Affaire Pivetti, la procura di Roma fa acquisire i contratti con la Protezione Civile
Marco Mensurati
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Giuliano Foschini
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Fabio Tonacci
Per capire i criteri di assegnazione della fornitura gli inquirenti romani hanno mandato i finanzieri a prendere una serie di atti nella sede centrale. L'ex presidente della Camera è indagata a Savona e a Siracusa per aver importato e venduto mascherine cinesi falsificandone il certificato di conformità
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ROMA - Sono tre le procure che indagano sullo stock di mascherine importate dalla Cina dall'ex presidente della Camera Irene Pivetti. Oltre a quelle di Savona e di Siracusa, che hanno già iscritto Pivetti nel registro degli indagati, si è mossa la procura di Roma che nel pomeriggio ha inviato la Guardia di Finanza nella sede della Protezione Civile di via Vitorchiano per acquisire una serie di atti, tra cui i due contratti (30 milioni di euro per 15 milioni di mascherine) firmati con la Only Logistics Italia, la società di cui Pivetti è amministratrice unica e rappresentante legale. L'intento degli inquirenti romani è capire e approfondire i criteri con cui è stata selezionata la Only. A quanto risulta a Repubblica, le mascherine di quello stock, una volta sdoganate, non sono state distribuite dalla Protezione Civile, perché prive del certificato di conformità previsto per legge.
Ma non è l’unica novità di giornata nell’affaire che ha travolto l’ex presidente della camera. Perché, proprio mentre i finanzieri erano a lavoro nella sede di via Vitorchiano, si è scoperto che Pivetti è stata iscritta nel registro degli indagati dalla procura di Savona che da tempo ha una indagine molto simile a quella siciliana.
La vicenda è stata raccontata nei giorni scorsi da un'inchiesta di Repubblica. Qualche settimana fa, in una farmacia di Savona, i militari della guardia di Finanza avevano trovato una partita di mascherine modello FFp2 provenienti dalla Cina ma dotate di uno strano certificato, emesso da una sedicente azienda certificatrice polacca. Una rapida indagine aveva permesso agli investigatori di scoprire che si trattava di un plateale falso. “La dottoressa – ha raccontato a Repubblica un collaboratore della Only srl, la società della Pivetti - Non riusciva ad ottenere i permessi dell’Inail e così ha provveduto con la certificazione polacca”.
In realtà – stando almeno alle risultanze dell’inchiesta siciliana - le cose sono messe anche peggio di come le ha raccontate il collaboratore, perché secondo gli inquirenti di Siracusa Pivetti avrebbe scelto la via della certificazione polacca dopo un esplicito diniego di certificazione da parte dell’Inail, ente scelto dal Decreto Cura Italia per vagliare le importazioni di dispostivi medici. Pivetti si sarebbe quindi disinteressata della potenziale pericolosità del prodotto da lei importato.
L’interesse delle tre procure in campo, a questo punto, sembrerebbe però convergere sul ruolo giocato dalla Protezione Civile. Per almeno due motivi. Il primo è l’anomalia della procedura: mentre alla Pivetti è stato garantito un congruo anticipo, a molti imprenditori questo è stato negato, tanto che più di uno si è lamentato di essere stato respinto bruscamente (“lo stato paga solo alla consegna”). Il secondo è il mancato controllo: sarebbe bastata una rapida occhiata alla struttura societaria per avere più di un dubbio sulla reale capacità della Only, una piccola azienda, che ha appena 50mila euro di capitale sociale, il 70 per cento del quale versato da una società (la Only Italia club) con sede a San Marino, e un altro 25 per cento dalla polacca Only Italia Trech & Trade. Il bilancio del 2018 è stato chiuso con un fatturato di 72mila euro e un utile di 2.300.
Resta da capire se oltre al responsabile del procedimento, anche i vertici della Protezione Civile (e della struttura Commissariale insediatasi l’undici marzo, una settimana prima della stipula di quei contratti) erano a conoscenza di quel contratto così oneroso, e rischioso.