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La bolla dell’intelligenza artificiale

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L’imperativo per l’Italia e per l’Europa oggi è recuperare davvero il tempo perduto sulla tecnologia
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La discussione sulla bolla dell’intelligenza artificiale rientra ciclicamente al centro dell’attenzione pubblica. La prima volta è stata nell’estate 2023, sei mesi dopo l’avvento di ChatGpt. In quel momento, già ci si chiedeva se le risorse spese per costruire data center fossero giustificate.

Cosa è accaduto dal 2023 a oggi? L’intelligenza artificiale ha continuato a dominare la discussione finanziaria e politica, mentre aziende come Anthropic e OpenAI si quotano in borsa con valutazioni di centinaia di miliardi. Le innovazioni del settore, come gli agenti, hanno disinnescato alcune preoccupazioni. Non tutte. Dopo un po’, si torna sempre alla casella di partenza. E ormai c’è una divisione ormai quasi religiosa tra gli ottimisti e i pessimisti, in un’accelerazione che ha conseguenze politiche e sociali.

Abbiamo già sperimentato fenomeni di “AI washing”, in cui le aziende licenziano utilizzando l’intelligenza artificiale come specchietto per le allodole o in cui i produttori di scarpe…

La discussione sulla bolla dell’intelligenza artificiale rientra ciclicamente al centro dell’attenzione pubblica. La prima volta è stata nell’estate 2023, sei mesi dopo l’avvento di ChatGpt. In quel momento, già ci si chiedeva se le risorse spese per costruire data center fossero giustificate.

Cosa è accaduto dal 2023 a oggi? L’intelligenza artificiale ha continuato a dominare la discussione finanziaria e politica, mentre aziende come Anthropic e OpenAI si quotano in borsa con valutazioni di centinaia di miliardi. Le innovazioni del settore, come gli agenti, hanno disinnescato alcune preoccupazioni. Non tutte. Dopo un po’, si torna sempre alla casella di partenza. E ormai c’è una divisione ormai quasi religiosa tra gli ottimisti e i pessimisti, in un’accelerazione che ha conseguenze politiche e sociali.

Abbiamo già sperimentato fenomeni di “AI washing”, in cui le aziende licenziano utilizzando l’intelligenza artificiale come specchietto per le allodole o in cui i produttori di scarpe si riciclano con improbabili “scarpe AI”. Negli Stati Uniti si sta diffondendo sempre più il “blue collar washing”: le grandi aziende tecnologiche hanno fame di tecnici specializzati come gli elettricisti e gli idraulici, così finanziano ingenti programmi di formazione per ottenerli. Perché l’intelligenza artificiale non è un algoritmo: è un insieme di fabbriche.

Di certo, oggi nei mercati finanziari statunitensi c’è un’ingente concentrazione di capitali. Società come Google o Meta spendono e fanno lo stesso enormi utili, visto che sono e resteranno i padroni della pubblicità globale, ma l’uso del debito per gli investimenti è sempre più diffuso, come mostrato di recente dal caso di SpaceX. Tutto ciò, come notato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, aumenta i rischi.

In poco tempo, si torna alla grande domanda: gli investimenti di centinaia di miliardi sono realmente giustificati? È molto probabile che ciò che oggi chiamiamo intelligenza artificiale sia una grande trasformazione industriale, economica e sociale ma ciò non implica che l’attuale situazione dei mercati finanziari sia stabile. Per esempio, l’industria dei semiconduttori continuerà a essere la base della nostra vita, in tutti i suoi segmenti, ma non è detto che le valutazioni siano tutte corrette. Finora, poiché l’intelligenza artificiale è una filiera industriale, il valore si è distribuito nel tempo, con picchi di euforia legati a vari componenti e tecnologie, come schede grafiche, memorie, interconnessione, stoccaggio, ottica. Lo scoppio della bolla, o una correzione consistente, arriverà forse quando una grande azienda tecnologica, come Google, ridurrà i suoi investimenti in conto capitale, e questo difficilmente succederà nel breve periodo.

Tuttavia, una cosa sembra chiara: non possiamo costruire data center per sempre, e non possiamo farlo sempre con lo stesso tasso di crescita, arrivando a spendere molte migliaia di miliardi e riempendo il sistema solare di supercomputer.

C’è poi un piccolo particolare: l’intelligenza artificiale è una tecnologia politica. Per come funziona il mondo oggi, e per come la tecnologia si è proposta. Aziende come Anthropic hanno costruito prodotti efficaci per vari usi ma anche una narrazione per cui non rilasciano un software con cui organizzare meglio il servizio clienti o la consulenza, bensì una grande arma in grado di ridefinire in modo decisivo gli equilibri globali. Siccome queste aziende rivendicano di possedere un’arma, la loro tecnologia sarà utilizzata e controllata in termini militari e ci saranno sempre più conflitti con i governi su chi deve comandare.

La competizione geopolitica e quella economica restano strettamente intrecciate. Se il ciclo dell’intelligenza artificiale pesa per circa un Pil di crescita degli Stati Uniti (stima ripresa anche dalla Banca dei Regolamenti Internazionali) e se il vantaggio principale di Washington sta in enormi capitali privati rispetto a tutti gli altri, uno scoppio della bolla avrà effetti sulla sfida con la Cina. Pechino ha un vantaggio consistente sui talenti e sulle infrastrutture energetiche e punta a integrare l’intelligenza artificiale con le capacità industriali che sono i punti di forza della sua economia. Sarà molto difficile per gli altri attori globali competere con la Cina sulla robotica ma a sua volta nel sistema cinese c’è un rischio specifico di investimenti eccessivi, la “bolla dei robot umanoidi”.

La prospettiva dell’Europa e dell’Italia è ancora diversa. Per noi, è inutile e pure un po’ ridicolo stare fermi ad aspettare lo scoppio della bolla. Non possiamo permetterci la Schadenfreuede, cioè godere delle difficoltà degli altri, perché da essi — in particolare gli Stati Uniti — siamo tuttora dipendenti in modo eccessivo. Come ha detto il governatore Panetta, dobbiamo evitare di restare troppo indietro, quello che è avvenuto fin dalla diffusione dell’informatica negli anni ’90. Bolla o non bolla, il nostro imperativo oggi è recuperare davvero il tempo perduto sulla tecnologia: mantenere e attrarre talenti, far emergere e sostenere i nostri campioni dell’innovazione, integrare il digitale nell’industria, rendere la vita più facile per chi fa impresa.

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