Il Venerdì

Siberia paranoica: l’allarme peste a Irkutsk

Una donna con una mascherina passa davanti all'Istituto di ricerca contro la peste di Irkutsk. Foto Tatyana Makeyeva/Afp
Una donna con una mascherina passa davanti all'Istituto di ricerca contro la peste di Irkutsk. Foto Tatyana Makeyeva/Afp (afp)

PENTOLE E PAROLE Una morte sospetta e le contraddizioni delle autorità russe fanno temere un nuovo rischio pandemia. Quanto dobbiamo preoccuparci?

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Alzi la mano chi prima del 2020 aveva sentito nominare Wuhan, la città della Cina da dove è partita l'epidemia di Covid. E alzi la mano chi saprebbe trovare sulla carta geografica Irkutsk, città di oltre 600 mila abitanti nella Siberia russa, molto più vicina alla Mongolia e alla Corea del Nord che a Mosca. Di Irkutsk però si sta cominciando a parlare in tutto il mondo per un altro – potenziale, non ancora provato, anzi smentito – allarme sanitario. La storia l'ha raccontata su Repubblica Elena Dusi: parte dalla morte per polmonite di una ragazza di 28 anni, Darya Shilipova, che lavorava come ricercatrice all'Istituto per la Ricerca contro la Peste in Siberia e nell'Estremo Oriente, che ha sede proprio a Irkutsk. È morta di peste polmonare? L'ospedale è stato messo in quarantena, le persone che avevano avuto contatti con lei isolate e analizzate, le voci secondo cui la ragazza avesse rotto una provetta proprio mentre lavorava nell'Istituto o che fosse morto anche un suo collega sono state smentite. Secondo i sanitari Darya non è stata uccisa da Yersina pestis, il batterio della peste – malattia che può presentarsi anche in forma polmonare – ma da un agente patogeno finora non identificato e per quanto se ne sa non contagioso. Questo dovrebbe tranquillizzarci?

L’Istituto di ricerca contro la Peste della Siberia e dell'Estremo Oriente non ha nulla di segreto o inaccessibile: ha sede in questi edifici rossi nella prima periferia di Irkutsk e ha anche un sito web che ne spiega, anche in inglese, storia, organigramma e funzioni, cioè combattere contro la peste – ancora diffusa nella zona soprattutto tra gli animali selvatici – e le altre malattie infettive. La sezione News è ferma al 2009, quindi del caso Shilipova non c'è traccia. Tra gli esperti della materia circola però un dubbio (o una paranoia): che l'istituto di Irkutsk facesse parte della rete di centri per la ricerca sulla guerra batteriologica impiantata in epoca sovietica, e ufficialmente smantellata già ai tempi di Eltsin. In questo caso a uccidere la povera Darya Shilipova potrebbe essere stata una versione potenziata a fini bellici di Yersina pestis, che in effetti normalmente sarebbe curabile con un ciclo di antibiotici.

Fantapolitica, fantasanità? Il batterio siberiano potrebbe scatenare una nuova pandemia? La nota opacità delle autorità russe certo non rasserena. Se poi aggiungiamo che in soccorso al suo amico Putin è arrivato anche Donald Trump – "non crediamo sia un'arma batteriologica" – c'è ancor meno da stare tranquilli. Non ci allarmiamo troppo ma continuiamo a seguire le notizie da Irkutsk, non foss'altro che per scaramanzia.

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