Il governo mette la retromarcia sui migranti. Dice addio al blocco navale e imbocca la strada del cosiddetto Codice Minniti, il patto che nel 2017 l’allora ministro dell’Interno siglò con le Ong. Per Giorgia Meloni, replicare quell’intesa è una vera e propria inversione a U. Oggi, infatti, l’Italia presenterà a Bruxelles alla riunione del Coreper (il Comitato che riunisce gli Ambasciatori dell’Unione) una prima richiesta per trovare un accordo su una sorta di protocollo con le navi delle Ong. Per l’esecutivo di Roma, si tratta di un primo passo per affrontare l’emergenza migranti nel breve periodo. E per uscire dall’isolamento in cui si è trovato in seguito allo scontro con la Francia sul caso della Ocean Viking.
L'informativa di Piantedosi
Che l’Italia non avesse alcuna intenzione di rompere con la Francia lo ribadirà oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella su…
Il governo mette la retromarcia sui migranti. Dice addio al blocco navale e imbocca la strada del cosiddetto Codice Minniti, il patto che nel 2017 l’allora ministro dell’Interno siglò con le Ong. Per Giorgia Meloni, replicare quell’intesa è una vera e propria inversione a U. Oggi, infatti, l’Italia presenterà a Bruxelles alla riunione del Coreper (il Comitato che riunisce gli Ambasciatori dell’Unione) una prima richiesta per trovare un accordo su una sorta di protocollo con le navi delle Ong. Per l’esecutivo di Roma, si tratta di un primo passo per affrontare l’emergenza migranti nel breve periodo. E per uscire dall’isolamento in cui si è trovato in seguito allo scontro con la Francia sul caso della Ocean Viking.
L'informativa di Piantedosi
Che l’Italia non avesse alcuna intenzione di rompere con la Francia lo ribadirà oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella sua informativa in Parlamento sul braccio di ferro della scorsa settimana con le quattro navi umanitarie che avevano soccorso mille migranti. Ma se, da una parte, l’Italia cerca la sponda europea per provare a governare la flotta umanitaria, dall’altra studia un restyling del decreto sicurezza con misure efficaci proprio per neutralizzare quelle navi considerate “taxi del mare”: multe, sequestri e confische affidate ai prefetti, restituendo all’ambito amministrativo il potere sanzionatorio al momento legato a quell’ambito penale che ha sempre visto le Ong prevalere. Una linea su cui Piantedosi vuole essere sicuro di aver dietro una maggioranza compatta. Per questo ieri, con una iniziativa assolutamente inedita, ha riunito al Viminale i capigruppo di Camera e Senato della maggioranza a cui ha sostanzialmente chiesto una copertura politica senza esitazioni, per non bissare quanto avvenuto con il decreto “antirave”.
L’Italia - dirà oggi Piantedosi - continuerà a garantire sempre assistenza a tutti i naufraghi, da qualsiasi assetto navale siano stati soccorsi nonostante il peso che questo comporta sul sistema di accoglienza che attualmente ospita 104.000 persone. Quanto alle navi delle Ong che verranno a bussare alla porta si valuterà di volta in volta, concedendo il place of safety solo nei casi di soccorso qualificato come “evento Sar”, dunque certificato dalle autorità marittime delle acque in cui avviene il salvataggio. Un “distinguo” che, a fronte del silenzio con cui di solito Malta, Italia e Libia lasciano cadere le richieste di soccorso lanciate dai barconi nel Mediterraneo, finirebbe comunque con il ritenere “autonomi” la più parte degli interventi delle Ong che pure chiedono regolarmente il coordinamento delle autorità marittime.
Le regole del Codice Minniti
Il Codice Minniti, dunque, l’Italia proverà ad esportarlo in Europa considerandolo uno strumento per coinvolgere gli Stati che danno la bandiera alle navi e quelli in cui hanno sede le Ong. Quello redatto dall’ex ministro dell’Interno nel 2017 ( firmato da diverse Ong ma non da Msf) era composto di una dozzina di punti in cui si disciplinava l’attività delle navi: dall’impegno a non entrare nelle acque libiche all’obbligo di non disattivare il sistema di tracciamento, dal divieto di lanciare segnalazioni luminose per farsi individuare alla promessa di cooperare con l’Mrcc (il Centro di coordinamento marittimo) e le autorità di Pubblica sicurezza, dalla proibizione di trasferire le persone su altre navi alla trasparenza finanziaria. «Chi lo accetta fa parte del sistema di salvataggio nazionale», spiegò Minniti.
La Ue chiede garanzie a Meloni
Perché questo cambio di linea? In primo luogo perché è l’unica soluzione praticabile e accettabile ora da tutti gli Stati membri dell’Ue che nel 2017 la inclusero nel Piano di azione sulle misure per sostenere l’Italia. In secondo luogo, un consiglio europeo ad hoc sembra ormai un’opzione molto rischiosa per l’Italia. Il muro europeo ha convinto Roma ad accettare la strada degli incontri tecnici: quelli politici avrebbero confermato il fallimento dell’altro ieri. Ogni mediazione è rinviata al 2023.
In terzo luogo c’è la spina Salvini. Tajani lunedì ha chiesto ai suoi colleghi un vertice congiunto Esteri-Interni proprio per evitare che la questione venisse gestita solo da Piantedosi, considerato troppo vicino al leader leghista. Ma la Germania ha già detto no. Il punto è che Palazzo Chigi sta provando a tenere distante Salvini da questa partita che ha giocato un ruolo decisivo nella crisi con Parigi. Nella trattativa che partirà oggi il ministro degli Esteri Tajani e quello degli Affari europei Fitto sono considerati dai partner Ue interlocutori affidabili. Ma non sufficienti. Alcuni “big”, come Francia e Germania, e anche la Commissione Ue vogliono che sia Giorgia Meloni a gestire il dossier. Senza un coinvolgimento diretto di Palazzo Chigi nessuno si fiderà.
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