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Ucraina, qualcosa si muove nei negoziati segreti

Zaporizhzhia (Ucraina), 17 ottobre: un soccorritore davanti a un edificio distrutto dai raid russi 

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La trattativa coperta verte finora su quattro punti
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Dietro la guerra di propaganda e le sparate di Trump contro Zelensky, parallele alle aperture a Putin e alla clamorosa sospensione di alcune sanzioni comminate alla Russia, per l’Ucraina qualcosa si muove nell’unica diplomazia che conta: quella segreta. Di cui noi mortali possiamo forse cogliere la punta dell’iceberg. Per esempio la linea di comunicazione con i belligeranti stabilita da tre anni per la Santa Sede dal cardinale Matteo Zuppi, con incontri quasi settimanali. Missione umanitaria a sfondo geopolitico, che ha portato alla telefonata fra Leone XIV e Putin.

Se questi fili sotterranei produrranno qualcosa dipenderà anche dall’esito del voto parlamentare americano del 3 novembre, che potrebbe sancire la riduzione di Trump ad anatra zoppa, troppo debole per negoziare la pace. Se non uno scontro istituzionale capace di paralizzare gli Stati Uniti. Ma i termini strategici della questione stanno venendo a galla.

La pace in Ucraina non potrà tornare senza un’intesa fra americ…

Dietro la guerra di propaganda e le sparate di Trump contro Zelensky, parallele alle aperture a Putin e alla clamorosa sospensione di alcune sanzioni comminate alla Russia, per l’Ucraina qualcosa si muove nell’unica diplomazia che conta: quella segreta. Di cui noi mortali possiamo forse cogliere la punta dell’iceberg. Per esempio la linea di comunicazione con i belligeranti stabilita da tre anni per la Santa Sede dal cardinale Matteo Zuppi, con incontri quasi settimanali. Missione umanitaria a sfondo geopolitico, che ha portato alla telefonata fra Leone XIV e Putin.

Se questi fili sotterranei produrranno qualcosa dipenderà anche dall’esito del voto parlamentare americano del 3 novembre, che potrebbe sancire la riduzione di Trump ad anatra zoppa, troppo debole per negoziare la pace. Se non uno scontro istituzionale capace di paralizzare gli Stati Uniti. Ma i termini strategici della questione stanno venendo a galla.

La pace in Ucraina non potrà tornare senza un’intesa fra americani, ucraini, europei e russi sull’assetto della sicurezza in Europa. Su questa premessa si sono dipanati nelle scorse settimane colloqui segreti promossi dagli Stati Uniti, culminati il 9 ottobre in un incontro di sei ore allo Shell Bay Golf Club di Hallandale Beach, in Florida, fra responsabili americani, ucraini, francesi, tedeschi e britannici.

A guidare la delegazione Usa la solita coppia formata da Jared Kushner e Steve Witkoff, padrone di casa. Fonti di intelligence americana hanno affidato a David Ignatius, opinionista di sicura fede anti-trumpiana, il compito di diffondere via Washington Post il nuovo mantra: se non riesci a risolvere un problema, allargalo.

L’obiettivo è un complessivo equilibrio postbellico fra Russia, Ucraina e Paesi europei della Nato supervisionato a distanza dall’America. Per la prima volta dall’invasione russa del 24 febbraio 2022 si affrontano le radici della guerra. Nella migliore ipotesi, potrebbe essere l’inizio della fine. Di certo si passa dall’improbabile compromesso bilaterale fra Russia e Ucraina al tentativo di rifondare un equilibrio paneuropeo in cui entrambe potrebbero sentirsi al sicuro. Impresa azzardata, da far tremare i polsi.

Come riferisce a The Atlantic una fonte ucraina, a Kiev si diffonde la sensazione che l’economia russa non imploderà, sicché «dobbiamo cambiare la nostra strategia, smetterla di prenderci in giro». Come ripete da mesi il braccio destro di Zelensky, generale Kyrylo Budanov, è in gioco l’esistenza stessa dell’Ucraina. Quanto ai russi, secondo stime occidentali le loro perdite, fra morti e feriti, sfiorano il milione e mezzo. Insomma, tutti sono consapevoli che la guerra non può durare all’infinito né può risolversi con una tregua.

Il negoziato coperto verte finora su quattro punti. Primo, ricostruzione dell’Ucraina, affidata anzitutto a Banca Mondiale e Blackrock. Data l’enormità dei danni umani (la maggior parte degli ucraini vive oggi all’estero e pochi sarebbero disposti a tornare in patria) e materiali (attorno ai mille miliardi di dollari), sarà impresa di almeno una generazione. In cui si misurerà la capacità degli europei, noi italiani compresi, di tener fede alla parola data e dimostrare nei fatti solidarietà al Paese semidistrutto e spopolato. Per niente scontato.

Secondo, garanzie di sicurezza per l’Ucraina, con Usa ed europei — o almeno i tre che ritengono di poter parlare per tutti, con grande irritazione soprattutto dell’Italia e della Polonia. Un impegno, vedremo quanto esplicito, a scendere in guerra contro Mosca se Putin ci riprovasse. Ma anche una parallela garanzia di sicurezza per la Russia negoziata dagli europei. E qui il punto interrogativo, enorme, riguarda la disponibilità dell’America (non solo di Trump) a intervenire militarmente in Europa, che tende allo zero.

Terzo, ristabilire il flusso di gas e petrolio russo in Europa. I conflitti intorno agli stretti mediorientali stanno spingendo gli europei, tedeschi in testa, a valutare la riapertura agli idrocarburi russi. Parte dei proventi andrebbe all’Ucraina.

Quarto, il confine fra Russia e Ucraina sarà nei fatti quello del fronte, ferma l’indisponibilità di Kiev ad accettarlo formalmente. Resta inevasa, fra le altre, una domanda: che cosa ne sarà dei riarmi europei mentre sottobanco francesi, inglesi e tedeschi sondano questa pace?

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