Sull’onda della novità, il generale Vannacci continua a occupare le pagine dei giornali. Il che gli regala l’impressione di una perdurante popolarità, da cui discendono i sondaggi che gli attribuiscono fino al 4 per cento del voto politico. In realtà farebbe bene a mantenere il senso della misura. Un 4 per cento oggi, quando siamo distanti almeno un anno dalle prossime elezioni legislative, non è l’annuncio di un trionfo. Anzi, è l’avviso di un percorso accidentato, molto difficile da compiere senza commettere passi falsi. Le ragioni sono diverse ma comprensibili.
Intanto c’è la questione internazionale. Che Vannacci sia un esplicito sostenitore di Putin, è evidente. Ma questo non significa che il suo partito sia finanziato sotto banco da Mosca. Prima di lanciare accuse, andrebbe provato: altrimenti si rischia di farlo passare come la vittima dei suoi avversari. Peraltro i russi non si tirano indietro quando c’è da sostenere i loro amici. Pochi giorni fa l’ambasciatore di Mosca in It…
Sull’onda della novità, il generale Vannacci continua a occupare le pagine dei giornali. Il che gli regala l’impressione di una perdurante popolarità, da cui discendono i sondaggi che gli attribuiscono fino al 4 per cento del voto politico. In realtà farebbe bene a mantenere il senso della misura. Un 4 per cento oggi, quando siamo distanti almeno un anno dalle prossime elezioni legislative, non è l’annuncio di un trionfo. Anzi, è l’avviso di un percorso accidentato, molto difficile da compiere senza commettere passi falsi. Le ragioni sono diverse ma comprensibili.
Intanto c’è la questione internazionale. Che Vannacci sia un esplicito sostenitore di Putin, è evidente. Ma questo non significa che il suo partito sia finanziato sotto banco da Mosca. Prima di lanciare accuse, andrebbe provato: altrimenti si rischia di farlo passare come la vittima dei suoi avversari. Peraltro i russi non si tirano indietro quando c’è da sostenere i loro amici. Pochi giorni fa l’ambasciatore di Mosca in Italia ha tenuto un discorso molto applaudito al congresso del piccolo partito comunista di Marco Rizzo. Di sicuro non esiterebbe se a invitarlo fosse Vannacci: forse accadrà, perché il generale ha tutto l’interesse a marcare le distanze tra sé e il resto del centrodestra anche sulla politica estera. Da Giorgia Meloni, è ovvio. Ma anche da Salvini, il quale, nella logica putiniana, parla molto ma non offre poi un grande contributo alla causa comune. E si capisce: il capo della Lega preferisce tenersi stretto il potere governativo che l’alleanza con Fratelli d’Italia, partito egemone a destra, gli garantisce.
In secondo luogo, il Futuro Nazionale per adesso è solo nella mente del fondatore. Non si sfugge all’impressione che la scissione sia stata decisa in gran fretta: probabilmente sarebbe avvenuta lo stesso, ma in tempi più lunghi e costruita meglio. Tutto di corsa, invece. Senza una base sociale, senza un gruppo di parlamentari già acquisiti: in seguito si vedrà. E nemmeno con un programma, esclusi alcuni slogan accesi nella notte, come la lotta agli immigrati e le strade sicure. Troppo poco, probabilmente, per resistere sulla scena un anno e poi affrontare le elezioni al di fuori di un vincolo di coalizione. Vannacci dovrà presentarsi da solo, in coerenza con il suo stile guascone: ciò che costituisce insieme un elemento di forza e un fattore di debolezza. Il primo deriva dall’essere solo contro tutti gli altri. Il secondo equivale a un salto mortale senza rete. Vedremo quale prevarrà. Certo, aver cominciato questa corsa solitaria prima del tempo alimenta qualche sospetto circa l’esistenza di un burattinaio che tira i fili nell’oscurità. Ma, come si è detto, per ora non si va oltre il sospetto.
Senza dubbio l’ex militare si affida molto al risultato del voto europeo: quei 500mila voti presi nel territorio della Lega. Ma al momento non si avvertono nell’aria i segnali di uno scossone, un sommovimento popolare a favore della nuova formazione e a danno della Lega, intesa in questo caso come il territorio di Luca Zaia. Tralasciamo il fallimento di Vannacci nelle regionali toscane, luogo poco propizio per sperimentare una lista di estrema destra. Ma c’è un altro tassello che alimenta la fiducia in sé stesso del generale. Sono le copie vendute del libro che lo ha lanciato, Il mondo al contrario. Facile l’equazione: tutti coloro che hanno comprato il libro sono adesso pronti a scendere in campo con il voto. Ma è un calcolo temerario. Si mescolano cose eterogenee tra loro. Il voto politico è il risultato di un percorso mentale che non è detto coincida con una scelta politica così impegnativa come sostenere a spada tratta un nuovo partito. Altrimenti tutti gli autori di “best-seller” diventerebbero leader politici.