Cronaca

La moglie di Cutolo: "Solo e isolato, era come se avessero già scritto la sentenza di morte"

Immacolata Iacone nell'86. Oggi ha 57 anni (fotogramma)
Immacolata Iacone a 19 anni sposò il superboss della Camorra deceduto ieri. Con la fecondazione assistita la coppia ha avuto una figlia. "In carcere l'avevano ridotto a un fantasma. Nemmeno ci riconosceva più". Un solo bacio in 20 anni. Dopo il matrimonio le disse: "Tu hai scelto di stare con un morto"
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“E’ morto come volevano. L’hanno ridotto a un fantasma che non riconosceva più né me né nostra figlia”. Seduta in un chiosco davanti all’ospedale di Parma insieme alla figlia Denise e a due cugini che le hanno accompagnate in auto nella notte da Ottaviano, Immacolata Iacone, 57 anni, parla con una voce stanca. E’ la moglie di Raffaele Cutolo. La donna che, a 18 anni – era il 1982 – in visita nel carcere di Ascoli Piceno dal fratello detenuto viene folgorata dallo sguardo del superboss della Nuova Camorra organizzata. Cutolo, il Male. Il criminale feroce e spietato che per anni distribuisce sangue e morte in Campania dichiarando guerra allo Stato e minacciando e ricattando politici e boss rivali. Nell’83 Immacolata lo sposa nell’ex isola-carcere dell’Asinara. “Un matrimonio bianco”, dice lei. “Ci siamo baciati una sola volta in 20 anni”. Nel 2007, grazie al permesso ottenuto dai legali dell’ex boss in regime di 41bis, l’inseminazione artificiale e la nascita di Denise Cutolo, che oggi ha quasi 14 anni.

Quando ha visto l’ultima volta suo marito?

“Quindici giorni fa. Non mi riconosceva. Mi scambiò per mia cognata. Era ormai quasi completamente assente. Non sapeva nemmeno in quale città si trovasse. Non mangiava più”.

Ora vedrà la salma?

“Stiamo aspettando che ce lo lascino vedere. Pensare che avrei dovuto vederlo oggi. Ma da vivo”.

Cioè?

“Negli ultimi giorni, sapendo che le sue condizioni erano peggiorate, avevo chiesto con insistenza di poterlo vedere. Mi avevano autorizzato a venire a Parma proprio oggi. E invece ieri sera mi hanno chiamato per dirmi che era morto”.

Da quanto tempo era ricoverato in ospedale?

“Da luglio. Prima nel reparto detenuti. Poi, quando la polmonite è peggiorata e gli ha procurato la setticemia al cavo orale, lo hanno trasferito in un altro reparto. Voglio sperare che abbiano fatto tutto il possibile per curarlo”.

Perché, pensa il contrario?

“Non lo so. Non so quanto fosse grave l’infezione che lo aveva colpito. Non so nemmeno se questa polmonite fosse o meno Covid. Lo vedranno, forse, con l’autopsia. Stiamo cercando di capire se gliela faranno. Poi spero ci autorizzino a portarlo a Ottaviano. E che ci facciano fare il funerale”.

Perché dice che suo marito è morto “come volevano”?

“Da anni è come se avessero già scritto la sentenza di morte. Solo e isolato. Lo era da 50 anni. Nonostante fosse diventato l’ombra di se stesso, nonostante non sapesse più nemmeno dove si trovasse e chi avesse di fronte, continuavano a ritenerlo pericoloso”.

Per i tribunali lo era ancora. E poi c’è un tema fondamentale: suo marito ha ucciso e fatto uccidere, ha distribuito morte per anni. Un boss spietato. Non pensa alle sue vittime? Ai familiari?

“Certo. Mio marito ha fatto del male e capisco che per molti Cutolo è stato il male assoluto. Ma ha scelto di pagare le sue pene fino all’ultimo giorno. Senza chiedere sconti, senza pentirsi. E questo perché considerava il pentimento solo un modo per ottenere benefici e sconti di pena”.

Con gli avvocati avevate chiesto gli venisse revocato il 41bis.

“Richieste sempre rigettate. C’è sempre stato un muro. Io dico che era giusto che mio marito pagasse per quello che ha fatto. Ma penso che, come tutti i detenuti, meritasse dignità. Dopo oltre mezzo secolo di carcere. Essendo per di più malato da tempo.”

Vostra figlia è con lei?

“Si. Volevo restasse a casa, a Ottaviano. Ma ieri sera mi ha detto: ‘Fate decidere a me, per favore’. Ed è venuta. Vuole vedere suo padre. Sa quello che ha fatto, conosce la sua storia. Ma è suo padre”.

Porterà sempre un cognome ingombrante.

“E’ una figlia modello, ha sofferto e soffre. Come hanno sofferto e soffrono le vittime di camorra, le vittime di mio marito”.

Il nome di Cutolo evoca un passato di atrocità, e segreti che suo marito si porta nella tomba.

“Forse il suo nome farà paura anche da morto. Mi chiedo ancora, in queste ore, come si poteva pensare fosse ancora pericoloso un uomo di 80 anni nelle sue condizioni. Ma evidentemente doveva andare così”.

Senza entrare nel giudizio e nei sentimenti: come ha fatto a sposare un uomo di cui sapeva che, con ogni probabilità, sarebbe rimasto  in carcere a vita?

“Lui me lo diceva sempre: hai sposato un morto. Ti sei sposata e sei diventata subito vedova. Ma ho fatto questa scelta e, se tornassi indietro, nonostante tutto, la rifarei”.