Donazioni di sangue in calo con il Covid. E saltano gli interventi programmati
di MICHELE BOCCI
Ne mancano tra le 600 e le 700 al giorno. E diversi ospedali sono costretti a rinviare le operazioni
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L'estate e il Covid hanno messo in crisi la donazione del sangue. Le scorte scarseggiano e quotidianamente molte Regioni chiedono aiuto per avere le sacche necessarie al loro sistema sanitario, senza successo. Tra tutte, ne mancano tra le 600 e le 700 al giorno e così in certi ospedali si rinviano gli interventi programmati, non urgenti. Gli stessi che già durante il lockdown vennero messi in attesa.
"Attenzione, le scorte si stanno riducendo e potremmo avere problemi nel prossimo futuro - dice Vincenzo De Angelis, direttore del Centro nazionale sangue - .Vanno ripopolate ma senza fare ressa". Ecco uno dei punti critici.
Il coronavirus non ha solo rallentato la donazione perché molte persone per lungo tempo non sono uscite di casa o perché le associazioni di volontariato non hanno più potuto fare campagne "porta a porta" (presso circoli, scuole, sagre, manifestazioni varie e altro) ma anche, più banalmente, perché la raccolta deve avvenire con maggiori precauzioni legate ai rischi di affollamento. Come nelle sale di attesa di qualunque ambulatorio, anche nei centri sangue gli appuntamenti vanno ben scaglionati per evitare che troppe persone si incontrino mentre aspettano di donare.
"Una tempo si diceva: venite a donare - spiega sempre De Angelis - Adesso la situazione è diversa, non si possono più prendere 100 persone in una mattinata nei centri trasfusionali. Fanno bene le associazioni e le strutture pubbliche a fare più slot di accesso".
Il problema non sono gli interventi urgenti o le operazioni di grande complessità che hanno bisogno di molto sangue, come i trapianti. Il problema sono quelle rinviabili. "Per farle serve sangue, altrimenti non ripartiamo si continuano a rinviare". Ancora una volta una difficoltà si riversa proprio su patologie magari non acute ma che devono essere affrontate, anche perché si viene da mesi di rallentamento del sistema sanitario non dedicato al Covid, per non mettere in pericolo i malati.
Ad ammettere le difficoltà è stata di recente la Toscana, che ha calcolato un -15% si sacche raccolte ad agosto rispetto a luglio. Nel policlinico fiorentino di Careggi sono saltati una trentina di interventi in tre giorni. "Li recupereremo rapidamente", fanno sapere dall'ospedale. Simona Carli, del centro sangue regionale, spiega che a mancare di più sono "i nuovi donatori, non quelli storici che comunque continuano a farsi avanti. La situazione, con le sue difficoltà e i suoi ostacoli legati alle precauzioni anti coronavirus non invoglia le nuove leve".
A seconda delle procedure chirurgiche c'è un fabbisogno, che va da una sacca a 20 (per un trapianto). Questo prima di entrare in sala, poi ovviamente in base a come va l'intervento se ne possono usare di più o anche di meno. Le regioni ogni giorno inseriscono in una bacheca online le loro richieste di sangue. Chi è in difficoltà cerca così l'aiuto di chi invece ha raccolto più di quanto gli serve e può aiutare. Mercoledì e ieri nella rete nazionale c'erano solo richieste: tutte le regioni erano in carenza e nessuna era quindi in grado di dare una mano agli altri. Il primo giorno si cercavano 600 sacche, ma appunto nessuno era in grado di reperirle, ieri il numero è salito a 690. I gruppi sanguigni più richiesti sono normalmente gli zero, quello positivo e quello negativo. Si tratta degli unici che possono essere messi da parte come scorta per i casi urgentissimi perché sono universali, possono essere trasfusi a qualsiasi gruppo. Così se c'è fretta non è necessario fare gli esami al paziente.