In attesa delle fatidiche primarie del centrosinistra, che potrebbero svolgersi all’inizio di febbraio, un aspetto è abbastanza chiaro. A sentire i sondaggi, i due blocchi sembrano essere all’incirca alla pari: entrambi superano di poco il 42 per cento e di conseguenza la soglia utile a ottenere il premio di maggioranza si alza un po’. Per vincere la pattuglia extra dei parlamentari occorre spingersi al 43 o al 44 per cento.
Su questa base entrambi gli schieramenti sentono l’obbligo di attirare nel loro campo qualunque sigla politica, qualunque frammento di partito per quanto minuscolo sia. In apparenza è il trionfo del bipolarismo, ma c’è chi ritiene che sia invece una vittoria del populismo, esteso in modo equanime a sinistra come a destra. Mentre quello che chiamiamo bipolarismo è percorso al suo interno da contraddizioni evidenti soprattutto a sinistra con la lunga disputa Schlein-Conte.
Nei fatti, il dato che colpisce è la scomparsa del “terzo polo”, una sorta di Araba Fenice ch…
In attesa delle fatidiche primarie del centrosinistra, che potrebbero svolgersi all’inizio di febbraio, un aspetto è abbastanza chiaro. A sentire i sondaggi, i due blocchi sembrano essere all’incirca alla pari: entrambi superano di poco il 42 per cento e di conseguenza la soglia utile a ottenere il premio di maggioranza si alza un po’. Per vincere la pattuglia extra dei parlamentari occorre spingersi al 43 o al 44 per cento.
Su questa base entrambi gli schieramenti sentono l’obbligo di attirare nel loro campo qualunque sigla politica, qualunque frammento di partito per quanto minuscolo sia. In apparenza è il trionfo del bipolarismo, ma c’è chi ritiene che sia invece una vittoria del populismo, esteso in modo equanime a sinistra come a destra. Mentre quello che chiamiamo bipolarismo è percorso al suo interno da contraddizioni evidenti soprattutto a sinistra con la lunga disputa Schlein-Conte.
Nei fatti, il dato che colpisce è la scomparsa del “terzo polo”, una sorta di Araba Fenice che era stata a lungo inseguita e mai raggiunta. Questo non significa che non siano sorti numerosi piccoli partiti che si definiscono di “centro”, ma quasi tutti — eccetto uno — cercano di accasarsi in uno dei due schieramenti.
L’eccezione è costituita, almeno fino a oggi, da Azione di Carlo Calenda, ben determinato a proteggere il suo 3 per cento, decimale più decimale meno. L’uomo ha un carattere alquanto ruvido, come è noto, ma le sue idee sono chiare e anche originali rispetto alla politica fatta con gli slogan. Se supererà la quota del 3 entrerà in Parlamento, dove avrebbe la possibilità di contare, forse anche molto, se il risultato delle elezioni fosse il pareggio. Vale a dire se nessuna delle due coalizioni superasse il 42 per cento. Ma la tendenza, come si è visto, lascia intravedere una sfida oltre la soglia. Quindi tutti sono chiamati a un cambio di tattica. Forse anche Calenda.
C’è un altro caso di personaggio fuori dallo schema bipolare ed è Vannacci, la star dell’estate. Solo che il suo piano iniziale non era di andare da solo. Si trattava di ottenere il massimo del consenso criticando da destra il governo Meloni, fino a mettere sul tavolo una percentuale ragguardevole che costringesse la premier a scendere a patti con i “futuristi”. A quel punto il generale sarebbe rientrato nel centrodestra come il padrone di casa, in grado di chiedere e ottenere di tutto. Ma le cose non stanno andando come previsto. Futuro Nazionale non appare in grado di reggere il confronto di qui alle elezioni e le percentuali dimagriscono. E poi Giorgia Meloni non vuole sentirne parlare.
Le sigle che entreranno nel centro sinistra sono quelle di Ruffini e Gabrielli, di Onorato, di +Europa, con la strana convergenza Magi-Tabacci-Soumahoro e altre ancora minori. Si tenta di coordinarle, ma è tutt’altro che semplice. Ognuno ha un suo scopo, una sua tattica. Non pare, ad esempio, che il “civico” Onorato, vicino a Conte, abbia molto da spartire con Ruffini e Gabrielli, espressione di un establishment istituzionale.
A destra è sceso in campo Cateno De Luca, che non è solo il personaggio pittoresco di cui si parla da tempo. È un politico abile dedito a costruire a destra, in dialogo con la premier, una rete di sindaci soprattutto al sud che intendono essere il contraltare del movimento di Onorato a sinistra.
E infine c’è il caso forse più interessante: il giovane Marattin, un liberale brillante che ha costruito un mini-partito e che si è ormai legato a Forza Italia. Contribuirà a elevare il tasso di liberalismo nella formazione di Tajani, che peraltro si tiene stretto il suo 7 per cento? Lo capiremo presto.