Cronaca

Via Crucis al Colosseo, il messaggio del Papa: Irina e Albina insieme con le mani sulla croce

Cambio di programma alla cerimonia del Venerdì santo: ci sono le due infermiere ucraina e russa. Ma salta la meditazione: “Il silenzio è più eloquente delle parole”. Appello di Bergoglio al disarmo
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ROMA - Quattro mani poggiate sulla croce, quelle di Irina e di Albina, ucraina la prima, russa la seconda, a sorreggere insieme la croce della Via Crucis di Papa Francesco, tornata al Colosseo davanti a 10 mila fedeli, dopo due anni di cerimonie in una piazza San Pietro senza popolo, deserta.

Si guardano negli occhi, occhi lucidi, Irina e Albina, amiche di due popoli oggi in guerra e colleghe al Campus Bio Medico di Roma, infermiera l'ucraina, specializzanda la russa. Si guardano, si sfiorano le dita nel portare il peso della croce, guardano il cielo, l'una di fianco all'altra, non parlano. 

E silenziosa, a sorpresa, resta la preghiera della tredicesima stazione della Via Crucis, la loro, cambiata all'ultimo minuto. Orazio Coclite, la voce storica della processione, avrebbe dovuto leggere una meditazione scritta in queste settimane in Vaticano assieme a famiglie ucraine e russe. E invece il testo è stato cancellato, sostituito da poche frasi: "Di fronte alla morte il silenzio è più eloquente delle parole. Sostiamo pertanto in un silenzio orante e ciascuno nel cuore preghi per la pace nel mondo". "Un cambiamento previsto - ha spiegato ieri sera il portavoce vaticano Matteo Bruni - che limita il testo al minimo per affidarsi al silenzio e alla preghiera". 

La tredicesima meditazione avrebbe invece dovuto parlare della "morte intorno", della "vita che sembra perdere di valore", di quel tutto che "cambia in pochi secondi: l'esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d'inverno, l'andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie", delle "lacrime finite", della "rabbia che ha lasciato il passo alla rassegnazione". Per poi chiedere: "Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare". 

Ma quel testo, come la presenza delle due amiche, Irina l'ucraina e Albina la russa, aveva attirato le ire dell'ambasciata di Kiev in Italia prima e della comunità cattolica ucraina poi. Un'idea "inopportuna e ambigua" che "non tiene conto del contesto di aggressione militare russa", aveva tuonato l'arcivescovo Sviatoslav Shevchuk. Ieri sera, con un gesto duro e inedito, i media cattolici ucraini si sono persino rifiutati di trasmettere la Via Crucis, in segno di protesta. E contraria si era detta in questi giorni anche l'associazione dei cattolici ucraini in Italia: "Non dovevano portare insieme la croce - ha spiegato Oles Horodetskyy - perché siamo noi ucraini a essere stati messi in croce". 

La presenza invece è stata confermata, nessun passo indietro da parte del Vaticano né delle due donne, nonostante le pressioni. "Noi non c'entriamo niente in tutto questo, i nostri due popoli non c'entrano niente", hanno spiegato. Ma quel testo è stato accantonato e si è lasciato spazio alla preghiera per la pace. Quella pace che Papa Francesco continua a chiedere senza sosta: "Signore, porta gli avversari a stringersi la mano, disarma la mano del fratello alzata contro il fratello" e fa' che "dove c'è odio fiorisca la concordia", ha detto ai fedeli. Lo stesso grido instancabile lanciato in un tweet pochi minuti prima dell'inizio del rito: "Signore, converti al tuo cuore i nostri cuori ribelli, perché impariamo a seguire progetti di pace".