Cronaca

Uccise la moglie nel 1990, ma il giudice prescrive il reato: niente carcere, nonostante la confessione

Clamoroso epilogo per il delitto di Teresa Bottega. Il "cold case" fu riaperto dopo 22 anni in seguito alla rivelazione del marito, fatta a un sacerdote. Il gup non ritiene di doversi procedere. La rabbia dei familiari: "Ha studiato tutto nei minimi particolari".

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PESCARA - Nemmeno la confessione è servita a portare in carcere Giulio Cesare Morrone, marito di Teresa Bottega, la donna uccisa a Santa Teresa di Spoltore, nel pescarese, nel marzo del 1990. Il gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, ha emesso la propria sentenza: non luogo a procedere. Il motivo? Il giudice non ha riconosciuto l'aggravante dei futili motivi. Così, a salvare Morrone dall'accusa di omicidio volontario, è intervenuta la prescrizione.

Solo i reati che prevedono la pena dell'ergastolo sono, infatti, imprescrittibili. Una volta venuta meno l'aggravante, anche i tempi di estinzione del reato si sono accorciati, impedendo così il rinvio a giudizio dell'uomo. Il pm, Valentina D'agostino, aveva chiesto 16 anni di reclusione, dopo che l'imputato aveva optato per il rito abbreviato.

Il caso, archiviato come episodio di allontanamento volontario da casa da parte della donna (il suo corpo non fu mai ritrovato) è stato riaperto solo dopo 22 anni, alla fine del 2012. Determinante per la ripresa delle indagini il racconto di un uomo. Il testimone, attraverso una confidenza fattagli da un sacerdote del paese, padre spirituale di Morrone, scoprì che l'uomo gli aveva riferito di essere stato lui ad uccidere la moglie. Sempre secondo quanto detto da Morrone, lui stesso si sarebbe sbarazzato del corpo della moglie, portandolo vicino Ferrara e gettandolo in un canale.

"È un omicidio impunito. Si è solo liberato di un peso. Ha studiato tutti i particolari. Adesso sarà tranquillo". La reazione dei familiari di Teresa Bottega, al termine della lettura della sentenza, è un mix di rabbia e sdegno. "Ha fatto uscire fuori la verità quando sapeva che sarebbe intervenuta la prescrizione - ha commentato, in lacrime, la sorella della vittima - nel frattempo si è goduto la vita".

Di diverso avviso la sorella di Morrone: "In questa storia - ha affermato la donna - non ci sono né vincitori né vinti". Mentre lui, parlando con i cronisti presenti in aula, si è limitato a dire "Sia lodato Gesù Cristo".