Le ragazze secondo Emma: "Imparate a scegliere chi volete essere"
Giulia Santerini
Emma Marrone e Concita De Gregorio
L'incontro. La cantante e Concita De Gregorio si confrontano sulle storie di donne contenute nel libro della giornalista e scrittrice. "Che errore pensare di salvare gli uomini come fosse una missione"
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ROMA -. Il mondo delle ragazze, il mondo visto con gli occhi delle ragazze. Di Alberta, Margherita, Carolina, Viola, Elena, Bianca, Alida, Cecilia. E anche di Emma. Emma Marrone, cantautrice. "Ancora non so qual è il mio posto. È come se camminassi con le mie radici attaccate dietro. I miei genitori, il mio paese in Puglia. Nella mia casa a Roma, dove sto da un anno, non metto i quadri. Bucare il muro è una scelta definitiva. E io non voglio farla. Anche se dai 20 ai 30 sono cambiata e ho capito cosa significa diventare una donna. Significa imparare ad aspettare. Poi conservo una fanciullina, dentro". Ne parla con Concita De Gregorio. Parla del libro Cosa pensano le ragazze (Einaudi Stile Libero): mille donne ascoltate in 24 mesi, ragazze dai 6 ai 96 anni, anche se la maggior parte sono teenager e ventenni.
"Dentro di noi ci sono molte persone. Di ogni età", spiega Concita. "Ci sono uomini, donne, bambine. E c'è sempre una ragazza da ascoltare. Anche Emma lo fa quando scrive una canzone". Emma che grazie alla musica racconta i suoi desideri. Come fanno le ragazze del libro attraverso il racconto: "Hanno in comune la visione degli uomini. E un po' mi sono rivista in queste storie, sia nelle adolescenti sia nelle adulte. Mi ha colpita quella donna che a quarant'anni riesce ad avere un figlio ma porta all'esasperazione il suo compagno. Diventa quasi anaffettiva nei suoi confronti, dice "adesso ho la mia bambina, ora ho il mio mondo". Mi è piaciuto leggere e capire punti di vista così diversi... Per esempio io ho sempre desiderato un figlio. Ma vorrei anche che avesse un padre all'altezza di quello che significa. Una storia d'amore può finire, ma devi fidarti dell'uomo a cui lasci tuo figlio". Il padre, la famiglia, le nonne. Un filo che lega molte voci del libro. "A me", continua, "sono piaciuti i racconti dove compare la figura della nonna. Con una nonna sei sempre serena, non senti il confronto. Mia madre parla bene, cucina bene, è gentile, sa perdonare. Nell'adolescenza scatta il senso di inferiorità. Riuscirò mai a essere come lei?".
Emma Marrone: "Ragazze, non mettetevi in missione per salvare un uomo"
Ansie, insicurezze. "C'è una grande paura e una grande forza nelle ragazze che raccontano", spiega Concita De Gregorio. "Il tema del libro è un po' la paura della solitudine e la condivisione come guarigione. Mi porto dentro quella che dice "non ho paura di niente che sia fuori di me"".
Le ragazze parlano del proprio corpo, della percezione del proprio corpo. C'è la minorenne, denunciata dalla madre perché si prostituiva, che non capisce perché non può usare il suo fisico per ottenere denaro, "come fa un idraulico o un dentista". "Le chiederei se è felice", osserva Emma, "le direi di proteggersi, senza giudicarla. Nessuno la salverà se nella sua testa è tutto a posto".
Alcune sono storie di anoressia, altre di bullismo subìto. "Parto da una storia vera", spiega Concita, "ma poi cerco il nodo perché diventi di tutti, come una fiaba. Spesso ho trovato solitudine. Una ragazza dice che ha 1500 follower, ma ha paura di stare da sola. Da bambina io avevo tre amiche, eppure da sola stavo tranquillamente".
Le relazioni, i rapporti con gli altri. Racconta Emma: "Io avverto un senso di smarrimento. Oggi tutto è una gara. La gente vive in un mondo che non è reale. E questo riguarda anche noi. Mi fa paura la ferocia e la violenza con le quali sui social vengono bistrattati artisti che non sono gli idoli di chi scrive. Poi apri i profili e vedi che sono bambine coi codini". Colpa dei genitori: "Oggi, più che ascoltare e capire, si dice "ok vai"", osserva la cantautrice salentina. "Non ci si prende più la responsabilità di capire perché, cos'hai fatto. Manca il pugno duro coi figli. Questa è la differenza tra la mia generazione e questa. A noi, quelli dell'educazione arcaica, se la maestra ci sgridava a scuola, i genitori neanche ci chiedevano la nostra versione. Adesso si denuncia la maestra".
Ma c'è chi sa essere diversa, anche oggi, con questi genitori. "Chi capisce che quel che conta è che sia tutto a posto, appunto, nella propria testa", continua Emma. "Ed è interessante ascoltare come parlano d'amore. Danno regole che condivido. Sono sempre le ragazze quelle che prendono davvero l'iniziativa. Il ragazzo però deve credere che è stato lui. Io? A 32 anni le mie amiche mi preparano ancora un "piano d'attacco". Mi vedo sempre come la ragazzina scappata dalla provincia, mentre gli altri mi percepiscono come una donna costruita e di potere. Non hanno capito che per conquistarmi basterebbe portarmi a mangiare un gelato". Una cosa semplice.
Ma le storie possono essere molto complicate, dure. I rapporti con gli uomini e quel lato oscuro che può divorare tutto. "La cultura dominante è quella delle botte", dice la scrittrice. "Non si deve accettare che qualcuno sia prepotente". Emma, che aveva partecipato nel 2011 alla piazza di "Se non ora quando?", nel videoclip Io di te non ho paura, mostra i lividi. "Spesso una donna quando subisce violenza cerca di dare l'immagine del "Va tutto bene". Quando troviamo un uomo complicato cerchiamo di salvarlo. Diventa una missione. Ma in missione si può anche morire. Più che scegliere gli uomini dovremmo imparare a scegliere noi stesse".