Prima o poi il nodo doveva venire al pettine. È accaduto nelle ultime ore quando il ministro degli Esteri Tajani ha reso noto che l’Italia ha «prenotato» la sua quota (poco meno di 15 miliardi) del fondo europeo Safe destinato a finanziare le spese per la difesa: ciò che si definisce in modo inappropriato il “riarmo”, volto a contrastare le velleità di Putin e quindi a rendere più moderni gli apparati dei paesi Nato. Che l’operazione sia complessa, è il meno che si possa dire. Tuttavia è anche uno strumento per rafforzare la prospettiva di un’Europa capace di difendersi, se non certo da sola, almeno come partner più credibile degli Stati Uniti.
In apparenza, dunque, il governo Meloni ha fatto un passo avanti per uniformarsi al progetto dell’Unione. Disegno la cui ambizione, come è noto, è di consolidare le forze armate delle diverse capitali, all’interno di una cornice comune. Ci vorranno anni, forse decenni, ma il percorso è quello annunciato, sia pure tra mille cautele e qualche rip…
Prima o poi il nodo doveva venire al pettine. È accaduto nelle ultime ore quando il ministro degli Esteri Tajani ha reso noto che l’Italia ha «prenotato» la sua quota (poco meno di 15 miliardi) del fondo europeo Safe destinato a finanziare le spese per la difesa: ciò che si definisce in modo inappropriato il “riarmo”, volto a contrastare le velleità di Putin e quindi a rendere più moderni gli apparati dei paesi Nato. Che l’operazione sia complessa, è il meno che si possa dire. Tuttavia è anche uno strumento per rafforzare la prospettiva di un’Europa capace di difendersi, se non certo da sola, almeno come partner più credibile degli Stati Uniti.
In apparenza, dunque, il governo Meloni ha fatto un passo avanti per uniformarsi al progetto dell’Unione. Disegno la cui ambizione, come è noto, è di consolidare le forze armate delle diverse capitali, all’interno di una cornice comune. Ci vorranno anni, forse decenni, ma il percorso è quello annunciato, sia pure tra mille cautele e qualche ripensamento. Il fatto che si sia mossa l’Italia non deve sorprendere più di tanto.
Il Safe assomiglia al Mes, uno strumento analogo immaginato per garantire stabilità finanziaria ai paesi aderenti e per questo detto “fondo salva-Stati”. L’Italia del centrodestra non lo ha mai adottato perché ne temeva le trappole nascoste, viste come altrettante minacce all’autonomia nazionale. Una teoria controversa che si sposava con gli anni ruggenti del sovranismo.
Adesso sembra diverso. Il Safe produce reazioni, ovviamente, come sempre il tema del “riarmo”. Una parte della destra, vedi la Lega, è contraria. Nel centrosinistra i “no” superano i “sì”, appartenenti questi ultimi alle piccole sigle del fronte moderato e centrista, nonché ad alcuni settori del Pd disponibili a prendere posizioni chiare. Ma non tutti nel partito di Elly Schlein hanno voglia di esporsi, perciò al momento si guardano dall’abbandonare la linea della prudenza.
La domanda è se il governo intende davvero utilizzare i fondi Safe entro la fine dell’anno, ovvero se siamo come al solito all’interno di un gioco retorico. Nonostante le cautele di Tajani, sembra che la scelta sia di fare sul serio, benché con cifre ridotte. Non tutti i 15 miliardi che spettano all’Italia, bensì tra i 4 e i 6 miliardi, così da limitare il contraccolpo negli ambienti “pacifisti”.
È evidente comunque il significato politico dell’operazione. In primo luogo, la premier non vuole perdere i contatti con i vertici europei e intende anche ricucire il rapporto con l’amministrazione americana. In secondo luogo, non vuole perdere l’occasione di colpire i suoi avversari interni.
La Lega vuole portare la discussione sul Safe in Parlamento? Sarà accontentata in autunno: dovrà affiancarsi a Fratelli d’Italia e a Forza Italia oppure dovrà prendersi la responsabilità di aprire la crisi di governo. E nel frattempo a Palazzo Chigi si sarà già brindato al superamento del fatidico record di longevità, peraltro non proprio il traguardo più importante della legislatura.
Quanto a Vannacci, sarà chiaro una volta di più che non può entrare in una maggioranza con posizioni ricalcate su quelle di Putin. Per certi aspetti, l’operazione Safe è rivolta soprattutto contro l’ex militare e contro i vannacciani qui e là dissimulati.
E poi c’è il centrosinistra. Se il Pd vuole proporsi come forza di governo, non può accantonare il tema delle forze armate e di una difesa moderna. Molti ne sono coscienti, ma i Cinque Stelle finora hanno ottenuto vari successi tagliando l’erba sotto i piedi dell’alleato-rivale proprio in nome del no al “riarmo”.
Il futuro dell’alleanza elettorale a sinistra si gioca nei prossimi tre o quattro mesi. Può vincere la linea Conte, oppure può imporsi un Pd che ritrova la sua tradizione atlantica ed è capace di metterla sul tavolo del negoziato. Come un principio irrinunciabile.