Padova, morto uno degli operai ustionati in acciaieria
Enrico Ferro
Il 13 marzo scorso l'incidente nelle Acciaierie Venete, quando il contenitore dell'acciaio fuso si staccò dal carroponte. Sono sette gli indagati nell'inchiesta: l’ipotesi di reato passa da lesioni gravi a omicidio colposo
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PADOVA. Dopo 24 giorni di ricovero è morto Sergiu Todita, l’operaio rimasto coinvolto nel grave incidente avvenuto nelle Acciaierie Venete di Padova. L’uomo era stato trasportato in elicottero nel centro grandi ustioni di Cesena, perché dopo la caduta della siviera con 90 tonnellate di acciaio fuso era stato colpito dagli schizzi di liquido incandescente. Il metallo, una volta raffrreddato, gli aveva provocato gravissime lesioni alla pelle. Il quadro clinico era da tempo disperato.
L’incidente risale al 13 maggio scorso, domenica mattina. Alle Acciaierie Venete di Padova un perno collegato al carroponte si era staccato facendo precipitare il pentolone carico di acciaio liquido. Quattro gli operai investiti: Sergiu Todita, appunto, cittadino moldavo di 39 anni, Bratu Marian, residente a Cadoneghe, Simone Viivan, residente a Vigonovo e David Di Natale, italo-francese residente a Santa Maria di Sala.
Sono sette le persone finite nel registro degli indagati per quel tragico incidente: il titolare Alessandro Banzato e il direttore dello stabilimento, Giorgio Zuccaro, con delega alla sicurezza. Ci sono poi i responsabili della società friulana Danieli di Buttrio, in provincia di Udine, dove è stata progettata la traversa in acciaio: il presidente Giampiero Benedetti, i consiglieri Giacomo Mareschi Danielie Alessandro Trivillin. Nel fascicolo sono stati iscritti anche i nomi di Vito Nicola Plasmati, legale rappresentante della Hayama Tech, con sede a Fagagna (Udine), la ditta incaricata della manutenzione degli impianti nello stabilimento di Padova, e Dario Fabbro, responsabile della sede bresciana della Danieli, dove è stato rilasciato il certificato di conformità del prodotto alle norme europee.
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L’ipotesi di reato era lesioni gravi ma, alla luce della morte dell’operaio ricoverato a Cesena, sarà cambiata in omicidio colposo. In attesa degli accertamenti, lo stabilimento rimane sotto sequestro e la produzione è ferma. Todita, che abitava a Padova, lascia una moglie e una figlia. In seguito all'incidente Fim, Fiom e Uilm del Veneto avevano proclamato uno sciopero regionale di tutto il settore metalmeccanico, mentre l'azienda aveva parlato di "fatto imponderabile accaduto durante un'operazione ripetuta più volta al giorno su un'attrezzatura revisionata a Pasqua, nell'ambito delle revisioni periodiche".