ROMA - Almeno quattro persone, con il casco in testa, erano con l'ex ultrà romanista Daniele De Santis quando è avvenuta la sassaiola, con lancio di petardi, contro un bus con i tifosi del Napoli in transito verso lo stadio Olimpico in vista della finale di Coppa Italia di sabato scorso. Ne sono convinti i pm dopo aver ascoltato i testimoni. Il gruppo di aggressori si è dileguato al primo accenno di reazione dei napoletani in una direzione diversa a quella di De Santis. Il quale, raggiunto da un primo gruppo di supporter azzurri, ha fatto fuoco quattro volte. Ieri il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, in audizione davanti alle Camere aveva spiegato che le indicazioni sulla "partecipazione all'azione violenta" delle persone "con i caschi" date da un testimone erano smentite da altri, e gli inquirenti stavano ancora indagando.
E mentre gli inquirenti della procura di Roma dispongono una consulenza balistica per ricostruire, tra l'altro, le distanze tra De Santis e i tre napoletani feriti (l'accertamento sarà utile per stabilire anche se questi ultimi abbiamo effettivamente preso parte al pestaggio di De Santis), dal Quirinale arriva il monito: "Chi si presenta con le spranghe, chi si presenta con le bombe-carta, chi attacca, e attacca senza scrupolo anche sapendo di poter colpire molto gravemente, e chi incendia e devasta: su questo ci deve essere una intransigenza assoluta, un rigore di cui voi siete l'espressione più importante e nello stesso tempo più esposta. E meritate, le forze di polizia meritano, il riconoscimento e rispetto che la grande maggioranza degli italiani nutre per loro". A dirlo è il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, incontrando gli allievi degli istituti di formazione della Polizia di Stato, nel 162esimo anniversario della sua costituzione.
LEGGI Cosa dice il gip / GUARDA La ricostruzione dell'agguato
Intanto, il prefetto Alessandro Pansa dedica un passaggio del suo discorso per la celebrazione del 162° anniversario della fondazione della Polizia di Stato, di cui è capo, alle violenze e alle tensioni che sabato scorso hanno preceduto, dentro e fuori dello Stadio Olimpico di Roma, la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Pansa definisce i violenti "delinquenti" più che tifosi e annuncia l'adozione a breve di nuove misure di contrasto perché simili situazioni non si verifichino più.
LO SPECIALE Scontri all'Olimpico / FOTO Nel covo dell'ultrà romanista
"Si deve fare ancora di più - ha scandito Pansa- per individuare nuove e più incisive forme di contrasto". Il capo della polizia ha poi ricordato che, sul piano del contrasto alla violenza negli stadi, nel corso dell'anno sono stati arrestati 128 supporter, un dato in crescita rispetto al 2013. "Contro la violenza negli stadi - ha detto Pansa nel suo discorso - è già stato innalzato il livello di contrasto", infatti gli arresti sono passato dai 41 dello scorso campionato ai 128 di quello attuale. "Si tratta di tifosi - ha aggiunto Pansa - che io definirei in realtà delinquenti".
Tra le misure di carattere generale auspicate da Pansa, "non dovrebbe essere più tollerabile che a manifestazioni autorizzate prendano parte impunemente persone mascherate e armate. Servono sanzioni anche se non spetta a noi tale decisione".
Pansa ha confermato che è in dirittura d'arrivo "un regolamento con valore normativo capace di prevedere con certezza e omogeneità i comportamenti delle forze dell'ordine in occasione di controlli, fermi e manifestazioni. Saranno regole note a tutti, chiare e vincolanti, e serviranno a tutelare i cittadini, ma anche e soprattutto gli agenti che oggi operano spesso senza sapere in che modo la loro condotta sarà valutata dall'Autorità giudiziaria e dai superiori. Questo vogliamo che non accada mai più".
"Il mio obiettivo - ha concluso il capo della polizia - è quello di continuare a garantire a tutti il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni, ma nel rispetto del diritto dei cittadini a non vedere danneggiati i propri beni e le proprie attività e il diritto degli operatori dell'ordine pubblico a non rischiare ogni giorno l'incolumità e la carriera".
Elogi alle forze dell'ordine erano giunti ieri da Alfano, durante la ricostruzione dei fatti svolta in audizione alla Camera. Un racconto da cui, secondo il ministro, è emerso come lo svolgimento della partita non sia mai stato in discussione, che la polizia ha contenuto la reazione dei tifosi napoletani dopo il grave ferimento di Ciro Esposito e che con gli ultrà della curva partenopea non c'è stata alcuna trattativa.
Piuttosto divergente la disamina del giudice sportivo, che sanzionando le società Napoli e Fiorentina ha evidenziato come, in base alle segnalazioni degli steward, i tifosi del Napoli avessero manifestato l'intenzione di invadere il terreno di gioco, furiosi per il ferimento di Ciro Esposito, se il capitano della squadra, Marek Hamsik, non si fosse recato sotto la curva a parlare con i capi ultrà.
Per il presunto sparatore di Esposito - De Santis - il gip di Roma ha convalidato l'arresto e disposto la detenzione in carcere. Nell'ordinanza, il magistrato Giacomo Ebner scrive come De Santis mostri una "natura incontenibile e specialmente violenta", "la comprovata incapacità a misurare la gravità delle proprie azioni" e "un generale atteggiamento di sfida nei confronti dell'ordinamento e delle sue regole".
Comportamento che fonda, nel giudice, "il convincimento che ogni altra misura, al di fuori della custodia cautelare in carcere, risulti inadeguata" vista l'esigenza di evitare che "possano essere commessi reati dello stesso tipo di quello contestato".
Il giudice, infine, fa riferimento alla "manifesta tendenza" di De Santis a farsi "giustizia da sé e i gravi, reiterati e specifici precedenti penali e carichi pendenti". Per tutto questo, e "allo stato della documentazione in atti, si ritiene individuato in De Santis, l'autore dei colpi di arma da fuoco". E il magistrato cita la testimonianza di un testimone, un tifoso del Napoli.
E mentre gli inquirenti della procura di Roma dispongono una consulenza balistica per ricostruire, tra l'altro, le distanze tra De Santis e i tre napoletani feriti (l'accertamento sarà utile per stabilire anche se questi ultimi abbiamo effettivamente preso parte al pestaggio di De Santis), dal Quirinale arriva il monito: "Chi si presenta con le spranghe, chi si presenta con le bombe-carta, chi attacca, e attacca senza scrupolo anche sapendo di poter colpire molto gravemente, e chi incendia e devasta: su questo ci deve essere una intransigenza assoluta, un rigore di cui voi siete l'espressione più importante e nello stesso tempo più esposta. E meritate, le forze di polizia meritano, il riconoscimento e rispetto che la grande maggioranza degli italiani nutre per loro". A dirlo è il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, incontrando gli allievi degli istituti di formazione della Polizia di Stato, nel 162esimo anniversario della sua costituzione.
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Intanto, il prefetto Alessandro Pansa dedica un passaggio del suo discorso per la celebrazione del 162° anniversario della fondazione della Polizia di Stato, di cui è capo, alle violenze e alle tensioni che sabato scorso hanno preceduto, dentro e fuori dello Stadio Olimpico di Roma, la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Pansa definisce i violenti "delinquenti" più che tifosi e annuncia l'adozione a breve di nuove misure di contrasto perché simili situazioni non si verifichino più.
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"Si deve fare ancora di più - ha scandito Pansa- per individuare nuove e più incisive forme di contrasto". Il capo della polizia ha poi ricordato che, sul piano del contrasto alla violenza negli stadi, nel corso dell'anno sono stati arrestati 128 supporter, un dato in crescita rispetto al 2013. "Contro la violenza negli stadi - ha detto Pansa nel suo discorso - è già stato innalzato il livello di contrasto", infatti gli arresti sono passato dai 41 dello scorso campionato ai 128 di quello attuale. "Si tratta di tifosi - ha aggiunto Pansa - che io definirei in realtà delinquenti".
Tra le misure di carattere generale auspicate da Pansa, "non dovrebbe essere più tollerabile che a manifestazioni autorizzate prendano parte impunemente persone mascherate e armate. Servono sanzioni anche se non spetta a noi tale decisione".
Pansa ha confermato che è in dirittura d'arrivo "un regolamento con valore normativo capace di prevedere con certezza e omogeneità i comportamenti delle forze dell'ordine in occasione di controlli, fermi e manifestazioni. Saranno regole note a tutti, chiare e vincolanti, e serviranno a tutelare i cittadini, ma anche e soprattutto gli agenti che oggi operano spesso senza sapere in che modo la loro condotta sarà valutata dall'Autorità giudiziaria e dai superiori. Questo vogliamo che non accada mai più".
"Il mio obiettivo - ha concluso il capo della polizia - è quello di continuare a garantire a tutti il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni, ma nel rispetto del diritto dei cittadini a non vedere danneggiati i propri beni e le proprie attività e il diritto degli operatori dell'ordine pubblico a non rischiare ogni giorno l'incolumità e la carriera".
Elogi alle forze dell'ordine erano giunti ieri da Alfano, durante la ricostruzione dei fatti svolta in audizione alla Camera. Un racconto da cui, secondo il ministro, è emerso come lo svolgimento della partita non sia mai stato in discussione, che la polizia ha contenuto la reazione dei tifosi napoletani dopo il grave ferimento di Ciro Esposito e che con gli ultrà della curva partenopea non c'è stata alcuna trattativa.
Piuttosto divergente la disamina del giudice sportivo, che sanzionando le società Napoli e Fiorentina ha evidenziato come, in base alle segnalazioni degli steward, i tifosi del Napoli avessero manifestato l'intenzione di invadere il terreno di gioco, furiosi per il ferimento di Ciro Esposito, se il capitano della squadra, Marek Hamsik, non si fosse recato sotto la curva a parlare con i capi ultrà.
Per il presunto sparatore di Esposito - De Santis - il gip di Roma ha convalidato l'arresto e disposto la detenzione in carcere. Nell'ordinanza, il magistrato Giacomo Ebner scrive come De Santis mostri una "natura incontenibile e specialmente violenta", "la comprovata incapacità a misurare la gravità delle proprie azioni" e "un generale atteggiamento di sfida nei confronti dell'ordinamento e delle sue regole".
Comportamento che fonda, nel giudice, "il convincimento che ogni altra misura, al di fuori della custodia cautelare in carcere, risulti inadeguata" vista l'esigenza di evitare che "possano essere commessi reati dello stesso tipo di quello contestato".
Il giudice, infine, fa riferimento alla "manifesta tendenza" di De Santis a farsi "giustizia da sé e i gravi, reiterati e specifici precedenti penali e carichi pendenti". Per tutto questo, e "allo stato della documentazione in atti, si ritiene individuato in De Santis, l'autore dei colpi di arma da fuoco". E il magistrato cita la testimonianza di un testimone, un tifoso del Napoli.