldoria che risale a diversi giorni fa e che ho nel frattempo smaltito.
Nel primo caso posso rappresentare un pericolo concreto se mi metto al volante; nel secondo no, o almeno — dice la Corte — andrebbe dimostrato. In termini che mi paiono illuminanti, con la riforma Salvini aveva trasformato l’illecito da reato di pericolo concreto a reato di pericolo «astratto» o «presunto», senza star troppo a considerare se questa presunzione fosse ragionevole o meno. E qui io direi che c’è un mondo intero dietro questa trasformazione. O più semplicemente: un’altra concezione della pena che si allontana vistosamente dalla modernità giuridica liberale.
Non si tratta solo della (palese, conclamata, esibita) volontà di criminalizzare il consumo di droghe, indipendentemente dal danno ad altri di cui parlava Mill, bensì anche di una filosofia repressiva che può essere nitidamente messa a fuoco in tanti altri casi.
Che altro è, in generale, il migrante, se non, anche lui, un pericolo astratto? È lui infatti a rappresentare un pericolo, non quello che fa (anzi: indipendentemente da quel che fa). E cosa comporta, in materia di legittima difesa, far saltare i principi della proporzionalità della reazione o dell’attualità e dell’imminenza del pericolo, se non la trasformazione del pericolo in una fattispecie astratta, generalizzata, indeterminata?
Non voglio esagerare: si tratta solo, nella pronuncia di ieri (giovedì 29 gennaio), del codice della strada; non siamo ancora, per fortuna, per le strade di Minneapolis. Resta però che si ragiona più o meno così: ci vogliono più punizioni perché il pericolo, non importa come, incombe (e a volte peggio: bisogna che aleggi il pericolo per introdurre maniere forti). È sul terreno del diritto ma anche nella filosofia sociale o nell’antropologia che la destra declina, da sempre, un’impostazione del genere.
In politica però c’è da capirlo: il futuro è alle porte. Il futuro nazionale di Vannacci, intendo, il nuovo partito che toglie il sonno al segretario della Lega. Salvini in verità ha provato a esorcizzarlo: fuori della Lega c’è il deserto, ha detto. Ma quello che invece c’è, e si vede, è una competizione sempre più accesa e una spinta centrifuga sempre più forte.
Salvini non ha molte carte da giocare, e alcune minaccia di sfilargliele proprio il generale: dalla politica estera filoputiniana alle nazistoidi politiche di remigrazione, passando per l’intero ventaglio dei diritti civili da ripiegare, Vannacci — eccolo qui, un pericolo concreto! — si può muovere senza i vincoli di coalizione a cui, dopo tutto, sottostà la Lega. I treni, per giunta, non arrivano in orario: se ora la Consulta lo bacchetta sul codice, che strada il Capitano prenderà?