Le Ong vincono ancora: lo Stato italiano dovrà rimettere a nuovo la Iuventa, la nave umanitaria sotto sequestro da cinque anni
Un altro punto a favore delle Ong nella partita giudiziaria contro lo Stato italiano. Dopo le tante inchieste finite nel nulla, anche nell'unica che ha portato all'imputazione di 21 membri di organizzazioni umanitarie con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, le Ong ottengono un'altra vittoria. La Iuventa, la nave della tedesca Jugend Rettet ormai ridotta ad un ammasso di rottami dopo essere rimasta cinque anni sotto sequestro al porto di Trapani, dovrà essere riportata alle sue condizioni iniziali e manutenuta a spese dello Stato.
Lo prescrive un provvedimento del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trapani, Samuele Corso, che - in risposta all'istanza presenytata dall'avvocato Leonardo Marino nell'interesse della Ong tedesca - ha invita il comandante della Capitaneria di porto di Trapani, in qualità di custode della nave, "a provvedere all'esecuzione di tutte le opere di manutenzione o…
Un altro punto a favore delle Ong nella partita giudiziaria contro lo Stato italiano. Dopo le tante inchieste finite nel nulla, anche nell'unica che ha portato all'imputazione di 21 membri di organizzazioni umanitarie con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, le Ong ottengono un'altra vittoria. La Iuventa, la nave della tedesca Jugend Rettet ormai ridotta ad un ammasso di rottami dopo essere rimasta cinque anni sotto sequestro al porto di Trapani, dovrà essere riportata alle sue condizioni iniziali e manutenuta a spese dello Stato.
Lo prescrive un provvedimento del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trapani, Samuele Corso, che - in risposta all'istanza presenytata dall'avvocato Leonardo Marino nell'interesse della Ong tedesca - ha invita il comandante della Capitaneria di porto di Trapani, in qualità di custode della nave, "a provvedere all'esecuzione di tutte le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria necessarie a ripristinare e a mantenere la situazione della nave esistente al momento del sequestro" avvenut ad agosto del 2017.
Il processo scaturito dall'inchiesta che prende il nome dalla nave sequestrata, ma coinvolge anche altre due navi di Msf e Save the children che operavano nel Mediterraneo nell'estate 2016, prosegue a fatica e dopo cinque anni in cui la nave è rimasta sotto sequestro, è ancora alla fase dell'udienza preliminare. La Procura di Trapani ha chiesto di mandare a processo per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina 21 componenti delgli equipaggi e le tre ong, ma l'udienza preliminare non riesce ad andare avanti per la mancanza di interpreti in grado di consentire agli imputati che non parlano e capiscono l'italiano di farsi interrogare e seguire il processo. Nell'ultima udienza, l'avvocato Nicola Canestrini, nell'interesse di uno degli imputati di lingua tedesca, si è rifiutato di firmare il verbale di interrogatorio "non ritenendolo rispondente a quanto da lui dichiarato e a quanto accaduto perchè l'indagato non è nemmeno riuscito a dire qualcosa"