Cronaca

Isis, il call-center del terrore. In chat con il Califfo, le nuove reclute hi-tech

Il Tir usato da Anis Amri per compiere la strage al mercatino di Natale a Berlino (afp)
Dal web ai messaggi, così lo Stato Islamico trova e organizza gli adepti in giro per l'Europa. Istruendoli su dove e come colpire. È finita l'epoca in cui si puntava tutto su messaggi e video di propaganda. Ora la tecnica è molto più raffinata: si pesca in rete tra chi cerca parole come "jihad"
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Trasformare i lupi solitari in branco. In modo da poterli muovere, come fossero fantasmi, in maniera agile, silenziosa. Ma sinergica. L'attentato di Berlino, e prima ancora quello di Nizza, ma anche di Dakka e Monaco, raccontano la nuova strategia dell'Isis, qualcosa che non era mai esistito prima nella storia del terrorismo mondiale. Un meccanismo imprevedibile per i servizi occidentali. Dunque, letale. E che, come dimostra proprio la strage di Dacca e la storia di Amri, riguarda anche l'Italia.

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IL CAMBIO DI PASSO

Per farsi un'idea è interessante leggere l'ultimo rapporto dell'Isw, l'Istituto americano per lo studio della guerra, che racconta le strategie del "Califfato virtuale" partendo dalle nuove forme di reclutamento dello stato Islamico. I centri di culto abusivi, gli imam erranti sembrano ormai definitivamente retaggio del passato. E anche il vecchio modello di cyber jihad (con i canti che incitano al martirio messi in circolo su piattaforme parallele, i video messaggi artigianali dei predicatori) non sono in grado più di raccontare esattamente cosa sta accadendo.

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Già da qualche tempo l'Isis ha centralizzato la comunicazione, organizzandola in una struttura burocratica centrale che stabilisce le campagne, detta l'agenda e supervisiona ogni attività, investendo anche molto denaro. La produzione dei video è hollywoodiana: musiche, riprese, la narrazione dei soldati, tutto è fatto per entrare nelle teste di chi è pronto alla guerra santa e aspetta soltanto di colpire. Qui arriva il salto di qualità: la burocrazia centrale dell'Isis sta riuscendo a intercettare questo tipo di persone, attraverso raffinati meccanismi telematici, e a indirizzarli verso obiettivi precisi e decisi a monte.

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Ci sono precise indicazioni che questo è accaduto ad agosto e ottobre del 2016 con Adnani e Abu Mohammed al Furqan, che, dalla Siria, hanno cominciato a muovere lupi improvvisati come un esercito.

IL CASO GERMANIA

Lo ha scoperto proprio la polizia tedesca, indagando sui due attentati di luglio: quello del 18, quando un rifugiato afgano, Riaz Khan, aggredì i passeggeri su un treno a Würzburg, con un'ascia e un coltello. E quello del 24, quando un rifugiato siriano, Mohammad Daleel, si è fatto esplodere al di fuori di un festival di musica nella città tedesca di Ansbach. Amaq News Agency, uno dei principali strumenti propagandistici dello Stato Islamico, pubblicò immediatamente le due rivendicazioni. E non è stato un caso. I tedeschi hanno scoperto che entrambi gli attentatori erano in contatto con la "sede centrale" dell'Isis, dalla quale erano guidati come fossero i personaggi di un video gioco.

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"Che tipo di armi vuoi usare per uccidere la gente?" chiedeva a Khan una persona non identificata in una chat. "Il mio coltello e l'ascia sono pronti" gli rispondeva il ragazzo. "Fratello, non sarebbe meglio farlo con una macchina? Il danno sarebbe molto maggiore" gli rispondeva il master dell'Isis. Ma il ragazzo aveva fretta ("non ho tempo per imparare") e così, dopo avergli mandato il video di rivendicazione, si diceva pronto a colpire. "Ma non usare un coltello, meglio l'ascia" si raccomandavano dall'Is. Stesso discorso con Daleel. Aveva inviato una foto della zona che era pronto a colpire ("sarà piena di gente") e dallo Stato Islamico si erano raccomandati: "Uccidili tutti, in un posto dove potranno rimanere a terra", come a immaginare l'effetto mediatico che un'immagine di quel tipo poteva avere. È chiaro che rilette ora, dopo la strage di Berlino, queste conversazioni fanno particolarmente impressione. Da qui la convinzione che qualcuno possa aver guidato Amri a distanza.

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IL RECLUTAMENTO

La forza del call center della jihad è quello del reclutamento. Che avviene in due maniere: quella tradizionale, per esempio con i foreign fighters rientrati in Europa che non hanno perso i contatti con la Siria. Oppure con raffinati sistemi informatici. La forza sono i social network: utilizzando un algoritmo simile a quello che viene usato per il marketing, individuano in rete i soggetti "sensibili" (chi per esempio fa ricerche che attengono alla jihad, religiose ma non solo) e li contattano invitandoli su piattaforme di messaggistica sicure. Parallelamente lavora una struttura che, sulla base di una precisa strategia di marketing, posta foto, video, riviste, audio e invita la comunità a fare altrettanto. Dopo la morte di Adnani fu organizzata una campagna social. E dopo ogni attentato esiste una struttura di account che ha il compito di postare e moltiplicare i video di rivendicazione e affiliazione che vengono messi in rete al momento giusto. È quanto accaduto dopo l'attentato di Dacca quando, nonostante l'ira del governo italiano, l'esecuzione delle 22 persone, compresi i nove italiani, fu pubblicato dalla rete dell'Isis. Il giorno della conquista di Mosul furono pubblicati 40 mila tweets di festa. Nei primi sei mesi del 2016 Twitter ha cancellato 125 mila post ma ogni giorno i sostenitori dell'Isis producono 50 tweets al giorno più di chi è contro. Recentemente hanno rilasciato una app che permette ai bambini di imparare l'alfabeto arabo usando esempi di vita sotto il governo del Califfato: carri armati, bombe. Il "Sapientino" dell'Isis.