ROMA - "Stanno crocifiggendo il collega per una frase scritta su Fb, alla faccia della democrazia. Certa politica fa proprio schifo... adesso sospendete anche me". A pochi giorni dalla bufera esplosa sul caso Tortosa e su quanto accaduto all'interno della Diaz nel 2001 durante il G8 di Genova, un altro poliziotto - Diego Giovine - scrive su Facebook e getta benzina sul fuoco. Secondo il Gazzettino, l'uomo è in servizio alla polizia ferroviaria di Castelfranco Veneto ed è dirigente (segretario aggiunto) del sindacato di polizia Coisp.
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Parole provocatorie che fanno seguito a quelle di Fabio Tortosa che il 9 aprile scorso aveva postato: "Io sono uno degli 80 del VII nucleo. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte". Tortosa, classe 1973, era un 28enne ai tempi del G8 che si svolse nel capoluogo ligure. Poliziotto del reparto mobile di Roma, è dirigente sindacale del Consap, dirigente della federazione italiana di football americano e vicepresidente della squadra di football americano Lazio Marines.
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Sul social network il suo commento arriva due giorni dopo la condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che ha dato ragione a Arnaldo Cestaro, una delle vittime del massacro operato dalle forze dell'ordine alla scuola Diaz, e che ha sancito: si trattò di tortura. Sul proprio post Tortosa rivendica con orgoglio quanto fatto dalla polizia nella scuola genovese tra le fila del VII nucleo sperimentale inquadrato nel primo reparto mobile, quello dei 'celerini' romani, protagonista dell'irruzione sotto il comando di Michelangelo Fournier.
Alcuni giorni dopo, il capo della polizia, Alessandro Pansa, annuncia: "Tortosa sarà sospeso dal servizio", aggiungendo: "Se c'è qualcuno che sbaglia verrà punito, perché sbaglia lui, non sbaglia la polizia che è sempre paladina della legalità e della libertà in tutti i suoi atteggiamenti, su questo non c'è dubbio". Sollevato dall'incarico anche il capo del Reparto Mobile di Cagliari, Antonio Adornato. Decisioni su cui oggi è tornato il vicecapo della Polizia, Alessandro Marangoni, giudicando il trasferimento di Adornato come "un provvedimento di opportunità" e la sospensione di Tortosa come "il frutto di una valutazione attenta". Adornato ha già lasciato la Sardegna e lunedì prenderà servizio a Roma, all'ufficio ispettivo del ministero dell'Interno, mentre a Cagliari, in attesa di un nuovo comandante, il Reparto Mobile sarà diretto dal vice dirigente Nicola Coliti. Ma tutto questo non è senza strascichi all'interno della stessa polizia.
Il sindacato Sap, sottolineando di aver "criticato da subito il post del collega Tortosa", si chiede se "corrisponda a verità la notizia, appresa da vari ambienti, che il Dipartimento della pubblica sicurezza si appresterebbe ad aprire un procedimento disciplinare nei confronti di 98 poliziotti che hanno apposto un 'mi piace' su Facebook". "In questo caso ci troveremmo di fronte ad un abominio giuridico in palese violazione con la nostra carta costituzionale e col buon senso", sostiene il segretario generale Gianni Tonelli, che lancia una provocazione: "Puniteci tutti".
Di tutt'altro avviso Felice Romano del Siulp, che parla dell'irruzione alla Diaz come di "pagina buia" e giudica "non condivisibili le accuse lanciate da più parti nei confronti del Capo della Polizia". E contesta le parole di Tortosa che "dopo 14 anni dall'accaduto e dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere", ha detto che sulla Diaz "esiste un'altra verità, diversa da quella emersa dalle sentenze". Una riflessione è necessaria sull'uso dei social network.
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Parole provocatorie che fanno seguito a quelle di Fabio Tortosa che il 9 aprile scorso aveva postato: "Io sono uno degli 80 del VII nucleo. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte". Tortosa, classe 1973, era un 28enne ai tempi del G8 che si svolse nel capoluogo ligure. Poliziotto del reparto mobile di Roma, è dirigente sindacale del Consap, dirigente della federazione italiana di football americano e vicepresidente della squadra di football americano Lazio Marines.
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Sul social network il suo commento arriva due giorni dopo la condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che ha dato ragione a Arnaldo Cestaro, una delle vittime del massacro operato dalle forze dell'ordine alla scuola Diaz, e che ha sancito: si trattò di tortura. Sul proprio post Tortosa rivendica con orgoglio quanto fatto dalla polizia nella scuola genovese tra le fila del VII nucleo sperimentale inquadrato nel primo reparto mobile, quello dei 'celerini' romani, protagonista dell'irruzione sotto il comando di Michelangelo Fournier.
Alcuni giorni dopo, il capo della polizia, Alessandro Pansa, annuncia: "Tortosa sarà sospeso dal servizio", aggiungendo: "Se c'è qualcuno che sbaglia verrà punito, perché sbaglia lui, non sbaglia la polizia che è sempre paladina della legalità e della libertà in tutti i suoi atteggiamenti, su questo non c'è dubbio". Sollevato dall'incarico anche il capo del Reparto Mobile di Cagliari, Antonio Adornato. Decisioni su cui oggi è tornato il vicecapo della Polizia, Alessandro Marangoni, giudicando il trasferimento di Adornato come "un provvedimento di opportunità" e la sospensione di Tortosa come "il frutto di una valutazione attenta". Adornato ha già lasciato la Sardegna e lunedì prenderà servizio a Roma, all'ufficio ispettivo del ministero dell'Interno, mentre a Cagliari, in attesa di un nuovo comandante, il Reparto Mobile sarà diretto dal vice dirigente Nicola Coliti. Ma tutto questo non è senza strascichi all'interno della stessa polizia.
Il sindacato Sap, sottolineando di aver "criticato da subito il post del collega Tortosa", si chiede se "corrisponda a verità la notizia, appresa da vari ambienti, che il Dipartimento della pubblica sicurezza si appresterebbe ad aprire un procedimento disciplinare nei confronti di 98 poliziotti che hanno apposto un 'mi piace' su Facebook". "In questo caso ci troveremmo di fronte ad un abominio giuridico in palese violazione con la nostra carta costituzionale e col buon senso", sostiene il segretario generale Gianni Tonelli, che lancia una provocazione: "Puniteci tutti".
Di tutt'altro avviso Felice Romano del Siulp, che parla dell'irruzione alla Diaz come di "pagina buia" e giudica "non condivisibili le accuse lanciate da più parti nei confronti del Capo della Polizia". E contesta le parole di Tortosa che "dopo 14 anni dall'accaduto e dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere", ha detto che sulla Diaz "esiste un'altra verità, diversa da quella emersa dalle sentenze". Una riflessione è necessaria sull'uso dei social network.