Cinquantuno famiglie criminali, di cui almeno 14 diretta espressione di riconosciuti clan di 'Ndrangheta. Almeno cinquemila affiliati, attivi in almeno cinque regioni. L'Australia è in mano alle mafie italiane, nei decenni divenute in grado di legare a sé bande criminali mediorientali, triadi asiatiche e cartelli sudamericani "che stanno inondando il Paese di droghe illecite".
È questo il quadro che emerge dall'inchiesta Ironside, oggi sintetizzato dal vice commissario dell'Afp, Australian Federal Police, Nigel Ryan, che inizia seriamente a preoccupare anche le autorità del nuovo continente.
"I clan di 'Ndrangheta - ha sottolineato Ryan, uno dei più importanti investigatori australiani, immettono i loro guadagni illeciti nelle loro legittime attività di costruzione, agricoltura e ristorazione". Un dato già emerso nelle inchieste del passato, che in Australia mai era stata portata avanti un'indagine con raggio così ampio. Dettagli, soprattutto sulle infiltrazioni nell'economia, ne filtrano pochi. Ma le massime autorità del Paese sembrano essersi accorte che "il nemico" è in casa e ha imparato a non farsi vedere.
"È assolutamente possibile che la gente abbia vissuto per anni accanto a uomini della 'Ndrangheta senza neanche accorgersene. Sono stati capaci di rimanere fuori dai radar, vivendo vite modeste in case modeste eppure - ha detto Ryan - hanno infettato tutti i settori dell'economia". E hanno trovato anche un esercito: ai clan calabresi rispondono anche le bande di motociclisti che hanno firmato le più violente azioni criminali degli ultimi anni.
Ecco perché adesso in Australia è guerra totale alla 'Ndrangheta. Obiettivo: reti familiari, movimenti finanziari, comunicazioni. O almeno, così è stato annunciato. "Questa prossima fase sarà lunga ed impegnativa, ma siamo all'altezza della sfida" ha assicurato Ryan all'emittente australiana Abc.
Di certo, materiale su cui lavorare ce n'è. Alla base dell'inchiesta che ha permesso di ricostruire una prima mappa delle infiltrazioni dei clan di 'Ndrangheta in Australia ci sarebbe un'app crittografata. Si chiama "Anom", è stata messa a punto dall'Afp in collaborazione con l'Fbi, e per quattro anni ha intercettato e registrato tutti i messaggi che si sono scambiati un nucleo sempre più ampio di uomini dei clan e di criminali che con loro collaboravano. Un anno fa è scattata una maxi-operazione internazionale che ha portato a oltre mille arresti in tutto il mondo, 383 in Australi e il sequestro di 6,3 tonnellate di droghe illecite e 55 milioni di dollari in contanti. Ma adesso che, sulla base degli oltre 25 milioni di messaggi intercettati, la mappa del dominio della 'Ndrangheta in Australia si inizia a ricostruire il quadro appare ancora più inquietante.
"L'esistenza di estesi network di 'Ndrangheta in Australia non è un fatto nuovo, il radicamento risale ad oltre un secolo fa - spiega Anna Sergi, ricercatrice dell'Università dell'Essex che da anni studia il radicamento dei clan calabresi in Australia - Di certo è un buon segna che le forze dell'ordine si stiano finalmente adoperando per un'azione antimafia più coordinata. Forse così si arriverà presto anche a indagare sul reale peso e influenza dei clan nel Paese, a partire dalle infiltrazioni in politica, al momento totalmente sottovalutate, senza limitarsi al piano prettamente criminale legato al traffico di droga".