Perché gli insetti spesso si sbronzano come gli esseri umani
di MATEUSZ SOWINKSKI (GAZETA WYBORCZA), traduzione di MARCO VALENTINon ci crederete ma api, vespe, calabroni e molti loro simili hanno comportamenti alcolici simili alle persone. E c'è un motivo
Questo articolo è un'anteprima dal numero di sabato 15 settembre di "Fuoricampo", il nuovo inserto di Repubblica in edicola ogni sabato d'estate (e in digitale qui) che racconta il mondo attraverso il meglio del giornalismo europeo grazie agli articoli di LENA. La Leading European Newspaper Alliance (LENA) è l’alleanza editoriale di cui Repubblica fa parte insieme a Die Welt (Germania), El País (Spagna), Le Figaro (Francia), Le Soir (Belgio), Gazeta Wyborcza (Polonia), Tages Anzeiger (Svizzera) e Tribune de Genève (Svizzera). E qui trovate tutti gli altri articoli di questo numero (e anche tutti quelli degli arretrati, se ve li siete persi). Buona lettura e buon viaggio.
VARSAVIA (POLONIA). Possiamo osservare comportamenti del genere soprattutto tra le specie che si nutrono dei succhi parzialmente fermentati che colano via dai tronchi o dai rami danneggiati, come anche dai frutti caduti a terra. Un otti…
VARSAVIA (POLONIA). Possiamo osservare comportamenti del genere soprattutto tra le specie che si nutrono dei succhi parzialmente fermentati che colano via dai tronchi o dai rami danneggiati, come anche dai frutti caduti a terra. Un otti…
Questo articolo è un'anteprima dal numero di sabato 15 settembre di "Fuoricampo", il nuovo inserto di Repubblica in edicola ogni sabato d'estate (e in digitale qui) che racconta il mondo attraverso il meglio del giornalismo europeo grazie agli articoli di LENA. La Leading European Newspaper Alliance (LENA) è l’alleanza editoriale di cui Repubblica fa parte insieme a Die Welt (Germania), El País (Spagna), Le Figaro (Francia), Le Soir (Belgio), Gazeta Wyborcza (Polonia), Tages Anzeiger (Svizzera) e Tribune de Genève (Svizzera). E qui trovate tutti gli altri articoli di questo numero (e anche tutti quelli degli arretrati, se ve li siete persi). Buona lettura e buon viaggio.
VARSAVIA (POLONIA). Possiamo osservare comportamenti del genere soprattutto tra le specie che si nutrono dei succhi parzialmente fermentati che colano via dai tronchi o dai rami danneggiati, come anche dai frutti caduti a terra. Un ottimo esempio può essere quello dei moscerini della frutta, che possiamo osservare nelle nostre case, o di alcune farfalle, come l’atalanta (“Vanessa atalanta”), che si trova spesso nei nostri frutteti. Le più famose, però, sono le api europee, che in questo aspetto sono state studiate da numerosi scienziati. A quanto pare, gli esemplari nutriti con etanolo in condizioni di laboratorio, si distinguono decisamente nel loro comportamento rispetto agli altri. Inizialmente diventano iperattivi e agitati, ma, con l’aumento della dose di alcol, aumenta anche la loro avversione per l’eccessiva attività fisica.
Le “mogli” arrabbiate
La cosa più interessante, però, è che le api non hanno affatto bisogno degli scienziati per sbronzarsi. Anche in natura capita che le operaie o i fuchi si imbattano in nettare fermentato o succhi che colano via da un frutto caduto a terra, e in nessun caso si lasceranno scappare l’occasione di nutrirsene. Di conseguenza, le api che volano in stato di ebbrezza si ritrovano ad avere dei seri problemi a ritornare all’alveare. Durante il viaggio di ritorno spesso si fermano “a fare un pisolino” sotto un albero, diventando un facile bersaglio per ogni tipo di predatori. Del resto, nemmeno il rientro all’alveare rappresenta la fine dei loro guai. Le operaie che fanno la guardia all’entrata impediscono loro di entrare, ma capita anche che le allontanino piuttosto brutalmente, arrivando addirittura a mordere loro le zampe.
Non devono affrontare problemi del genere, invece, le vespe, che, a differenza delle api, fondano delle colonie che durano un anno. Queste colonie raggiungono il picco in estate inoltrata e a inizio autunno. È allora che le future regine e i maschi svolgono il volo nuziale durante il quale avviene l’accoppiamento e, in seguito, le femmine fecondate vanno alla ricerca di un riparo un cui poter svernare. Le operaie e i maschi, invece, muoiono all’arrivo delle prime gelate. Prima di questo, però, si ritrovano ad avere parecchio tempo libero, poiché nel nido non hanno ormai più granché da fare. Ed è così che sfruttano le settimane che restano loro da vivere alla ricerca di tronchi danneggiati e di alberi da frutto.
Per noi si tratta di una notizia davvero pessima. Le vespe sono attratte da qualsiasi cosa dolce e volano volentieri un fruttivendolo o una pasticceria. Un eccellente sostituto di questi prodotti può essere costituito da una bottiglia appena stappata di birra. Proprio per questo motivo le vespe fanno spesso visita a chi si sta godendo una bevanda alcolica all’aperto, e all’occasione diventano piuttosto moleste o addirittura aggressive, soprattutto durante il caldo più estremo. Purtroppo chiudere la bottiglia non serve a molto, poiché le vespe sono in grado di percepire l’alcol anche nell’aria che espiriamo.
Le risse tra calabroni
Anche i calabroni sono in grado di sbronzarsi bevendo dei succhi parzialmente fermentati; a differenza delle più piccole vespe, però, si concentrano principalmente su se stessi. Gli esemplari di questa specie rosicchiano volentieri la corteccia dei germogli di lillà e dei giovani salici per arrivare ai loro succhi in fermentazione. Talvolta capitano tra di loro delle “incomprensioni” e, di conseguenza, i calabroni si avventano l’uno contro l’altro, ma nella maggior parte dei casi cercano di non darsi fastidio a vicenda. Invece, alcune specie di coleotteri che vivono nei boschi, come alcuni scarabeidi, necrofori o carabi, se vengono a contatto con l’alcol significa la fine, una fine di cui noi siamo gli artefici.
Questi coleotteri si possono incontrare nella lettiera forestale, dove vanno alla ricerca di escrementi, animali morti o altri insetti, di cui si nutrono. In questo modo mantengono puliti tutti i nostri boschi. Di tanto in tanto variano la propria dieta con dei succhi in fermentazione che colano dai tronchi danneggiati degli alberi. Purtroppo sempre più spesso si imbattono, invece, in bottiglie e lattine di bevande alcoliche che abbandoniamo nei boschi. Per questi insetti si tratta di trappole mortali, in cui vengono attirati dai rimasugli di alcool, ma una volta all’interno non sono più in grado di uscirne. Per questo motivo è facile imbattersi in bottiglie piene di centinaia di coleotteri morti. Il danno è ancora maggiore poiché si tratta di specie molto utili, che svolgono al posto nostro una valanga di lavoro sporco. Per noi è uno sforzo minimo buttare una lattina nella spazzatura. Per loro, invece, si tratta di una questione di vita o di morte.
VARSAVIA (POLONIA). Possiamo osservare comportamenti del genere soprattutto tra le specie che si nutrono dei succhi parzialmente fermentati che colano via dai tronchi o dai rami danneggiati, come anche dai frutti caduti a terra. Un ottimo esempio può essere quello dei moscerini della frutta, che possiamo osservare nelle nostre case, o di alcune farfalle, come l’atalanta (“Vanessa atalanta”), che si trova spesso nei nostri frutteti. Le più famose, però, sono le api europee, che in questo aspetto sono state studiate da numerosi scienziati. A quanto pare, gli esemplari nutriti con etanolo in condizioni di laboratorio, si distinguono decisamente nel loro comportamento rispetto agli altri. Inizialmente diventano iperattivi e agitati, ma, con l’aumento della dose di alcol, aumenta anche la loro avversione per l’eccessiva attività fisica.
Le “mogli” arrabbiate
La cosa più interessante, però, è che le api non hanno affatto bisogno degli scienziati per sbronzarsi. Anche in natura capita che le operaie o i fuchi si imbattano in nettare fermentato o succhi che colano via da un frutto caduto a terra, e in nessun caso si lasceranno scappare l’occasione di nutrirsene. Di conseguenza, le api che volano in stato di ebbrezza si ritrovano ad avere dei seri problemi a ritornare all’alveare. Durante il viaggio di ritorno spesso si fermano “a fare un pisolino” sotto un albero, diventando un facile bersaglio per ogni tipo di predatori. Del resto, nemmeno il rientro all’alveare rappresenta la fine dei loro guai. Le operaie che fanno la guardia all’entrata impediscono loro di entrare, ma capita anche che le allontanino piuttosto brutalmente, arrivando addirittura a mordere loro le zampe.
Non devono affrontare problemi del genere, invece, le vespe, che, a differenza delle api, fondano delle colonie che durano un anno. Queste colonie raggiungono il picco in estate inoltrata e a inizio autunno. È allora che le future regine e i maschi svolgono il volo nuziale durante il quale avviene l’accoppiamento e, in seguito, le femmine fecondate vanno alla ricerca di un riparo un cui poter svernare. Le operaie e i maschi, invece, muoiono all’arrivo delle prime gelate. Prima di questo, però, si ritrovano ad avere parecchio tempo libero, poiché nel nido non hanno ormai più granché da fare. Ed è così che sfruttano le settimane che restano loro da vivere alla ricerca di tronchi danneggiati e di alberi da frutto.
Per noi si tratta di una notizia davvero pessima. Le vespe sono attratte da qualsiasi cosa dolce e volano volentieri un fruttivendolo o una pasticceria. Un eccellente sostituto di questi prodotti può essere costituito da una bottiglia appena stappata di birra. Proprio per questo motivo le vespe fanno spesso visita a chi si sta godendo una bevanda alcolica all’aperto, e all’occasione diventano piuttosto moleste o addirittura aggressive, soprattutto durante il caldo più estremo. Purtroppo chiudere la bottiglia non serve a molto, poiché le vespe sono in grado di percepire l’alcol anche nell’aria che espiriamo.
Le risse tra calabroni
Anche i calabroni sono in grado di sbronzarsi bevendo dei succhi parzialmente fermentati; a differenza delle più piccole vespe, però, si concentrano principalmente su se stessi. Gli esemplari di questa specie rosicchiano volentieri la corteccia dei germogli di lillà e dei giovani salici per arrivare ai loro succhi in fermentazione. Talvolta capitano tra di loro delle “incomprensioni” e, di conseguenza, i calabroni si avventano l’uno contro l’altro, ma nella maggior parte dei casi cercano di non darsi fastidio a vicenda. Invece, alcune specie di coleotteri che vivono nei boschi, come alcuni scarabeidi, necrofori o carabi, se vengono a contatto con l’alcol significa la fine, una fine di cui noi siamo gli artefici.
Questi coleotteri si possono incontrare nella lettiera forestale, dove vanno alla ricerca di escrementi, animali morti o altri insetti, di cui si nutrono. In questo modo mantengono puliti tutti i nostri boschi. Di tanto in tanto variano la propria dieta con dei succhi in fermentazione che colano dai tronchi danneggiati degli alberi. Purtroppo sempre più spesso si imbattono, invece, in bottiglie e lattine di bevande alcoliche che abbandoniamo nei boschi. Per questi insetti si tratta di trappole mortali, in cui vengono attirati dai rimasugli di alcool, ma una volta all’interno non sono più in grado di uscirne. Per questo motivo è facile imbattersi in bottiglie piene di centinaia di coleotteri morti. Il danno è ancora maggiore poiché si tratta di specie molto utili, che svolgono al posto nostro una valanga di lavoro sporco. Per noi è uno sforzo minimo buttare una lattina nella spazzatura. Per loro, invece, si tratta di una questione di vita o di morte.