Oltre metà degli italiani ha bocciato la gestione della pandemia. Il 55,8% degli italiani infatti, a quanto emerge dal Rapporto Italia 2022 di Eurispes, non approva la strategia della gestione italiana della pandemia, contro il 44,1% di giudizi positivi. L'84,3% degli italiani è preoccupato dalla possibilità di un conflitto mondiale, ma la crisi energetica preoccupa ancora di più (87,3%). L'emergenza sanitaria e le preoccupazioni legate alla salute turbano il 14,3% dei cittadini e il 7,4% teme la possibilità di ammalarsi.
La pandemia ha limitato la libertà degli italiani
La netta maggioranza dei cittadini ha avvertito, dall'inizio della pandemia, limitazioni della propria libertà personale: oltre un terzo (35,6%) afferma di essersi sentito limitato sia per la situazione sanitaria sia per le scelte governative, il 29% per i rischi legati al Covid-19, il 19,1% solo a causa delle scelte del Governo. Soltanto il 16,3% degli italiani non ha mai avvertito questo disagio. Agli intervistati è stato poi chiesto se, in caso di necessità, sarebbero disposti ad un'ulteriore limitazione della propria libertà individuale: il 38% si dice disposto, se necessario (il 29,5% abbastanza, l'8,5% molto), ma un più cospicuo 62% manifesta un atteggiamento di chiusura (il 39,3% è poco disposto, il 22,7% per niente).
Complottista 1 italiano su 4 sulle origini del Covid: "Dietro c'è la mano di qualcuno"
Sulle origini della pandemia un quarto degli italiani è 'complottista'. Nel senso che non credono sia stata una casualità, ma sono anzi convinti che dietro Covid-19 ci sia la mano di qualcuno. L'istituto di ricerca ha voluto sondare le diverse posizioni della popolazione tricolore sulla pandemia. Risultato: poco meno della metà (46,6%) ammette di non avere idea di come si sia originata, e poco più di un intervistato su 4 (25,7%), appunto, ritiene che ci sia dietro una 'longa manus'. Infine, il 22,9% ha le idee più chiare: è stato solo una casualità. Un più contenuto 4,8% è invece totalmente negazionista e afferma, al di là di ogni evidenza, che non esiste nessuna vera pandemia. Indagando all'interno di quella fetta di popolazione che ritiene non un caso quello che è successo in questi ultimi 2 anni, emergono varie posizioni: il 42,1% di loro ritiene che il virus sia stato creato in laboratorio e poi sfuggito dal controllo, il 25,7% pensa invece che sia stato creato in laboratorio e diffuso di proposito nel mondo. Per un 15,4% ci si sarebbe accorti troppo tardi dell'esistenza del virus e non si è stati capaci di fermarlo, per l'11,3% il virus è un normale virus influenzale, ma è stato usato per altri scopi. Nell'indicare un responsabile, gli intervistati 'complottisti' citano in quasi un terzo dei casi (31,4%) il governo cinese; un altro 27,3% attribuisce la responsabilità ai poteri forti globali, un 12,1% alle multinazionali farmaceutiche.
L'Italia è il paese europeo con più neet
In Italia sono in costante aumento coloro che vengono definiti neet e nel 2020 l'Italia è il paese in cui ci sono più neet rispetto a tutti gli altri Stati dell'Unione europea, con il 25,1%; segue la Grecia (21%), la Bulgaria (19%) e la Spagna (18,6%).
Il divario con i paesi maggiormente virtuosi come Svezia e Paesi Bassi, entrambi al 7%, sembra incolmabile. Al di fuori dall'Ue, raggiungono un risultato peggiore dell'Italia solo 3 paesi: Turchia (33,6%), Montenegro (28,6%) e Macedonia (27,6%). L'Ocse evidenzia come l'impatto economico e sociale della pandemia sia caratterizzato da una particolare 'asimmetria generazionale', frenando segnatamente i percorsi di emancipazione giovanile.
Il numero di neet nella classe di età 15-34 anni, tra il 2007 e il 2014, è aumentato fino a raggiungere il primo posto nella classifica Eurostat nel 2020 con 3.085.000 unità. Dei 3.085.000 neet in Italia, ben 1,7 milioni sono donne. Il 25% delle ragazze con meno di 30 anni rientra nel gruppo e degli 8,6 milioni di donne in questa condizione, in tutta Europa, un terzo appartiene all'Italia, dove si riscontra un'alta quota di neet soprattutto nelle zone del Meridione. La maggior parte dei neet vive in Sicilia (30,3%), Calabria (28,4%), Campania (27,3%), Puglia (23,6%), Sardegna (21,8%), Molise (20,3%) (elaborazione Eurispes su dati inapp).
Hikikimori in Italia sono 120mila, si abbassa l'età media
In Italia prima della pandemia erano almeno 100-120mila gli hikikomori, in una fascia d'età compresa tra i 12 e i 23 anni. Negli ultimi anni si sta verificando un abbassamento dell'età media in cui avviene 'il ritiro'. La pandemia, che ha costretto all'isolamento sociale e scolastico adolescenti e ragazzi per mesi, proprio in un'età in cui il rapporto con gli altri è formativo e fondamentale, ha generato degli effetti di cui si conteranno i danni negli anni a venire. Non si può, infatti, escludere un legame tra i due fenomeni.
Umore instabile e ansia che cresce
C'è un prima e un dopo, in mezzo un evento che ha sconvolto la vita. Si evince anche dal fatto che la pandemia ha inciso pure sul modo di essere delle persone: la maggioranza dei cittadini, secondo il sondaggio, afferma di essersi sentita di umore più instabile (58,4%), più demotivata (57,3%), più ansiosa (53,3%) dall'inizio della pandemia. Il 42,9% riferisce di essersi sentito più depresso.
Nel post-covid, prestazioni da recuperare e attese fino a 6 mesi
Nel post-pandemia la sanità italiana si trova a fronteggiare un'altra emergenza: quella generata dalle mancate prestazioni nelle altre aree patologiche. A lanciare l'allarme è sempre il Rapporto Italia 2022 di Eurispes. Era il 2020, l'Italia in lockdown: nella fase 1 dell'emergenza scatta il blocco di tutta l'attività ordinaria, ambulatoriale e di day hospital, e lo stop ai ricoveri in elezione. Il primo duro bilancio arriva nel settembre 2021: la Società italiana di chirurgia (Sic) calcola 400mila interventi di chirurgia generale e 1,3 milioni di ricoveri annullati nel 2020, con un trend analogo nel 2021 per gli interventi specialistici, e circa un milione di operazioni congelate. Le attese praticamente raddoppiano: le liste salgono da 3 a 6 mesi rispetto al 2019 e l'attività elettiva risulta diminuita dell'80%.
Sanità sotto scacco: 80% di interventi chiururgici in meno
Ma nonostante vengano stanziati 470 milioni di euro per il recupero sul fronte liste d'attesa, nel luglio 2021 il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, afferma che ne sono stati spesi solo un centinaio, nonostante l'invito del Governo alle Regioni di coinvolgere i privati per ridurre le liste d'attesa. Intanto continuano ad emergere dati che fotografano la stasi della sanità tenuta sotto scacco da Covid. Il Forum permanente sul sistema sanitario nazionale nel post-Covid attesta, nel IV report di Salutequità, come nel 2020 ci sia stata una riduzione dell'80% dell'attività chirurgica elettiva e del 35% di quella in urgenza, mentre i ricoveri di chirurgia oncologica hanno visto una diminuzione di circa l'80% dell'attività chirurgica in elezione. La specialistica ambulatoriale ha visto una contrazione di 144,5 milioni di prestazioni con una diminuzione di circa 90 milioni per le prestazioni di laboratorio, 8 milioni per la riabilitazione, 20 milioni per le prestazioni di diagnostica. Gli screening oncologici hanno subito cancellazioni e ritardi.
Più cure a domicilio e territorio, la riforma spinta dalla pandemia
Più cure a domicilio, e una riorganizzazione dell'assistenza territoriale, prima porta d'accesso al servizio sanitario. Sono i due capisaldi della riforma spinta dalla pandemia, ancora secondo la ricerca Eurispes. L'eredità buona di Covid. La normativa statale in materia di sanità degli anni 2020 e 2021, pur essendo finalizzata a fronteggiare il dilagare del virus che ha sconvolto il mondo, "ha posto le basi per una pianificazione intesa al potenziamento e alla riorganizzazione della rete sanitaria", si legge nel capitolo dedicato al nuovo scenario al quale si sta lavorando in Italia. Un provvedimento chiave su questo fronte è il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che, sulla scorta dei progetti contenuti in particolare nella missione 6, pianta le radici su cui far crescere la riforma dell'assistenza sanitaria e socio-sanitaria territoriale.
Gli italiani si fidano dei farmacisti
Emerge, infine, che gli italiani hanno apprezzato le informazioni e i consigli sui farmaci (69%); il servizio complessivamente erogato (63%); la disponibilità immediata dei farmaci (61%), e le informazioni e i consigli ricevuti su Covid (55%). Le farmacie in questi anni hanno cambiato pelle e il cliente non le vive più come il distributore di farmaci al dettaglio, ma vorrebbe avere accesso a nuovi servizi: informazioni circa la reperibilità di un farmaco (81%); la disponibilità di uno spazio in cui sia garantita la privacy (75%); la consegna a domicilio dei farmaci in caso di emergenza (71%), e un ruolo più attivo consentendo ai farmacisti di conoscere la storia clinica del paziente (48%).
Tiene la fiducia nelle forze ordine
Cala la fiducia nelle istituzioni ma resta comunque maggioritario il consenso per le forze dell'ordine, mai sotto il 50% dal 2008 a oggi. Il 60,3% dei cittadini apprezza il lavoro della Polizia di Stato mentre il 59,6% esprime fiducia nella Guardia di finanza e il 55% nei Carabinieri. Anche le forze armate restano un punto di riferimento dei cittadini, pur accusando una lieve flessione del gradimento. La Marina Militare raccoglie il consenso di sette italiani su dieci (70,3%), l'Aeronautica Militare vede attestarsi il numero di quanti si confessano fiduciosi al 68,7%. L'Esercito Italiano ottiene il 66,5% dei consensi del campione. Positivo anche il giudizio nei confronti della Guardia costiera, inserita nella rilevazione a partire dallo scorso anno, con il 69,4% degli apprezzamenti. Come tradizione altissimi (85,8%) i consensi per i vigili del fuoco.
Caregiver, un esercito invisibile di 8 milioni di persone
In maggioranza donne, tra i 45 e i 54 anni. E' l'esercito dei caregiver che in Italia rappresentano il 16,4% della popolazione: circa 8 milioni di persone (a fronte di una media Ue del 15,6%) che si occupa di assistere persone bisognose di cura, ausilio e sostegno, prevalentemente a livello familiare (14% del campione).
Cala la fiducia nelle istituzioni ma resta alto il consenso per Mattarella
Tre italiani su dieci, il 30,3% dichiara di avere meno fiducia nelle istituzioni mentre per 1 su 10 (10,1%) è in aumento. Resta alto però il consenso per il Presidente della Repubblica. Entrando nel dettaglio, il Presidente Sergio Mattarella mantiene il consenso già espresso dagli italiani negli anni scorsi (55,6%); il Parlamento raccoglie poco più di un quarto dei consensi presso i cittadini (25,4%); per l'Esecutivo i fiduciosi rappresentano più di tre terzi degli italiani (35,1%); alla Magistratura si affidano circa quattro cittadini su dieci (41,3%).
I sostenitori dei Presidenti di Regione sono il 38,2%. Il gradimento nei confronti dei Sindacati arriva al 45,2%, mentre i partiti sono al 29,1% e la Pubblica amministrazione al 39,7%. Le associazioni degli imprenditori ottengono la fiducia del 39% del campione e le associazioni dei consumatori del 52,4%. Buono anche il sentimento che lega i cittadini alla Chiesa (54,4%). Le altre confessioni religiose, differenti dunque da quella cattolica, raccolgono invece il 40% del numero dei fiduciosi.
Molto apprezzate anche le Associazioni di volontariato (70,7%).
Quasi metà famiglie usa risparmi per arrivare al 27 Italiani temono futuro, per 47% situazione economica peggiorerà
La situazione economica generale del paese è peggiorata negli ultimi dodici mesi (59,1%) e continuerà a peggiorare nel prossimo anno (47%), mentre quasi la metà delle famiglie è costretta ad usare i risparmi per arrivare a fine mese. E' la fotografia che emerge dal 34 esimo Rapporto Italia dell'Eurispes.
In dettaglio la condizione economica delle famiglie è rimasta stabile nell'ultimo anno nel 36,5% dei casi, mentre nel 39,4% è peggiorata. in pochi hanno riscontrato miglioramenti (12,3%). il 45,3% delle famiglie sono costrette ad utilizzare i risparmi per arrivare a fine mese e la capacità di risparmiare è diminuita (22,9%; -4,7%); mentre aumenta la difficoltà a pagare la rata del mutuo (43%; +4,8%). Circa una famiglia su quattro affronta con fatica le spese mediche (24,5%), e il pagamento delle utenze di gas, luce (34,4%, +7,4% sul 2021). Il 35,7% (+7,2% rispetto al 2021) ha chiesto un sostegno finanziario alla propria famiglia oppure si è rivolto ad amici, colleghi o altri parenti (18,2%, +3,1%); ha chiesto un prestito bancario il 18% (+2,9%), mentre è molto più diffuso il ricorso alla rateizzazione dei pagamenti per effettuare acquisti, utilizzata da circa un italiano su tre (33,6%).
L'11,1% del campione, non potendo accedere a finanziamenti bancari, ha richiesto prestiti a privati (non parenti o amici), pratica che spesso si traduce in forme di usura; il 14,4% ha dovuto vendere o ha perso dei beni (casa, attività, automobile, ecc.) e il 12,9% è tornato a vivere in casa con la famiglia di origine o con i suoceri (+2,9%). Chi avrebbe avuto bisogno di una/un badante per sé o per un proprio caro, vi ha rinunciato nel 31,6% dei casi e sono il 27,5% i genitori che hanno rinunciato all'aiuto di una/un baby sitter.
tra quanti, studenti e lavoratori, hanno optato per il rientro nella propria regione a causa della pandemia, emerge che il 28,8% sono stati costretti a farlo per mancanza di lavoro.
Eutanasia, tre italiani su quattro dicono sì
Torna a crescere il numero degli italiani favorevoli all'eutanasia, dal 70,4% del 2021 (anno con la maggior perdita d'assenso) al 74,9% di quest'anno: il 2020 resta l'anno in cui si e' toccato il maggior grado di approvazione (75,2%), con quasi due punti percentuali in piu' rispetto al 2019 (73,4%). Sono alcuni dei dati contenuti nella 34esima edizione del "Rapporto Italia" Eurispes.
Rispetto alla possibilita' di ricorrere al suicidio assistito, con l'ausilio di un medico per porre fine alla propria vita, i dati rivelano una chiusura: nel 2022 solo quattro italiani su 10 (il 41,9%) si dichiarano a favore. Il testamento biologico si conferma invece un'opzione largamente accettata: nel 2022 i 'pro' rappresentano il 69,3%, in leggero calo rispetto al 71,5% del 2021.