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Non negare a Kiev l’Ue

Volodymyr Zelensky (agf)

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L’Italia ora sembra tirare il freno
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All’improvviso, l’Italia sembra tirare il freno sull’Ucraina. Dopo che negli ultimi quattro anni avevamo sostenuto la sua adesione alla Ue, poche righe di comunicato della Lega hanno rimesso tutto in discussione, innescando una specie di corsa al disimpegno tra le forze politiche. E ieri, cosa assai più allarmante, il ministro Crosetto ha di fatto escluso l’ipotesi di adesione definendola “troppo difficile”. Se davvero questa diventasse la posizione del governo, ci troveremmo di fronte a un fatto enorme. Negare all’Ucraina l’adesione alla Ue significherebbe infatti sottrargli il futuro. Entrare nella Nato, per Kiev, era un modo di difendersi, cosa che ha ormai imparato a fare da sola, con il sostegno europeo e rinunciando alla Nato. Entrare nell’Ue è molto di più, è la ragione ideale che ha mosso gli ucraini in questi anni, dalla mobilitazione in piazza Maidan nel 2014 alla resistenza all’invasione russa.

L’Italia ha condiviso tutti i passi compiuti finora, prima quando l’Ucraina è di…

All’improvviso, l’Italia sembra tirare il freno sull’Ucraina. Dopo che negli ultimi quattro anni avevamo sostenuto la sua adesione alla Ue, poche righe di comunicato della Lega hanno rimesso tutto in discussione, innescando una specie di corsa al disimpegno tra le forze politiche. E ieri, cosa assai più allarmante, il ministro Crosetto ha di fatto escluso l’ipotesi di adesione definendola “troppo difficile”. Se davvero questa diventasse la posizione del governo, ci troveremmo di fronte a un fatto enorme. Negare all’Ucraina l’adesione alla Ue significherebbe infatti sottrargli il futuro. Entrare nella Nato, per Kiev, era un modo di difendersi, cosa che ha ormai imparato a fare da sola, con il sostegno europeo e rinunciando alla Nato. Entrare nell’Ue è molto di più, è la ragione ideale che ha mosso gli ucraini in questi anni, dalla mobilitazione in piazza Maidan nel 2014 alla resistenza all’invasione russa.

L’Italia ha condiviso tutti i passi compiuti finora, prima quando l’Ucraina è divenuta “paese candidato”, poi due anni fa con l’avvio dei negoziati per l’adesione, con il nostro voto favorevole. Appena un mese fa, incontrandolo a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni si è rivolta a Zelensky “auspicando l’adesione dell’Ucraina alla Ue”. Se adesso c’è un’inversione di rotta, non se ne capiscono le ragioni. Anche perché, intanto, l’Ucraina sta recuperando terreno e ha bloccato ogni illusione di sfondamento russo grazie allo sviluppo dei propri velivoli senza pilota. Oggi Trump non potrebbe ripetere a Zelensky “tu non hai le carte”, e su questa base una pace giusta e duratura sembra meno lontana; e infatti si discute di quale ruolo possa svolgere l’Europa in un negoziato di pace, ora che gli americani hanno rinunciato a svolgerlo.

Che l’adesione sia un percorso difficile è noto da sempre. È regolato nei minimi dettagli e talmente lungo da aver spinto il cancelliere tedesco Merz a proporre una sorta di ingresso anticipato, con l’Ucraina che diverrebbe, da subito, un “membro associato”. Soluzione che non piace a Kiev: “Noi stiamo difendendo l’Europa fino in fondo, non a metà” ha fatto sapere Zelensky. Vediamo allora i quattro argomenti usati da chi si dichiara contrario all’adesione dell’Ucraina, assumendo che non si tratti di argomenti pretestuosi.

Primo, sarebbe un atto di aggressione verso la Russia. Ma come? Per anni si è sostenuto che era l’ingresso nella Nato a essere vissuto da Mosca come una forma di accerchiamento, e alla fine gli ucraini hanno accettato di escluderlo. Ora usare lo stesso argomento per l’adesione alla Ue, di cui sono già membri una decina di Paesi che facevano parte dell’Urss o della sua orbita, vorrebbe dire semplicemente affidare a Putin il destino dell’Ucraina. L’ingresso dell’Ucraina sarà tra l’altro un deciso rafforzamento della difesa europea e come tale un notevole deterrente per future tensioni o aggressioni.

Secondo, l’Ucraina non è pronta, si dice, perché deve fare ancora molti cambiamenti interni. E infatti questo sarà esattamente l’oggetto della prossima fase del negoziato che deve aprirsi. La Commissione chiede in particolare di accelerare le riforme contro la corruzione, male antico a Kiev e ostacolo cruciale da superare per l’adesione.

Terzo, l’adesione di un grande paese con un reddito pro capite più basso del resto d’Europa può provocare danni al resto dei 27. Argomento da prendere sul serio e che richiede, nei prossimi tre o quattro anni, una verifica dell’impatto specie per la politica agricola e i fondi di coesione. Ma le soluzioni sono possibili, come hanno dimostrato le vicende di Polonia (ricordate lo spettro dell’idraulico polacco?) e Romania. E i vantaggi dovrebbero essere evidenti.

Quarto, ci sono altri paesi in attesa e dovrebbero avere la precedenza. In effetti i paesi candidati a entrare nella Ue sono tanti. Buon segno. Anche l’Islanda potrebbe candidarsi ad entrare, dopo averlo sempre escluso. E paesi come la Svezia e la Danimarca non rifiutano più a priori l’adozione dell’euro. E dunque l’allargamento meriterebbe, questo sì, una seria discussione sul funzionamento dell’Unione, a partire dal diritto di veto. Ma intanto nessuno rischia di restare indietro per colpa dell’Ucraina. Piuttosto, l’Ucraina ha riacceso i motori quasi spenti dell’allargamento dell’Unione.

I prossimi passi sono ormai definiti. Quest’anno dovrebbe concludere i negoziati il piccolo Montenegro. L’anno prossimo l’Albania. Il turno di Ucraina e Moldavia verrebbe in seguito, probabilmente tra 2029 e 2030. Più incerto il percorso di Georgia e altri paesi dei Balcani. Conclusi i negoziati, si aprirà poi la fase delle ratifiche nazionali, con Francia e Danimarca che per legge potrebbero doverlo fare con un referendum.

In tutta Europa ci si confronta sui tempi e sui modi dell’adesione ucraina all’Unione: nessuno è contrario. Lo era Orbán, ma ora l’Ungheria ha tolto il proprio veto. Non può esserlo l’Italia. Le difficoltà che ci sono vanno affrontate, senza tradire le attese di un popolo che sta combattendo anche per la nostra libertà. E senza mescolarle con piccoli vantaggi interni.

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