✕

Ucraina, la scuola si mobilita per la pace: gli aiuti, i flash mob, le lettere dei bambini ai signori della guerra

Centinaia le iniziative nelle classi. Gli insegnanti e i presidi: "É fondamentale che le loro domande trovino in noi ascolto, comprensione e una possibile risposta"
4 minuti di lettura

Non c'è scuola dove gli scatoloni non siano già pronti: indumenti e medicinali. Dal bidello alla preside, dagli insegnanti ai loro studenti e genitori, si sono dati tutti un gran daffare. Le maestre di Alba Adriatica si sono stupite dal lievitare dei pacchi: "Mai ci saremmo aspettate una risposta tanto forte ed immediata da parte delle famiglie considerando il momento così difficile". All'istituto agrario Serpieri di Bologna gli studenti hanno aggiunto anche marmellate e conserve preparate con frutta e verdura coltivate nei campi e negli orti della scuola. "Sapere che ragazzi e ragazze della nostra età - spiega Riccardo, rappresentante di Istituto - ora, anziché essere in classe, vivono nei sotterranei e nelle metropolitane per paura delle bombe ci ha portato a pensare a come aiutarli".

La scuola si mobilita per la pace. Da Palermo a Trento: chi raccoglie fondi e generi di prima necessità, chi disegna, chi scrive l…

Non c'è scuola dove gli scatoloni non siano già pronti: indumenti e medicinali. Dal bidello alla preside, dagli insegnanti ai loro studenti e genitori, si sono dati tutti un gran daffare. Le maestre di Alba Adriatica si sono stupite dal lievitare dei pacchi: "Mai ci saremmo aspettate una risposta tanto forte ed immediata da parte delle famiglie considerando il momento così difficile". All'istituto agrario Serpieri di Bologna gli studenti hanno aggiunto anche marmellate e conserve preparate con frutta e verdura coltivate nei campi e negli orti della scuola. "Sapere che ragazzi e ragazze della nostra età - spiega Riccardo, rappresentante di Istituto - ora, anziché essere in classe, vivono nei sotterranei e nelle metropolitane per paura delle bombe ci ha portato a pensare a come aiutarli".

La scuola si mobilita per la pace. Da Palermo a Trento: chi raccoglie fondi e generi di prima necessità, chi disegna, chi scrive lettere ai signori della guerra. Chi mette in gioco i corpi con flash mob creativi, chi tappezza i cancelli degli istituti con cartelloni e striscioni dove il messaggio è univoco: pace, pace, pace.

I più grandi hanno fatto lezioni con esperti per tentare di capire il conflitto in Ucraina ed esorcizzare la paura. "In questo momento ci sembra importante che le scuole facciano informazione" osserva Ludovico Arte, preside del Marco Polo di Firenze dove è stato organizzato un incontro con docenti di politica internazionale delle università di Pisa e Padova.

I piccoli hanno affondato le mani nei colori, come al 54°Circolo Scherillo di Napoli, o hanno trovato le parole-bambine contro bombe e fucili. Scrivono gli alunni della terza C della primaria Longhena: "Care persone che fate la guerra, cosa volete ottenere? I soldi? Il potere? I territori? Le risorse? Lo sapete che per queste cose state uccidendo persone? Persone proprio come voi e come noi, costrette a cambiare la loro vita perché qualcuno vuole distruggere tutto. Ma ci siete andati a scuola? E la giornata della memoria a che serve secondo voi? Dovrebbe ricordarci di non commettere gli stessi errori del passato, ma sta succedendo di nuovo! Si può parlare invece, manifestare, collaborare, amare e non odiare, essere civili, siamo tutti esseri umani!".

Altre le parole degli studenti dell'Istituto Bodoni-Paravia di Torino che sullo striscione davanti alla scuola hanno scritto: "Nessuna base, non un solo soldato per la guerra imperialista". I piccoli tengono le bandierine della pace mentre vanno a scuola con il Pedibus Loano in provincia di Savona. I grandi del liceo artistico di Porta Romana a Firenze fanno il girotondo contro l'aggressione della Russia all'Ucraina.

I progetti si moltiplicano dopo l'invito del ministro Patrizio Bianchi che all'evento di Tecnica della scuola sull'articolo 11 della Costituzione ha incalzato le scuole a studiare la Costituzione ("L'Italia ripudia la guerra") e ad accogliere i minori in fuga dall'Ucraina. Il ministero ha stanziato in emergenza un milione per il supporto linguistico e psicologico.

Ma non c'era bisogno di sollecitare, gli istituti già si stanno organizzando per fare spazio ai rifugiati in arrivo con lo zainetto in spalla e la morte negli occhi. "Saremo tra le prime scuole ad accogliere già lunedì due bambini ucraini, abbiamo avviato un progetto con una nostra docente di sostegno" fa sapere Alfonso D'Ambrosio, preside dell'Ic Lozzo Atestino, nel padovano. E così in tanti. Partite dal basso, senza input ministeriali perché tra i banchi si lavora da anni sull'educazione alla pace, decine di iniziative continuano a farsi sentire. Fanno rumore, cannoni della cultura.

Medie Farini - Bologna 

Il chiasso del flash mob partito dall'Ic 3 di Trento che ha contagiato altri istituti in Italia: una body-percussion per gridare coi propri corpi di fermare la guerra. Il silenzio, un minuto ogni giorno a mezzogiorno, che cala all'istituto Curcio di Ispica, in provincia di Ragusa, "per prendere sempre più consapevolezza della tragedia che si sta vivendo in Ucraina", spiega il professor Giuseppe Miiceli, "perché la guerra ha scosso gli studenti" e allora la risposta è un time-out per la pace in Ucraina.

Istituto comprensivo 7 - Bologna 

All’Iiss Majorana di Brindisi sono iniziate le prove per il flashmob #nowar del 9 marzo promosso dal secondo istituto comprensivo "Monaco-Fermi" di Oria. Molte scuole della Puglia stanno aderendo. I ragazzi e le ragazze dell'Istituto comprensivo Ugo Foscolo di Vescovato hanno composto il simbolo della pace coi loro corpi sul grande prato accanto agli impianti sportivi.

Liceo Bertolucci- Parma 
In tanti, soprattutto gli studenti delle superiori, hanno partecipato a manifestazioni e fiaccolate nei loro Comuni, da Budrio, in Emilia, a Caserta, davanti alla Reggia, da Milano a Napoli. Bandiere arcobaleno e giallo-blu. Simboli, come la cerimonia davanti all'ulivo all'Istituto superiore Castelli a Brescia. Colori, quelli che hanno usato i bambini. Alla primaria Lea Garofalo di Cinquina, nella periferia di Roma, le classi hanno trasformato la festa di Carnevale in un coloratissimo flash mob contro la guerra.

Primaria Lea Garofalo di Cinquina - Roma
 

"I bambini si stanno esprimendo in tutti i modi, dai disegni ai flash mob" osserva Mariateresa Buglione, preside all'Ic Corso Matteotti di Alfonsine. Non c'è insegnante che non si sia posto il problema: come spiegare la guerra alle nostre porte, come farla entrare in classe? "Come docenti vediamo le loro preoccupazioni e sentiamo il difficile compito nel rispondere alle loro osservazioni - scrivono i docenti del liceo scientifico Sabin di Bologna pensando ai loro ragazzi - É fondamentale che le loro domande trovino in noi ascolto, comprensione e una possibile risposta. In noi risiede il dovere di far conoscere e di far riflettere".

La preside Silvia Brunini ha scritto una lettera aperta, lo hanno fatti in tanti, da educatori: "Chi oggi frequenta la scuola non ha avuto nonni che la guerra l'hanno vista dal di dentro, non hanno nelle orecchie i racconti che abbiamo noi. Per questo dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per offrire un racconto diverso da quello che piove addosso dai media e dai social. Siamo artificieri, non bombaroli. Parliamo una lingua diversa. Facciamo lezioni diverse. Lezioni di comprensione di ciò che accade, certo, ma soprattutto raccontiamo chi cerca di mettere pace".

Donato Tinelli, preside alle medie "Viale della Resistenza" Cesena ha esortato i suoi studenti a studiare la storia. E racconta: "Intervenendo in una classe dove è stato commesso un atto violento, ho chiesto le ragioni di tale evento e, senza sorpresa, mi è stato spiegato dai diretti interessati che si trattava di parere contro parere. Quando le parole e le ragioni non bastano per battere un parere, si abdica alla violenza per avere ragione. È una lezione di storia, che piaccia o meno". E allora che valgano le parole di Hannah Arendt, che cita: "Da quando il passato non proietta più la sua luce sul futuro, la mente dell'uomo è costretta a vagare nelle tenebre".

Istituto comprensivo "Corso Matteotti" - Alfonsine (Ra)