PESARO - Una rapina, sfociata in un omicidio sotto la spinta dell'odio oltre che della sete di denaro. Un cittadino macedone e un italiano di origine nordafricana sono stati fermati da ieri dai Carabinieri di Pesaro che li ritengono responsabili dell'assassinio di Andrea Ferri, del 4 giugno scorso. Il primo, dipendente della vittima, era diventato come un figlio per il cinquantunenne ucciso. Questa mattina i due sono stati trasferiti nel carcere pesarese di Villa Fastiggi, e sono a disposizione dell'autorità giudiziaria. Secondo i carabinieri, i due avevano intenzione di prendere nell'auto di Ferri, un Suv nel quale l'imprenditore è stato crivellato a colpi esplosi da una pistola calibro 7,65, le chiavi elettroniche del caveau del distributore che l'uomo aveva a Montecchio, dove vengono erogati grossi quantitativi di carburante perché serve soprattutto autotrasportatori.
La vittima. Ferri, 51 anni, sposato, due figli, incensurato, titolare di tre distributori di carburante e di una piadineria, è stato ucciso a colpi di pistola la notte dl 4 giugno a Pesaro. L'assassinio è avvenuto nei pressi del lungomare, all'altezza del numero 23 di via Paterni, intorno alle 2,30.
L'assassino trattato come un figlio. Sono stati i colleghi del giovane macedone, dipendente in uno dei distributori della vittima, a cercare di aggredirlo rivolgendogli insulti. Il macedone, ieri, aveva partecipato ai funerali dell'imprenditore. Poco dopo è stato fermato dai carabinieri. Il giovane aveva evidentemente pensato che la sua assenza ai funerali del datore di lavoro avrebbe insospettito i carabinieri. Dalle indagini emerge che per Ferri, padre di un bambino di 12 anni e di una ragazza di 18, il 24enne era come un terzo figlio, con cui la vittima si confidava e che era al corrente di molti particolari della vita privata dell'uomo ucciso. Probabilmente, dunque, era anche a conoscenza delle abitudini e delle frequentazioni di Ferri, che la sera dell'agguato usciva dall'abitazione di un'amica nigeriana. Ad attenderlo fuori, il killer e un complice.
Aiuto economico. L'imprenditore aveva anche aiutato economicamente il presunto assassino, che aveva un regolare contratto di lavoro e viveva in provincia di Pesaro, a Morciano. Nel suo ambiente, il macedone è conosciuto con il soprannome 'il Barbaro', probabilmente per via della sua struttura massiccia e muscolosa. Secondo i carabinieri, la ferocia con cui Ferri è stato ucciso denota anche un forte livore, che si accompagna al movente di natura economica.
Omicidio pianificato fin nei minimi dettagli. L'omicidio sarebbe stato pianificato a tavolino, e non c'è dubbio che l'imprenditore è stato eliminato perché per gli assassini non c'era alternativa: il solo furto delle chiavi elettroniche per accedere al caveau del distributore avrebbe infatti messo subito i carabinieri sulle tracce delle persone che erano più a stretto contatto con il titolare. Motivo per cui sarebbe stato ucciso.
Gli amici della vittima. Quando i due sono stati arrestati, gli amici della vittima hanno hanno protestato e preso a pugni e calci le auto dei carabinieri. Dopo le urla, si è alzato un lungo e fragoroso applauso ai militari: alcuni degli amici della vittima hanno percorso la scalinata del comando provinciale e hanno stretto la mano agli uomini dell'Arma. "Dedichiamo il nostro lavoro alla moglie e ai figli di Andrea Ferri", ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Pesaro, Giuseppe Donnarumma. "Quegli applausi - ha aggiunto il comandante - sono l'immagine dell'Italia sana e la dimostrazione di gratitudine per un'azione investigativa che ci ha impegnato, senza soste per 5 giorni".
La vittima. Ferri, 51 anni, sposato, due figli, incensurato, titolare di tre distributori di carburante e di una piadineria, è stato ucciso a colpi di pistola la notte dl 4 giugno a Pesaro. L'assassinio è avvenuto nei pressi del lungomare, all'altezza del numero 23 di via Paterni, intorno alle 2,30.
L'assassino trattato come un figlio. Sono stati i colleghi del giovane macedone, dipendente in uno dei distributori della vittima, a cercare di aggredirlo rivolgendogli insulti. Il macedone, ieri, aveva partecipato ai funerali dell'imprenditore. Poco dopo è stato fermato dai carabinieri. Il giovane aveva evidentemente pensato che la sua assenza ai funerali del datore di lavoro avrebbe insospettito i carabinieri. Dalle indagini emerge che per Ferri, padre di un bambino di 12 anni e di una ragazza di 18, il 24enne era come un terzo figlio, con cui la vittima si confidava e che era al corrente di molti particolari della vita privata dell'uomo ucciso. Probabilmente, dunque, era anche a conoscenza delle abitudini e delle frequentazioni di Ferri, che la sera dell'agguato usciva dall'abitazione di un'amica nigeriana. Ad attenderlo fuori, il killer e un complice.
Aiuto economico. L'imprenditore aveva anche aiutato economicamente il presunto assassino, che aveva un regolare contratto di lavoro e viveva in provincia di Pesaro, a Morciano. Nel suo ambiente, il macedone è conosciuto con il soprannome 'il Barbaro', probabilmente per via della sua struttura massiccia e muscolosa. Secondo i carabinieri, la ferocia con cui Ferri è stato ucciso denota anche un forte livore, che si accompagna al movente di natura economica.
Omicidio pianificato fin nei minimi dettagli. L'omicidio sarebbe stato pianificato a tavolino, e non c'è dubbio che l'imprenditore è stato eliminato perché per gli assassini non c'era alternativa: il solo furto delle chiavi elettroniche per accedere al caveau del distributore avrebbe infatti messo subito i carabinieri sulle tracce delle persone che erano più a stretto contatto con il titolare. Motivo per cui sarebbe stato ucciso.
Gli amici della vittima. Quando i due sono stati arrestati, gli amici della vittima hanno hanno protestato e preso a pugni e calci le auto dei carabinieri. Dopo le urla, si è alzato un lungo e fragoroso applauso ai militari: alcuni degli amici della vittima hanno percorso la scalinata del comando provinciale e hanno stretto la mano agli uomini dell'Arma. "Dedichiamo il nostro lavoro alla moglie e ai figli di Andrea Ferri", ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Pesaro, Giuseppe Donnarumma. "Quegli applausi - ha aggiunto il comandante - sono l'immagine dell'Italia sana e la dimostrazione di gratitudine per un'azione investigativa che ci ha impegnato, senza soste per 5 giorni".