Cronaca

L'intervista alla rettrice de La Sapienza

Polimeni: " Addolorata per i miei studenti coinvolti negli scontri ma non mi dimetto"

Polimeni: " Addolorata per i miei studenti coinvolti negli scontri ma non mi dimetto"
(ansa)
L'Università occupata dopo la manifestazione repressa con la forza dalla polizia. " Rispetto le contestazioni, ma vorrei il ritorno a un confronto democratico". " Il merito è utile se significa impegno, diritto, inclusione".
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"Le cariche alla Sapienza? Mi ha addolorato vedere i miei studenti coinvolti negli scontri ma non ho alcuna intenzione di dimettermi. Meloni? Ha rotto il tetto di cristallo ma a me chiamatemi rettrice. L'università? Più fondi e meno fuga dei cervelli. Il merito? Utile se significa impegno, diritto e inclusione". Dalle tensioni all'università alle prime mosse del nuovo governo, nella Sapienza di Roma parla con Repubblica Antonella Polimeni a pochi giorni dalle cariche dalla polizia, l'occupazione-lampo della facoltà di Scienze Politiche, la richiesta da parte dei collettivi studenteschi di lasciare la sua carica.

Rettrice, gli studenti e le studentesse che hanno occupato Scienze politiche hanno chiesto le sue dimissioni. Cosa ha da dire?

"Rispetto il diritto alla contestazione e ascolto con la massima attenzione qualsiasi giudizio sul mio operato, anche quello più aspro. Naturalmente ciò non significa che io abbia alcuna intenzione di dimettermi. L’intera governance dell’Ateneo è impegnata a favorire la distensione del dibattito e il ritorno alle normali modalità del confronto democratico, affinché episodi come questo non si ripetano".

Incontrerà chi la contesta?

"Intensificheremo gli incontri con tutte le anime della nostra Comunità, a cui nei giorni scorsi hanno preso parte anche alcuni dei gruppi studenteschi che hanno partecipato alle contestazioni. Li ho anche incontrati personalmente insieme ad altri membri della nostra governance. Mi auguro che siano presenti anche all’incontro che avrà luogo il prossimo 3 novembre, che ho organizzato per incontrare tutte le associazioni studentesche in vista delle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze che inizieranno il 7 novembre".

Torniamo indietro di qualche giorno: ha richiesto lei intervento forze dell’ordine all'università?

"Ovviamente confermo di non aver richiesto l'intervento delle forze dell’ordine. All’interno della Città Universitaria esiste un presidio fisso della Polizia di Stato che adotta le azioni che ritiene consone, in coordinamento con la Questura territoriale di riferimento, per tutelare la sicurezza della nostra Comunità e di coloro che usufruiscono delle nostre strutture e dei nostri servizi".

Ma non deve essere lei ad autorizzare per legge l’ingresso di camionette e agenti antisommossa all’Università?

"Come ho già precisato anche in una nota mandata a tutta la Comunità Sapienza, l'intervento delle forze dell'ordine nel corso della manifestazione di martedì scorso è stato deciso e coordinato dal Dirigente del servizio predisposto dalla Questura di Roma, che lo ha ritenuto necessario per garantire l’ordine pubblico. Sulla base delle informazioni in mio possesso, risulta che ai manifestanti fosse stata offerta l'opportunità di far entrare un piccolo gruppo di persone per affiggere il loro striscione ed eventualmente intervenire al convegno. I manifestanti hanno declinato questa offerta e ribadito di voler entrare tutti. Con l’obiettivo di permettere lo svolgimento di un convegno autorizzato, le Autorità preposte alla sicurezza hanno realizzato le azioni che hanno ritenuto necessarie per garantire la prosecuzione dell’incontro e per tutelare la sicurezza di chi ne prendeva parte".

E lei cosa ha pensato di quell'intervento?

"Come Rettrice della Sapienza devo rispettare le responsabilità e le scelte di chi è preposto all’ordine pubblico. Nel ribadire il rispetto delle decisioni assunte dalle autorità competenti in una situazione inattesa, posso affermare che costantemente mi attendo la massima attenzione per gli spazi universitari e per i diritti della Comunità che li abita, compreso quello di manifestare. A ciò doveva forse corrispondere un atteggiamento di maggiore cautela e mi dispiace di essere stata avvertita quando la situazione era già critica".

Lei ha condannato qualsiasi forma di violenza all’università. Dal Consiglio del Dipartimento di scienze politiche è arrivata la condanna dell'uso della forza. Non le ha fatto effetto vedere i suoi studenti manganellati?

"Non solo mi ha fatto effetto, ma mi ha provocato profondo dolore il fatto che alcune studentesse e alcuni studenti si siano trovati coinvolti, all’interno dell’ateneo, in situazioni in cui lo scontro fisico ha sostituito il confronto verbale. Voglio testimoniare la mia personale vicinanza a tutte le persone che hanno subito conseguenze da questo scontro. L’università deve essere un luogo in cui si studia e si cresce, in cui bisogna incontrarsi e confrontarsi, mai scontrarsi fisicamente. Sapienza condanna fermamente ogni forma di violenza, di prevaricazione e di sopruso, perché il dovere della nostra Istituzione è di garantire l’interesse superiore degli studi e della ricerca, insieme alla sicurezza di tutta la Comunità e di tutte/i coloro che la frequentano". 

Gli studenti protestavano in maniera vigorosa contro un convegno con ospiti di Fratelli d’Italia sostenendo che fosse senza contraddittorio. È così?

"Si trattava di un convegno organizzato da un’associazione studentesca e regolarmente autorizzato, come tanti altri che hanno quotidianamente luogo in Ateneo. Ad esso partecipavano docenti del nostro ateneo, parlamentari di centro-destra e giornalisti".

I collettivi sostengono che lei ha negato l’autorizzazione a iniziative analaghe ma su Kurdistan e Palestina. È vero? E se sì, come mai in quel caso?

"Io non ho mai ricevuto questa richiesta di autorizzazione. So che è stata avanzata alla Preside della Facoltà di Lettere, la quale non l’ha concessa in quanto richiesta da soggetti non iscritti all’Albo delle nostre associazioni studentesche".

Tra il 2007 e il 2008 le proteste della comunità accademica, centinaia studenti e docenti assieme, bloccarono la visita di Papa Ratzinger all'Università. Secondo lei all’università possono e devono poter parlare tutti?

"La nostra università accoglie quotidianamente, e deve continuare a farlo, un elevatissimo numero di ospiti provenienti da ogni settore della società italiana e di rappresentanti di altri paesi. Sapienza è uno spazio aperto al confronto di esperienze e pensieri differenti. Se rivendichiamo questa apertura all’esterno, condanniamo però ogni forma di violenza, di prevaricazione e di sopruso, perché il dovere della nostra Istituzione è di garantire l’interesse superiore degli studi e della ricerca, ma sempre garantendo la sicurezza di tutta la Comunità e di tutte/i coloro che la frequentano. Garantiamo a ogni individuo il diritto a manifestare liberamente le proprie opinioni nel rispetto della pluralità delle idee. Oggi come ieri, manifestare corrisponde alla libera espressione di idee, critiche e orientamenti. È un’occasione di crescita e arricchimento per chi avanza le critiche e per chi è chiamato ad ascoltarle. Ovviamente tutto questo si applica soltanto per chi agisce nel rispetto dei principi costituzionali".

Dopo le tensioni di questi giorni, la preoccupano le proteste all’università anche contro il nuovo governo?

"Non mi preoccupano le proteste. Non penso che le manifestazioni recenti possano essere però essere interpretate prevalentemente sulla base delle vicende di governo. Il disagio che si esprime attraverso queste manifestazioni rimanda soprattutto a un contesto davvero difficile per i nostri studenti medi e universitari. Rimanda alla durezza del periodo pandemico, alle incerte prospettive economiche, sociali, ai conflitti bellici, alla difficoltà di una generazione di trovare spazi di espressione e di ascolto. Questo disagio è quello che davvero mi preoccupa, non va sottovalutato, ma preso seriamente in carico".

Lei si è congratulata con Giorgia Meloni per la sua elezione a premier, dichiarando "che ha fatto un percorso netto e merita rispetto. Le azioni saranno valutate sul campo, al di là di nome, cognome e genere" e ricordando anche la sua storia, prima rettrice in più di 700 anni di Sapienza. Meloni ha davvero rotto il tetto di cristallo?

"Il fatto che nessuna donna prima di lei abbia raggiunto questa posizione nella storia della Repubblica è un dato oggettivo. Giorgia Meloni ha di certo conseguito un traguardo inedito e molto importante, ma lei stessa ha ricordato le molte donne che hanno costruito una scala capace di rendere possibile il suo percorso. E’ importante ora garantire che le opportunità per questo percorso siano pari e che le probabilità di successo siano indipendenti dal genere e basate sul solo valore dei candidati".

La premier ha scelto però di chiamarsi “il presidente del Consiglio”. Cosa ne pensa?

"La mia scelta di essere chiamata Rettrice è talmente chiara da essere stata inserita nel decreto di nomina ministeriale. Sapienza ha fatto proprio l’insegnamento di molti Maestri, a partire da Luca Serianni e ha adottato un linguaggio attento alle declinazioni di genere. Mi sembra però che la discussione si stia stemperando, anche a seguito delle ultime dichiarazioni della stessa Meloni".

Ora si attendono le prime mosse del nuovo governo sull’università. Quali sono le priorità per lei?

"Come ha più volte sottolineato anche il nostro ultimo Nobel Giorgio Parisi, il nuovo governo dovrebbe favorire la programmazione pluriennale degli atenei, innanzi tutto consolidando la crescita del Fondo di finanziamento ordinario registrata negli ultimi anni, che non ha tuttavia ancora consentito al nostro sistema universitario di raggiungere le medie europee. Le risorse del Pnrr saranno ovviamente utili per consentirci di contribuire alla crescita del nostro Paese, ma il governo dovrebbe impegnarsi a garantire prospettive di stabilità a figure di ricercatori che rischierebbero altrimenti una precarizzazione, preludio di una più intensa fuga di cervelli".

C’è molta polemica attorno al binomio istruzione-merito, lei cosa ne pensa?

"Se il merito corrisponde a una classifica in base alla quale pochi vincono e tutti gli altri smettono di giocare, il valore del merito per la società sarà scarsissimo. Se il merito corrisponde invece alla costante richiesta a ciascun individuo di dare il proprio meglio per una crescita collettiva, esso si declina sul piano del diritto, dell’impegno e dell’inclusione di tutti, indipendentemente dal ruolo svolto. È evidente come ciò accresca il suo valore sociale ed è anche per questo motivo che la nostra Costituzione impegna la Repubblica a rendere effettivo quel diritto. Le Università pubbliche sono uno degli strumenti che più contribuiscono a tal fine ed è anche per questo motivo che è necessario investire su di esse".