"Scuola, ora decidiamo noi", inizia l'autunno caldo degli studenti: domani manifestazione nazionale in 36 piazze
di Viola Giannoli , di Viola Giannoli"Ora - dicono gli studenti - decidiamo noi". Lo slogan sarà impresso sugli striscioni che domattina apriranno trentasei cortei, presìdi, assemblee pubbliche in altrettante piazze d'Italia, da Roma a Torino, da Bari a Bologna. Quella del 18 novembre è la prima mobilitazione nazionale dell'autunno 2022 che chiuderà anche l'occupazione di numerosi istituti dove, da giorni, le lezioni sono state sostituite dalla didattica alternativa messa in piedi dai liceali.
Le richieste degli studenti
Ora, spiega l'Unione degli studenti, si va in piazza "per un modello di scuola differente". E com'è questa scuola differente? "Non basata su merito, competizione, patria e famiglia, come intenzione del ministro Giuseppe Valditara - risponde Alice Beccari - Noi rivendichiamo con forza i cinque pilastri della scuola", frutto di un percorso nelle scuole chiuso lo scorso anno con gli Stati generali dell'istruzion…
"Ora - dicono gli studenti - decidiamo noi". Lo slogan sarà impresso sugli striscioni che domattina apriranno trentasei cortei, presìdi, assemblee pubbliche in altrettante piazze d'Italia, da Roma a Torino, da Bari a Bologna. Quella del 18 novembre è la prima mobilitazione nazionale dell'autunno 2022 che chiuderà anche l'occupazione di numerosi istituti dove, da giorni, le lezioni sono state sostituite dalla didattica alternativa messa in piedi dai liceali.
Le richieste degli studenti
Ora, spiega l'Unione degli studenti, si va in piazza "per un modello di scuola differente". E com'è questa scuola differente? "Non basata su merito, competizione, patria e famiglia, come intenzione del ministro Giuseppe Valditara - risponde Alice Beccari - Noi rivendichiamo con forza i cinque pilastri della scuola", frutto di un percorso nelle scuole chiuso lo scorso anno con gli Stati generali dell'istruzione. I pilastri sono: una legge nazionale sul diritto allo studio, la sostituzione dei Pcto (Percorso per le competenze trasversali) con l’istruzione integrata, salute e sicurezza per un'edilizia sicura ed educante e per la garanzia del benessere psicologico, maggiore rappresentanza studentesca e la riforma dello statuto perché maggiori diritti siano garantiti".
Per ora, aggiungono Rete degli studenti e Unione degli universitari, "abbiamo chiesto investimenti e ricevuto manganellate". Il riferimento è alle tensioni dentro l'università Sapienza di Roma con le cariche della polizia contro chi voleva contestare un convegno con esponenti di Fratelli d'Italia. "Abbiamo chiesto al nuovo governo di abbandonare la retorica della meritocrazia e di provare a ragionare di un chiaro e netto investimento sul futuro dell'istruzione del Paese. Nessuno parla di scuola e università nella legge di bilancio ormai alle porte. Questo governo ha un solo merito: quello di non averne nessuno", dicono gli organizzatori.
È il "No Meloni day"
A Milano, soprattutt, la manifestazione avrà una piega antigovernativa già dal titolo: "No Meloni day". "Mentre il nostro futuro è minacciato dalla guerra nucleare e dal collasso climatico, il nuovo governo parla di nuove trivellazioni di gas fossile. Vogliamo una conversione ecologica e la vogliamo subito", spiegano i ragazzi, che si definiscono "generazione meticcia, antirazzista nel Dna: guardiamo con orrore alle guerre finanziate dalle banche armate, al trattamento disumano dei migranti e dei rifugiati alle frontiere e ai porti. Ci opponiamo a un governo razzista che nega i diritti di cittadinanza e migrazione, che vuole rendere illegale l'aborto e ci chiama contro natura perché siamo Lgbtqia+, queer e transfemministi", aggiungono dal Coordinamento dei collettivi studenteschi.
In piazza si mischiano anche i temi del lavoro, della precarietà, del pacifismo, dell'antifascismo, dei trasporti e dell'edilizia pubblica: "Contestiamo una scuola classista che ci prepara a un mondo del lavoro sempre più precario - dicono dal collettivo Osa, Opposizione studentesca d'alternativa - Siamo contro tutte le guerre. Alziamo la testa contro un governo che difende le realtà fasciste e reazionarie. Chiediamo investimenti per gli edifici scolastici e i mezzi per arrivare a scuola".
"Scendiamo in piazza anche contro questo governo come da anni facciamo con tutti i governi - continua Beccari, dell'Uds - abbiamo una proposta concreta e reale di riforma del sistema scolastico tutto e pretendiamo non solo di essere ascoltati come questo governo ci promette che farà, vogliamo vedere le richieste degli studenti di tutto il paese approvate e portate avanti, vogliamo decidere noi perché il futuro ci appartiene". Ad appoggiarli pure gli studenti universitari, i precari della ricerca, Action Aid, Fiom, Flc, Legambiente, Libera contro le mafie e Non una di meno.