'Ndrangheta, memoriale del boss scomparso:
"Io pentito solo per pressioni Dda, ritratto"
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Nino Lo Giudice, detto 'U nanu', ieri non si era presentato in aula ed era sparito dalla località segreta dove vive. Oggi ha fatto arrivare un memoriale al processo in cui attacca i magistrati e dice: "La stagione delle bombe colpa di apparati dello Stato deviati" di GIUSEPPE BALDESSARRO
REGGIO CALABRIA - Ritratta tutto l'ex pentito Antonino Lo Giudice. Dopo essere svanito nel nulla mercoledì scorso, è tornato a farsi vivo e lo ha fatto passando all'attacco contro i magistrati reggini.
Dopo aver lasciato la località protetta dove era agli arresti domiciliari, ha fatto recapitare via posta una lettera al figlio Giuseppe e due buste chiuse da consegnare ad altrettanti legali reggini. In ognuno dei plichi il suo memoriale di cinque pagine dattiloscritte e firmate In cui afferma di essere stato imbeccato sulle dichiarazioni e dice che i veri responsabili della stagione delle bombe in riva allo stretto sono persone e apparati dello Stato deviati "ben noti al Procuratore generale Salvatore Di Landro".
Cinque cartelle nelle quali da una parte ripercorre il suo pentimenti accusando pesantemente i magistrati che gli avrebbero suggerito cosa dire e dall'altra scagiona tutte le persone che dall'ottobre del 2010 ha accusato in diversi procedimenti …
Dopo aver lasciato la località protetta dove era agli arresti domiciliari, ha fatto recapitare via posta una lettera al figlio Giuseppe e due buste chiuse da consegnare ad altrettanti legali reggini. In ognuno dei plichi il suo memoriale di cinque pagine dattiloscritte e firmate In cui afferma di essere stato imbeccato sulle dichiarazioni e dice che i veri responsabili della stagione delle bombe in riva allo stretto sono persone e apparati dello Stato deviati "ben noti al Procuratore generale Salvatore Di Landro".
Cinque cartelle nelle quali da una parte ripercorre il suo pentimenti accusando pesantemente i magistrati che gli avrebbero suggerito cosa dire e dall'altra scagiona tutte le persone che dall'ottobre del 2010 ha accusato in diversi procedimenti …
REGGIO CALABRIA - Ritratta tutto l'ex pentito Antonino Lo Giudice. Dopo essere svanito nel nulla mercoledì scorso, è tornato a farsi vivo e lo ha fatto passando all'attacco contro i magistrati reggini.
Dopo aver lasciato la località protetta dove era agli arresti domiciliari, ha fatto recapitare via posta una lettera al figlio Giuseppe e due buste chiuse da consegnare ad altrettanti legali reggini. In ognuno dei plichi il suo memoriale di cinque pagine dattiloscritte e firmate In cui afferma di essere stato imbeccato sulle dichiarazioni e dice che i veri responsabili della stagione delle bombe in riva allo stretto sono persone e apparati dello Stato deviati "ben noti al Procuratore generale Salvatore Di Landro".
Cinque cartelle nelle quali da una parte ripercorre il suo pentimenti accusando pesantemente i magistrati che gli avrebbero suggerito cosa dire e dall'altra scagiona tutte le persone che dall'ottobre del 2010 ha accusato in diversi procedimenti contro i clan della 'ndrangheta reggina.
Secondo Nino Lo Giudice sarebbe stato manovrato da una "cricca di burattinai". Un gruppo di magistrati impegnati in una guerra tra toghe "di due opposte fazioni". Nel mirino di Nino "U nanu", ritenuto il capo dell'omonimo clan, l'allora procuratore di Reggio Calabria (oggi capo della procura di Roma) Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Michele Prestipino, il pm Beatrice Ronchi e l'ex capo della squadra mobile di Reggio (anch'esso attualmente a Roma) Renato Cortese.
Sostanzialmente le sue dichiarazioni sarebbero state mosse dalle pressioni che i magistrati gli avrebbero fatto e, in alcuni casi, da odio personale nei confronti di alcuni capifamiglia della 'ndrangheta appartenenti a cosche che lui riteneva responsabili degli omicidi del padre e del fratello, caduti in un agguato durante la guerra di mafia della fine degli anni '80.
Nelle cinque pagine Lo Giudice afferma che anche le dichiarazioni (poi archiviate) fatte contro Alberto Cisterna, numero due della Direzione nazionale antimafia, sarebbero false. Come false sono quelle contro l'allora pm della Dda reggina Francesco Mollace, accusati entrambi di avere avuto rapporti illegittimi con l'anima imprenditoriale del clan, ossia con il fratello Luciano Lo Giudice. Ma non è finita: "U nanu", che tecnicamente è oggi un ex pentito latitante (essendo evaso dai domiciliari), indica come innocenti tutti i suoi familiari ("volevo vendicarmi di loro perché mi avevano abbandonato in carcere") e due avvocati Lorenzo Gatto e Giovanni Pellicanò, indicati come coloro che portavano fuori dal carcere i "pizzini" del fratello Luciano.
L'ex capoclan ritratta anche sulla stagione della tensione del 2010 contro i magistrati. Tra le prime dichiarazioni autoaccusatorie si era attribuito, come mandante, gli attentati contro i magistrati reggini. Sarebbe stato lui l'ideatore della bomba davanti alla Procura generale di Reggio Calabria del 3 gennaio 2010 e dell'esplosione che distrusse l'atrio del palazzo in cui vive il procuratore generale Salvatore Di Landro l'estate successiva.
Sempre lui, confessò, fece ritrovare un bazooka "destinato" all'allora procuratore Giuseppe Pignatone. Ora su quegli episodi fa dietrofront e nello stesso tempo rilancia: "Ha ragione il dottor Di Landro che fino a poco tempo fa diceva che non ero il vero responsabile e che stavo coprendo i veri burattinai". Aggiunge infatti nel memoriale: "Lui è sicuro di quello che sostiene perché lui sa bene cosa dice, perché lui sa chi sono burattini e burattinai". Quindi la domanda: "Perché non dice che dietro quegli attentati ci sono alte cariche dello Stato, servizi deviati, e professionisti a lui ben noti?".
Il primo memoriale consegnato all'avvocato Francesco Calabrese dal figlio di Nino Lo Giudice, è stato depositato nel corso del maxi processo Meta e sequestrato dal Presidente della Corte, Silvana Grasso, che lo ha poi trasmesso in Procura. Il secondo memoriale, ricevuto alla stessa maniera, dall'avvocato Giuseppe Nardo è invece stato reso noto durante una conferenza stampa del penalista, così come chiesto dall'ex pentito.
Negli ultimi due anni Lo Giudice è stato chiamato a testimoniare in tutti i maxi processi della Dda reggina, di Catanzaro e di alcuni in Lombardia. Tutti processi che a questo punto dovranno essere messi in discussione o riaperti alla luce delle nuove dichiarazioni. Sempre ammesso che ne venga stabilità la bontà attraverso riscontri oggettivi.
Dopo aver lasciato la località protetta dove era agli arresti domiciliari, ha fatto recapitare via posta una lettera al figlio Giuseppe e due buste chiuse da consegnare ad altrettanti legali reggini. In ognuno dei plichi il suo memoriale di cinque pagine dattiloscritte e firmate In cui afferma di essere stato imbeccato sulle dichiarazioni e dice che i veri responsabili della stagione delle bombe in riva allo stretto sono persone e apparati dello Stato deviati "ben noti al Procuratore generale Salvatore Di Landro".
Cinque cartelle nelle quali da una parte ripercorre il suo pentimenti accusando pesantemente i magistrati che gli avrebbero suggerito cosa dire e dall'altra scagiona tutte le persone che dall'ottobre del 2010 ha accusato in diversi procedimenti contro i clan della 'ndrangheta reggina.
Secondo Nino Lo Giudice sarebbe stato manovrato da una "cricca di burattinai". Un gruppo di magistrati impegnati in una guerra tra toghe "di due opposte fazioni". Nel mirino di Nino "U nanu", ritenuto il capo dell'omonimo clan, l'allora procuratore di Reggio Calabria (oggi capo della procura di Roma) Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Michele Prestipino, il pm Beatrice Ronchi e l'ex capo della squadra mobile di Reggio (anch'esso attualmente a Roma) Renato Cortese.
Sostanzialmente le sue dichiarazioni sarebbero state mosse dalle pressioni che i magistrati gli avrebbero fatto e, in alcuni casi, da odio personale nei confronti di alcuni capifamiglia della 'ndrangheta appartenenti a cosche che lui riteneva responsabili degli omicidi del padre e del fratello, caduti in un agguato durante la guerra di mafia della fine degli anni '80.
Nelle cinque pagine Lo Giudice afferma che anche le dichiarazioni (poi archiviate) fatte contro Alberto Cisterna, numero due della Direzione nazionale antimafia, sarebbero false. Come false sono quelle contro l'allora pm della Dda reggina Francesco Mollace, accusati entrambi di avere avuto rapporti illegittimi con l'anima imprenditoriale del clan, ossia con il fratello Luciano Lo Giudice. Ma non è finita: "U nanu", che tecnicamente è oggi un ex pentito latitante (essendo evaso dai domiciliari), indica come innocenti tutti i suoi familiari ("volevo vendicarmi di loro perché mi avevano abbandonato in carcere") e due avvocati Lorenzo Gatto e Giovanni Pellicanò, indicati come coloro che portavano fuori dal carcere i "pizzini" del fratello Luciano.
L'ex capoclan ritratta anche sulla stagione della tensione del 2010 contro i magistrati. Tra le prime dichiarazioni autoaccusatorie si era attribuito, come mandante, gli attentati contro i magistrati reggini. Sarebbe stato lui l'ideatore della bomba davanti alla Procura generale di Reggio Calabria del 3 gennaio 2010 e dell'esplosione che distrusse l'atrio del palazzo in cui vive il procuratore generale Salvatore Di Landro l'estate successiva.
Sempre lui, confessò, fece ritrovare un bazooka "destinato" all'allora procuratore Giuseppe Pignatone. Ora su quegli episodi fa dietrofront e nello stesso tempo rilancia: "Ha ragione il dottor Di Landro che fino a poco tempo fa diceva che non ero il vero responsabile e che stavo coprendo i veri burattinai". Aggiunge infatti nel memoriale: "Lui è sicuro di quello che sostiene perché lui sa bene cosa dice, perché lui sa chi sono burattini e burattinai". Quindi la domanda: "Perché non dice che dietro quegli attentati ci sono alte cariche dello Stato, servizi deviati, e professionisti a lui ben noti?".
Il primo memoriale consegnato all'avvocato Francesco Calabrese dal figlio di Nino Lo Giudice, è stato depositato nel corso del maxi processo Meta e sequestrato dal Presidente della Corte, Silvana Grasso, che lo ha poi trasmesso in Procura. Il secondo memoriale, ricevuto alla stessa maniera, dall'avvocato Giuseppe Nardo è invece stato reso noto durante una conferenza stampa del penalista, così come chiesto dall'ex pentito.
Negli ultimi due anni Lo Giudice è stato chiamato a testimoniare in tutti i maxi processi della Dda reggina, di Catanzaro e di alcuni in Lombardia. Tutti processi che a questo punto dovranno essere messi in discussione o riaperti alla luce delle nuove dichiarazioni. Sempre ammesso che ne venga stabilità la bontà attraverso riscontri oggettivi.