"Il numero unico europeo per le emergenze garantisce una qualità di soccorso superiore a quella precedente ed entro il 2023 dovranno averlo tutte le regioni". A parlare è Carlo Bui, uno dei massimi esperti di investigazione scientifica ora a capo del gruppo tecnico della commissione consultiva del ministero dell'Interno che rappresenta tutte le componenti del 112. Il numero è entrato in funzione in Italia a partire dal 2010 e oggi è attivo in undici regioni coprendo circa il 65 per cento della popolazione.
Quando sarà operativo in tutto il Paese? E' solo un problema di risorse o ci sono resistenze?
Il sistema ha una componente a carico delle regioni, circa 1 euro per ogni cittadino, ma una parte di questi soldi vengono restituiti attraverso un fondo. Entro il 2023 dovrà essere realizzato in tutto il Paese perché è previsto a livello europeo e con alcune regioni ci sono già degli accordi. Chiaramente, come sempre quando si fa innovazione, ci sono delle resistenze, ma i risultati sono spiazzanti: nel 2021 abbiamo gestito quasi 19 milioni di telefonate assicurando la ricezione anche di 75mila chiamate di emergenza generate direttamente dalle autovetture in caso di incidente automobilistico grazie al sistema e-call.
Quanto si sono ridotti i tempi di intervento rispetto al vecchio palleggio tra i centralini?
Ora la chiamata di emergenza riceve normalmente una risposta entro cinque secondi e, nel caso in cui il contatto con la centrale non avvenga per qualsivoglia ragione, l'utente viene immediatamente richiamato. Prima non era immaginabile. C'è il controllo pieno della gestione del servizio attraverso un sistema di monitoraggio centrale e regionale che garantisce di sapere quotidianamente cosa avviene in termini di tempo e modalità di intervento. La chiamata viene raccolta dalla centrale unica di risposta che ne verifica l'autenticità. L'azione di filtro delle telefonate improprie è molto importante, sono circa la metà. A questo punto la centrale inoltra la richiesta, con i dati di localizzazione del chiamante e del tipo di soccorso, alla sala operativa competente e manda anche una scheda dettagliata con le informazioni basilari per facilitare chi deve intervenire.
C'è stato un vantaggio anche di razionalizzazione del personale, rispetto alle centrali a chiamata diretta?
Sicuramente, c'è stato un incremento delle capacità qualitative perché migliorando il servizio diventa sempre più adeguata la capacità di intervento. L'opera di filtraggio fa sì che ogni sala operativa si trovi ad avere il doppio degli operatori rispetto a prima: possono così concentrarsi solo sulle richieste necessarie. Inoltre tutti hanno ricevuto una formazione ad hoc.
In passato purtroppo persone in difficoltà non sono riuscite a comunicare dove si trovavano. Come vi siete attrezzati?
Da quest'anno siamo in grado di conoscere la posizione esatta del cittadino che chiede aiuto. Lo facciamo tramite satellite, una modalità molto più puntuale e precisa - soprattutto in luoghi isolati - rispetto alle celle telefoniche e inoltre funziona anche quando il cellulare non ha abilitato il servizio di geolocalizzazione. E' un servizio presente in tutte le undici regioni. Siamo poi in grado di indentificare automaticamente chi è l'intestatario dell'utenza chiamante e tutto questo è possibile anche tramite l'app 'Where are U'. A gestire l'elaborazione dei dati è un concentratore che è stato realizzato presso il servizio informativo interforze della direzione centrale della polizia criminale.
Oggi si celebra la giornata europea del 112, perché è importante farlo?
Perché è un servizio universale. L'accesso è gratuito con un solo numero a tutti i servizi di emergenza, permette all'utente di richiedere il soccorso di cui necessita, sanitario, delle forze di polizia, dei vigili del fuoco e quello in mare. C'è inoltre la garanzia di una risposta multilingue e dall'estate scorsa è operativo 112Sordi che permette ai cittadini con questa disabilità di accedere direttamente e in modo equivalente agli altri. Dalla sua attivazione ad oggi ha ricevuto già 530 chiamate. Avere un numero unico europeo consente non solo il vantaggio che quando ti trovi all'estero sai già quale sia il numero delle emergenze, ma soprattutto di avere standard migliori e uguali per tutti.