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L’Europa si prenda la Nato

Bergen (Germania), 19 febbraio: lo stemma della Steadfast Dart, la più grande esercitazione Nato del 2026 (reuters)

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Sull’Alleanza Atlantica siamo di fronte a un paradosso. Invece di imboccare la via di una maggiore responsabilità, gli europei sono titubanti. Dovremmo fare l’esatto contrario
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C’è poco da minimizzare. Sarà pure un fatto simbolico, l’annunciato ritiro di militari americani dalla Germania e forse da Italia e Spagna, ma anche di simboli è fatto il gioco della deterrenza. E se Trump con linguaggio maoista ridicolizza la Nato, «tigre di carta», come se fosse una fastidiosa organizzazione multilaterale e non una potente alleanza militare dominata proprio dagli Stati Uniti, gli europei sono obbligati a rispondere. Non certo per contribuire a disintegrare l’alleanza, sulla cui deterrenza, specie quella nucleare, dobbiamo contare, ma per prendere in mano la nostra difesa. Il tempo in cui erano gli americani a farsene carico non tornerà: la nostalgia non è una strategia.

Non possiamo ignorare che siamo di fronte a un altro segnale di un Occidente il cui Paese-guida abbassa la guardia di fronte alle autocrazie, una sorta di ammainabandiera della libertà come ha osservato Ezio Mauro. Un segnale che non a caso si accompagna al crescente disimpegno americano sull’Ucraina…

C’è poco da minimizzare. Sarà pure un fatto simbolico, l’annunciato ritiro di militari americani dalla Germania e forse da Italia e Spagna, ma anche di simboli è fatto il gioco della deterrenza. E se Trump con linguaggio maoista ridicolizza la Nato, «tigre di carta», come se fosse una fastidiosa organizzazione multilaterale e non una potente alleanza militare dominata proprio dagli Stati Uniti, gli europei sono obbligati a rispondere. Non certo per contribuire a disintegrare l’alleanza, sulla cui deterrenza, specie quella nucleare, dobbiamo contare, ma per prendere in mano la nostra difesa. Il tempo in cui erano gli americani a farsene carico non tornerà: la nostalgia non è una strategia.

Non possiamo ignorare che siamo di fronte a un altro segnale di un Occidente il cui Paese-guida abbassa la guardia di fronte alle autocrazie, una sorta di ammainabandiera della libertà come ha osservato Ezio Mauro. Un segnale che non a caso si accompagna al crescente disimpegno americano sull’Ucraina. Dunque, tocca agli europei.

Se l’Europa vuole difendersi e difendere il proprio modello di democrazia, di welfare, di diritti civili. Se vuole prendere in mano la causa dell’Occidente, resistendo all’invasione dell’Ucraina e svolgendo un ruolo di pace nel mondo, allora l’Europa deve diventare adulta. Guardando alle percentuali di spesa militare sul Pil si può dire che forse comincia a farlo. Un incremento di spesa è in atto in tutti i Paesi, inclusi quelli che partivano da livelli più bassi come Spagna e Italia.

Questi incrementi di spesa avvengono tuttavia in ordine sparso. Ancora troppo timida è la strategia comune sia nell’industria della difesa, dove ciascuno continua a rivolgersi ai tradizionali fornitori, molto spesso americani, sia nella cooperazione militare. Anche qui ci sono passi avanti. Si comincia, ad esempio, a discutere di come rendere operativo l’articolo 42.7 dei Trattati che prevede di far scattare una mutua assistenza in caso di minacce a un Paese europeo, una sorta di articolo 5 della Nato in versione Ue.

Sulla Nato siamo di fronte a un vero e proprio paradosso: invece di imboccare con decisione la via di una maggiore responsabilità, gli europei sono titubanti e talvolta sembrano rimpiangere i bei tempi in cui gli americani comandavano in tutto e per tutto e la Nato era un’alleanza di “Uno+Trentuno”.

Dovremmo fare l’esatto contrario. Non per consegnare la Nato agli archivi della storia: l’amministrazione americana cambierà e comunque avremo a lungo ancora bisogno della Nato. Ma per renderla più europea. E forse, ecco il paradosso, si tratta di un riequilibrio che oggi gli stessi americani farebbero fatica a ostacolare. Hanno già ceduto alcuni dei comandi operativi più importanti, tra cui quello di Napoli.

L’ambasciatore Usa alla Nato, Matthew Whitaker, si è addirittura augurato mesi fa che i tedeschi dicessero: «Siamo pronti ad avere un nostro generale nel ruolo di Comandante supremo alleato (Saceur)», ruolo occupato 75 anni fa da Eisenhower e da allora sempre da un generale americano. La questione è tutt’altro che formale, visto che coinvolge anche il funzionamento del comando operativo Nato in Europa (Shape), dove già la maggioranza degli incarichi e dei costi sono degli europei. Una gestione europea di Shape, che ha sede in Belgio, costituirebbe infatti una possibile traduzione concreta del concetto di pilastro europeo della Nato.

Senza strategia comune e senza un pilastro europeo della Nato si prosegue in ordine sparso. Ma di questa scelta dobbiamo conoscere i pericoli. Innanzitutto, ovviamente, quelli della frammentazione interna tra Paesi e della sovrapposizione di sistemi di difesa che crea sprechi e scarsa efficienza. Il fondo Safe è stata una novità importante, ma si tratta di 150 miliardi di soli prestiti e non è certo sufficiente a correggere la rotta per cui continuiamo a duplicare sistemi di difesa e ad acquistarli prevalentemente fuori dall’Europa.

Ma c’è una nuova dimensione di rischio che non può più essere sottaciuta. L’incremento della spesa militare in ordine sparso può creare in Europa uno squilibrio tra le capacità militari dei diversi paesi a livelli che non abbiamo mai conosciuto dal dopoguerra.

La Germania, in particolare, ha in programma di diventare una grande potenza militare: nel 2029 la sua spesa sarà di 189 miliardi, tre volte quella del 2022, la terza al mondo dopo Usa e Cina. La storia europea ci suggerisce di prendere sul serio il rischio di simili squilibri e la Zeitenwende, la svolta epocale tedesca, certamente benvenuta, dovrebbe collocarsi in un quadro di difesa comune.

L’interesse europeo in questo caso coincide con quello italiano, e di altri paesi come la Spagna o la Francia. Ma anche con gli interessi dei paesi nordici più esposti alla presenza russa. Bisogna muoversi, sulla difesa. Bisogna però farlo con industrie e strategie comuni, e dunque con finanziamenti comuni. Una nuova emissione di Eurobond, che sarebbe utile per diversi beni comuni europei, nel campo della difesa è una scelta obbligata. E urgente, come ci ricorda Trump.

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